Respingiamo con forza qualsiasi presenza dei movimenti pro vita nelle asl e nei consultori

La legge 194, del 22 maggio 1978, che disciplina le norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza, delegando queste competenze ai consultori, istituiti con la legge del 29 luglio 1975, consente la collaborazione  volontaria con associazioni di volontariato che possono aiutare la maternità difficile dopo la nascita.


In Piemonte è stata approvato nel 2010 un protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’IVG : questo prevede di convenzionare con le ASL  associazioni che abbiano nello statuto la tutela della vita fin dal concepimento. Nel dicembre 2020 è stato emanato un bando per renderla operativa. Ricordo che il TAR ritenne illegittimo proprio ciò che oggi si cerca di reintrodurre, cioè ammettere nei consultori le associazioni che avessero previsto nello statuto la finalità della tutela della vita fin dal concepimento.


Apparentemente tutto lodevole, tutto perfetto: cosa c’è di male nel rimuovere ostacoli alla libera scelta di una gravidanza?
Perché  non siamo d’accordo con la proposta di far entrare movimenti per la vita nei consultori?


La donna che decide di interrompere una gravidanza non affronta un percorso semplice, non fa una scelta indolore e merita rispetto, dignità ed attenzione per la sua scelta: i movimenti pro-vita, quelli che hanno nello statuto il rispetto della vita fin dal concepimento, come richiesto nel bando che introduce la possibilità di farli entrare nei consultori, non hanno mai dimostrato nulla di tutto questo.

Sono quelli che hanno portato immagini di feti di fronte agli ospedali ed hanno provato con ogni mezzo a colpevolizzare le donne per le loro scelte. Sono quelli che in Polonia obbligano le donne con gravidanze di feti malformati a portare avanti le gravidanze.
Sono quelli che non rispettano il desiderio della donna di non essere sempre solo madre oblativa, ma di essere persona, con un lavoro, un’indipendenza economica, un desiderio di autonomia e di autodeterminazione.


Consentire  alle donne di fare liberamente la scelta della maternità non significa dare un piccolo supporto economico destinato a terminare da parte di una singola associazione, ma significa creare le condizioni perché le donne possano lavorare, perché possano essere economicamente indipendenti e fare le loro scelte di vita, significa non lasciare esclusivamente o quasi sulle loro spalle il lavoro di cura, ma creare da una parte servizi sociali e dall’altra una cultura di condivisione del lavoro di cura con gli uomini.

Significa valorizzare il lavoro di cura: ricordo che i posti di lavoro persi nella pandemia da Covid sono stati soprattutto posti di lavoro femminili, che tradizionalmente sono occupate nei settori di lavoro legati alla cura, tradizionalmente peggio pagati, più precari e sovente in nero.
Come ampiamente documentato, i paesi europei che hanno un più facile accesso alla contraccezione e alla IVG sono anche quelli che hanno un tasso di natalità maggiore: il tasso di natalità correla infatti positivamente con la disponibilità di servizi pubblici e di supporto alla genitorialita.

I paesi come la Francia, dove il numero di donne che lavorano e’ più alto, dove le famiglie sono maggiormente aiutate nella cura dei figli, dove le donne non devono scegliere tra maternità e lavoro ed autonomia economica, quelli sono i paesi dove si rileva un’alta natalità. Un difficile accesso alla contraccezione e all’IVG, come la Polonia, correla con un tasso di natalità tra i più bassi d’Europa.


Sono quindi molto d’accordo con ogni intervento che favorisca una più facile scelta della maternità agendo sull’incentivazione del lavoro delle donne, sulla tutela sociale della genitorialità , perché i figli, i giovani sono una ricchezza ed il futuro della nostra società; ma questo deve essere realizzato con interventi strutturali, pubblici, che tolgano il lavoro di cura dalle spalle esclusive delle donne e lo ridistribuiscano.


Sono assolutamente contraria all’introduzione di movimenti, qualsiasi movimento, portatore di qualsiasi ideologia, che venga chiamato ad agire in luoghi delicati come i consultori, dove si effettuano scelte che le donne hanno il diritto di fare nel pieno rispetto e senza essere colpevolizzate o tirate da una parte o dall’altra.
Penso che sia compito del pubblico garantire una struttura “laica” e rispettosa delle differenti sensibilità e creare un sistema di tutele sociali efficaci della genitorialità che consenta una scelta di maternità libera e consapevole.


I consultori, come tutte le strutture sanitarie ed in particolare quelle sul territorio, devono fronteggiare una grave carenza di personale e di risorse che rende difficile fare fronte alle attività previste dalla 194, tra cui c’è l’informazione dei diritti della donna e dei servizi sociali, sanitari ed assistenziali presenti sul territorio, l’informazione relativa alla legislazione del lavoro e l’aiuto a superare le cause che possono indurre la donna all’interruzione della gravidanza.


I dati di diminuzioni delle IVG nel corso degli anni documentano che i consultori hanno dato buona prova di se: è’ necessario che siano potenziati, che abbiano le dotazioni di personale e di professionalità coerenti con le finalità con cui sono stati istituiti, senza ricorrere a figure esterne , portatrici di ideologie non rispettose delle scelte delle donne,  con un’operazione che , mascherata di apparenti buone intenzioni, rientra in una logica di depotenziamento del servizio sanitario pubblico.
Enrica Guglielmotti
“Se Non Ora Quando?” Comitato di Torino

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