L’onda d’urto femminile

La Repubblica 18 giugno 2020 – Livia Turco

Nel costruire un nuovo modello di sviluppo le donne devono essere determinanti. E soprattutto unite. Andare in ordine sparso, impegnarsi ciascuna nella propria associazione, è segno di generosità. Ma rischia di rimanere una testimonianza

Care donne, dobbiamo cambiare passo. Lo dico da cittadina che ha una storia politica e che sente oggi la passione e il dovere di fare la sua parte per costruire un mondo nuovo, una società umana. Dobbiamo avere l’ambizione di costruire una nuova stagione di protagonismo femminile. Dobbiamo costruire un’onda d’urto che invada la società e le istituzioni della politica. Un’onda d’urto che decida l’agenda politica e di governo del nostro Paese. Dobbiamo farlo oggi. Non domani.

Nel dramma che abbiamo vissuto si è vista in modo travolgente la forza delle donne. Noi sappiamo che quella forza scandisce la normalità della vita di questo nostro Paese ma essa è sempre stata ignorata, non vista, taciuta. Ora non si può far finta di nulla, non si può passare oltre. Non lo dobbiamo permettere.
 
Quella forza ha inciso nella dimensione simbolica del nostro paese. Tante donne in questa terribile pandemia hanno conosciuto la fatica, la sofferenza e oggi vivono l’umiliazione della esclusione sociale, della perdita di lavoro, della precarietà. Tutti gli studi e le statistiche dicono che le donne sono le più esposte insieme ai giovani a subire gli effetti economici e sociali della pandemia.
 
Forza e fatica sono le due dimensioni della vita delle donne. Traduciamola in un protagonismo politico efficace. Facciamolo nei prossimi giorni e mesi che decideranno le scelte fondamentali per la rinascita del nostro Paese e dell’Europa. Quale sviluppo economico, quale lavoro, quale welfare, quale riconoscimento pubblico del tempo della maternità e del lavoro di cura, quale sanità pubblica, quale sistema di istruzione, quali politiche dei tempi di vita e degli spazi della vita, quali politiche ambientali, quale democrazia, come si governa questo paese.
 
Non è questione di parità, bisogna superare il concetto di parità, per costruire un modello di sviluppo a misura di donne e uomini. Noi dobbiamo esserci. Dobbiamo essere determinanti. In questi giorni sono state avanzate da gruppi significativi di donne tante proposte importanti. Si è vista all’opera un’azione politica diffusa e plurale di tante donne. In alcuni casi si sono realizzate significativi incontri tra donne della società e donne impegnate nelle istituzioni. Abbiamo apprezzato l’autorevolezza di studiose e di scienziate. Abbiamo sentito la forza delle donne nei sindacati. Abbiamo visto il lavoro di sindache coraggiose. Abbiamo apprezzato il lavoro di tante parlamentari. Ci sono provvedimenti adottati dal governo. Tutto questo però non produce forza politica adeguata a orientare l’agenda politica.
 
Qui il cambio di passo. Andare in ordine sparso, impegnarsi ciascuna nella propria associazione o gruppo è segno di generosità, è la testimonianza di una ricchezza e di una pluralità di impegno. Ma rischia, appunto, di rimanere una testimonianza. Noi dobbiamo contare e partecipare alle decisioni. Per questo dobbiamo creare ora un’onda d’urto che costruisca l’agenda politica. Oggi. Non domani.
 
Ed allora mi chiedo e vi chiedo se non sia giunta l’ora per creare questa onda d’urto, di mettere insieme le forze, di confrontare i pensieri, di scriverli in un testo condiviso anche perché i tanti documenti, le tante proposte in realtà convergono in un programma di governo che in larga parte condividiamo. Come ci insegna la storia delle nostre lotte e conquiste, come ci insegnano le Madri Costituenti, “l’unione fa la forza”. Ma questo valore in questi anni lo abbiamo smarrito.
 
Dobbiamo ritrovare la bellezza del noi. Sì, anche noi donne che siamo molto brave a predicare il noi ma poi ci siamo adagiate a praticare l’io, anche se nel piccolo gruppo. Vogliamo tessere questo noi per costruire un’agenda di governo per il nostro Paese e per l’Europa? Un noi che coinvolga le madri e le figlie, le italiane e le nuove italiane.  Solo così saremo un’onda d’urto e potremo esercitare una influenza nella politica e nella società.
 
Ma dovremo costruire anche un’onda lunga che raccolga i pensieri per cambiare i paradigmi, il sistema di valori con cui è stato governato questo mondo. Dobbiamo costruire una nuova civiltà che parta dalla consapevolezza del nostro essere soggetti fragili ed interconnessi gli uni agli altri, le une alle altre.
 
Abbiamo una cassetta degli attrezzi in cui filoni del femminismo e di diversi pensieri femminili hanno elaborato categorie politiche: la coscienza del limite, il valore dei tempi di vita, la democrazia della cura, il valore delle relazioni umane, il prendersi cura delle persone come ingrediente della democrazia e della cittadinanza, il valore della convivenza tra culture diverse.
 
Esse avrebbero dovuto governare il mondo negli anni che abbiamo alle spalle e molte di noi, io tra loro, sentiamo il peso di non essere riuscite a farle diventare le categorie fondanti del pensiero della sinistra. Dobbiamo ricominciare, scovare pensieri nuovi, attraverso il dialogo tra di noi, l’ascolto reciproco, insieme, madri e figlie, italiane e nuove italiane. Dobbiamo elaborare con autorevolezza il pensiero di una nuova civiltà, per una società umana a misura di donne e uomini. Insomma, dobbiamo riscoprire e fare rivivere il senso profondo e la forza della relazione tra donne.
 
L’autrice è stata parlamentare Pd e ministra della Repubblica

Articolo di Livia Turco

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