Dimissioni Ferrara, il sistema deve cambiare

Laura Onofri

Giulio Ferrara, il presidente di Cotrab  Basilicata   condannato in via definitiva per violenza sessuale su una dipendente e riconfermato alla guida del consorzio dei trasporti lucani, si è alla fine dimesso.

La notizia è stata accolta con  molta soddisfazione  da parte del movimento Dalla Stessa Parte, che per primo  ha raccolto la denuncia di Cristiana Coviello e Angela Blasi, donne da sempre impegnate per i diritti delle donne sul territorio lucano e che è riuscito  a coinvolgere  45mila persone che in pochi giorni hanno firmato la petizione   che è stata fondamentale per determinare questo risultato.

L’onda d’urto delle donne ha dimostrato  di essere una forza che potrà essere motore di un cambiamento di quel  sistema patriarcale  di potere, purtroppo ancora molto radicato nel nostro Paese.

Perché se il risultato ottenuto è una grossa vittoria per il movimento delle donne che ha saputo coinvolgere giornaliste, politiche che si sono attivate e che, come la ministra Paola De Micheli, sono state decisive per questo risultato, dobbiamo però ancora una volta constatare come sembra essere normale per la società, per il mondo politico, economico e industriale che venga ri-nominato, a capo di un consorzio in cui lavora una donna che è stata vittima di violenza sessuale, lo stesso  uomo che è stato definitivamente condannato per quella violenza.

La stessa motivazione contenuta nella lettera delle dimissioni di Ferrara ha dell’incredibile: “ tale decisione (di dimettersi) scaturisce dalla violenta campagna di stampa a seguito del recente rinnovo della predetta carica” Quindi il problema non è il fatto di essere indegno a ricoprire un incarico di presidente di un ente concessionario di un servizio pubblico dove è dipendente la donna vittima delle sue violenze sessuali, ma la campagna mediatica.

Quello che però indigna maggiormente è che  nessuno dei soggetti coinvolti in questa nomina sia stato sfiorato dal dubbio che la stessa potesse essere inaccettabile e umiliante non solo per la donna oggetto delle violenze sessuali e che era stata così coraggiosa a denunciare il fatto, ma per la società tutta.

E’ normale questo in un Paese civile?  Dov’era la politica che ora si intesta un risultato, dov’è Confindustria che ha addirittura indicato Ferrara nell’advisory-board di ANAV  e che ancora ricopre questo ruolo? Cosa ne facciamo dei codici etici, delle norme antidiscriminatorie che dovrebbero essere lo strumento perché automaticamente una candidatura come quella di Ferrara sia irricevibile? Sono carta straccia? Pare di sì  visto che senza la mobilitazione e la successiva  presa di posizione della Ministra quell’uomo sarebbe stato ancora al suo posto.

Questa vicenda ci insegna che oltre a essere sempre attente alla piena applicazione delle leggi,  a denunciare qualsiasi discriminazione subita da una donna, a pretendere la responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, abbiamo ancora molto da lavorare su un cambiamento culturale che cambi  davvero questo sistema e la società.

Articolo di Laura Onofri

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