E invece no al taglio del numero dei parlamentari

Antonella Anselmo, Fulvia Astolfi, Laura Onofri

Con il manifesto “E invece no..” per dire No al referendum sul taglio dei parlamentari, le donne arricchiscono concretamente il dibattito pubblico a chiusura di questa estate 2020 concentrata su dati Covid e svaghi vacanzieri. E confidano sul fatto che l’ultima parola spetti all’elettorato.

Molte associazioni sono impegnate da anni per promuovere politiche che assicurino l’agognato traguardo del 50/50 di rappresentanza femminile. Ma questo traguardo, anche per ostruzionismo da parte dei luoghi decisionali – a stretta prevalenza maschile – sembra irraggiungibile pur a fronte di specifiche norme di garanzia.

Basti pensare che da ultimo è stato necessario l’intervento sostitutivo del Governo per garantire che la Regione Puglia attuasse il principio costituzionale di pari opportunità nell’adottare la propria legge elettorale.

Il percorso verso l’eguaglianza , se vincerà il sì, avrà allora un nuovo, enorme ostacolo: l’esiguo spazio di rappresentanza parlamentare e competizioni ancora più agguerrite.

Le preoccupazioni espresse nel Manifesto sono di ordine generale e specifico.

Sul piano generale, condividendo le tesi dei vari Comitati del NO e degli appelli di costituzionalisti e di illustri personaggi pubblici , si intravede nell’intervento di modifica degli artt. 56,57 e 59 della Costituzione, già approvato dal Parlamento, e prossimamente sottoposto a quesito referendario, il tentativo di indebolire ulteriormente il ruolo del medesimo Parlamento nell’ambito dell’architettura costituzionale, rafforzando il Governo e i partiti di maggioranza. I recenti contratti di governo sono già un’anticipazione di quel cambiamento e del mutamento del ruolo dei partiti: non più strumenti di partecipazione popolare ma luoghi in cui sigillare un Potere verticistico e non inclusivo che detta la politica alle Istituzioni.

Il mutamento del rapporto parlamentare/abitante avrà come effetto di svilire il peso dell’elettore e dell’elettrice che sono orientati a sostenere partiti di opposizione o che esprimono interessi minoritari, anche in senso territoriale. Un parlamento più piccolo renderà invisibili tutte le minoranze e le parti politicamente deboli.

Questo grave attacco agli equilibri democratici non sarà compensato né da maggiore efficienza né da apprezzabili risparmi di denaro pubblico. Il che svela la natura demagogica del sì e delle campagne mediatiche che lo sostengono.

E le donne? Un sistema più elitario di gestione del potere, spostato dalle Istituzioni alle Segreterie dei Partiti, renderà ancora più marginale il peso delle donne in politica, esasperando le logiche di fedeltà assoluta al Capo. La storia repubblicana insegna che la promozione delle pari opportunità non avviene spontaneamente ad opera dei partiti: sono necessarie norme di garanzia e continue pressioni delle associazioni femminili e di singole affinché le stesse siano rispettate.

Le competizioni elettorali si riveleranno più difficili, più dispendiose ed estese in ambiti elettorali più ampi. Circostanze tutte a sfavore delle donne, come dimostrano i dati sulla par condicio di genere nei media, raccolti per legge nel corso delle campagne elettorali. Le candidate sono meno visibili nelle tribune politiche e nelle trasmissioni di approfondimento, perché i partiti non le promuovono. Come se ciò non bastasse, la modifica costituzionale, non accompagnata dalla riforma elettorale, sarà un salto nel buio. Qualunque sia la prossima riforma per le elezioni dei parlamentari – da adottare con legge ordinaria – la stessa potrà mettere in discussione le norme di garanzia faticosamente approvate negli anni (liste alternate e doppia preferenza di genere).

E invece no .. aderisce alle manifestazioni promosse dalla rete di coordinamento dei Comitati del No che si terranno il 9 e il 12 settembre.

Per aderire al Manifesto potete scrivere a: einveceNo.al referendum@gmail.com

Antonella Anselmo, Fulvia Astolfi, Laura Onofri prime firmatarie del Manifesto

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