Solidarietà alla giornalista Marilù Mastrogiovanni

COMUNICATO

Noi Rete Donne

Associazione Mondiale Donne Giornaliste e Scrittrici (AMMPE)

“Noi Rete Donne” e l’Associazione Mondiale di Donne Giornaliste e Scrittrici (AMMPE) esprimono tutta la propria solidarietà con la coraggiosa giornalista Marilù Mastrogiovanni, “colpevole” di aver svolto un lavoro serio e documentato sulle attività della Sacra Corona Unita pugliese e i suoi intrallazzi con i settori del mondo economico salentino.

Per questo motivo, non solo ha ricevuto numerose minacce di morte, ma è stata anche costretta ad abbandonare la sua residenza in Salento, dopo che tre anni fa “ignoti” hanno incendiato la sua casa mentre dormiva insieme al marito e ai figli allora di 15 e 10 anni.

Il prossimo 22 ottobre la nostra amica e collega andrà a processo, curiosamente sia come parte lesa sia come imputata (che strano!!! mettere sullo stesso piano vittima e carnefice….), anche se le inchieste per le quali è stata incriminata sono state già archiviate in altri procedimenti aperti a seguito di diverse querele, al pari dell’esposto fatto all’Ordine. Denunciamo che da tre anni Marilù Mastrogiovanni soffre di un vero e proprio stalking giudiziario, con diverse querele “fotocopia” presentate a più Procure.

Nel frattempo, però, la holding che ha chiesto e ottenuto dalla Magistratura di Lecce il sequestro del suo giornale “Il Tacco de’Italia” (poi dissequestrato dal Riesame), a seguito delle sue denunce è stata raggiunta da interdittiva antimafia e commissariata dal Ministero dell’Interno: con la conseguenza per cui orla holding è ora amministrata dai commissari prefettizi. Sul fronte delle minacce, nell’inchiesta effettuata, Mastrogiovanni denunciava la contiguità di alcuni politici appartenenti a Fratelli d’Italia con un clan della Sacra Corona infiltrato nella holding.

Sono proprio loro che l’hanno minacciata, e che il 22 andranno a processo. La giornalista ha poi identificato e tracciato la carta d’identità di un nuovo clan affaristico-politico-imprenditoriale che, solo dopo la pubblicazione del suo servizio è stato schedato e poi decapitato dalla magistratura.

Oggi è presente nei rapporti della Direzione Nazionale Antimafia. Per tutte queste ragioni, siamo più che convinte della necessità di un serio giornalismo d’inchiesta, unico strumento per far capire veramente all’opinione pubblica il modo subdolo con cui le mafie, nelle loro diverse declinazioni condizionano il mondo civile, a partire dell’economia. (E’ inutile negare la loro esistenza o guardare da un’altra parte).

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