Covid-19. Anche l’epidemia è una questione di genere

Quotidiano sanità 25 maggio – Maria Teresa Sorrentino, Paola Borelli, Rosella Zerbi, Chiara Rivetti

Gentile Direttore,
le donne che in questi mesi hanno dovuto proseguire il lavoro (Anaao in particolare parla delle sanitarie e delle mediche soprattutto, ma le criticità sono state vissute da tutte colore che hanno continuato a lavorare) hanno pagato un prezzo molto alto, in una società in cui la distribuzione del lavoro di cura è già, per usare un eufemismo, ineguale.

La chiusura delle scuole, con i figli forzatamente  a casa, ed il venire meno del sostegno dei nonni (quando presenti) per preservarli dal rischio di contagio, hanno ulteriormente complicato la loro vita, aggiungendo alla fatica fisica ed allo stress emotivo enormi problemi organizzativi. Non è stata rara anche una vera e propria distanza fisica , oltreché emotiva, imposta e difficile da tollerare nei confronti di bambini ed adolescenti già provati dalle ripercussioni della improvvisa interruzione della loro vita scolastica e di relazione.

La situazione è molto complessa e urgente perché le attività lavorative stanno riprendendo ma le scuole rimangono chiuse e anche la previsione di apertura dei centri estivi non sarà semplice, date le giuste restrizione previste per evitare il contagio. 
Spesso entrambi i genitori lavorano e per affrontare questi mesi sono state già esaurite tutte le ferie arretrate. 

I nonni oggi in Italia rappresentano il primo modo di conciliare famiglia- lavoro, ma in questo momento rappresentano la fascia della popolazione più fragile, che andrebbe tutelata.

Se non si identificano delle strategie efficaci di conciliazione vita-lavoro per gli operatori sanitari si rischia che alcune colleghe richiedano l’aspettativa non retribuita o arrivino a rinunciare al lavoro, determinando in una riduzione del personale in un settore essenziale, in questo momento già in difficoltà per le risorse umane.

In questa fase così complessa bisogna cercare di sostenere i genitori e le donne con figli , con particolare riguardo alle attività essenziali, primo fra tutte il comparto sanitario in cui il lavoro si articola su turni variabili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, tutti i giorni dell’anno.

Le necessità delle famiglie sono molto differenziate, esistono situazioni e esigenze variegate, quindi bisogna proporre un pacchetto di misure flessibili e diversamente combinabili, di cui i lavoratori con bambini possano usufruire in maniera anche modificabile nel tempo, visto che purtroppo ormai siamo coscienti che questa situazione andrà avanti per mesi.

Ripresa delle attività scolatiche
Riattivare alcuni servizi solo per figli di lavoratori di lavori essenziali o di famiglie con necessità, in modo da dare un servizio ma ridurre la densità dei bambini. Organizzazione di 2 turni scolastici scuola . Prevedere un canale privilegiato per i sanitari per accedere ai centri estivi.

Congedi straordinari, estensione dei periodi dei congedi parentali
Chiediamo che siano previsti molti più giorni di congedo, eventualmente valutando una retribuzione del 20-30%, dopo un primo pacchetto di giorni pagati al 50%..

Bonus baby sitter
Anche in questo caso, i 2000 euro un tantum sono una somma che non risolve il problema, considerando che in questo periodo è molto difficile trovare baby sitter disponibili . Non va trascurata la complessità di valutare l’ affidabilità della collaboratrici che dovrebbero gestire i bambini a tempo pieno.  

Lavoro agile (smart working/telelavoro)
– incentivazione del ‘lavoro agile’, sia sottoforma di smart working o telelavoro, con orari flessibili per tutte le mansioni in cui è possibile

– obbligare le Direzioni ad identificare una proposta di lavoro “flessibile” che vada incontro alle esigenze dei sanitari che hanno figli sotto i 14 anni (alcune Direzioni non hanno neanche preso in seria considerazione questa possibilità fino ad ora)

– nel caso di dipendenti sanitari con figli <14 anni che nel periodo del lockdown abbiano già lavorato in modalità di lavoro agile, il responsabile dovrà motivare per scritto la necessità di cessazione di questa modalità di lavoro

– permettere a tutti i dipendenti sanitari con figli <14 anni di presentare la richiesta per lavorare, in parte, in modalità di SW/telelavoro. In questa il dipendente dovrà elencare una serie di attività compatibili con questa modalità di lavoro. Il responsabile dovrà cercare di facilitare questa modalità di lavoro per un numero di giorni settimanali che ritiene adeguato, aiutare il dipendente ad identificare attività lavorative compatibili e mettendo per scritto le motivazioni di un eventuale rifiuto.

Possibilità di riduzione di orario, modulabile nel tempo e flessibilità di orario
Sarebbe auspicabile pensare alla possibilità di una riduzione di orario ‘straordinario’, senza definirlo part-time che vincola a limitazioni e rigidità, limitato a questa fase di chiusura scuole e centri estivi. Potrebbe essere utile poter avere una riduzione anche in questo caso flessibile nel tempo, sulla base delle esigenze famigliari e lavorative, così come un orario flessibile distribuito nella giornata.

Favorire ferie residue
Permettere l’utilizzo delle ferie arretrate e delle ore di recupero qualora il lavoratore ne faccia richiesta, dove non sia ancora stato fatto

Estendere tutte queste proposte ai genitori di figli <14 anni
Prevedere, come accade già per il congedo parentale,  ulteriori  facilitazioni o/e loro maggior durata quando ad usufruirne siano più componenti dello stesso nucleo familiare (questo nell’immediato incentiverebbe la fruizione di congedi e flessibilità anche da parte dei padri con vantaggi da subito, ad esempio anche distribuzione degli “oneri” organizzativi delle assenze su più strutture)

Abbiamo vissuto e stiamo vivendo un  momento drammatico  in cui, in particolare nella nostra Regione, l’ inadeguata valutazione del rischio e la carenza di personale hanno fatto sì che tutti noi lavorassimo in condizioni di grossa difficoltà sia per l’impegno fisico che per lo stress, in assenza di tutela, esposti al rischio di ammalarci e di essere noi stessi fonte di contagio: diventando così e contemporaneamente somministratori di cura, malati ed untori. La difficoltà nella gestione dei figli ha ulteriormente acuito una situazione già difficile, e chiediamo che vengano messe al più presto in campo soluzioni che permettano alle sanitarie di affrontare i mesi complicati che ci aspettano.

Articolo di Dott.ssa Maria Teresa Sorrentino
Dott. Paola Borelli
Dott.ssa Rosella Zerbi
Dott.ssa Chiara Rivetti

Anaao Assomed Piemonte

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