8 Marzo, donne con la A

La Stampa Opinioni – 3 marzo 2015 – Stefanella Campana

Campagna di SeNonOraQuando. Lettera alla Presidente Rai Tarantola. Mozioni in Comune di Torino e Regione Piemonte per una comunicazione pubblica rispettosa del genere femminile

“Oggi la parità dei diritti passa per il riconoscimento, anche attraverso l’uso della lingua, della differenza di genere”, afferma la linguista Cecilia Robustelli, che collabora con l’Accademia della Crusca. Dagli studi del linguista Norman Fairclough, emerge uno stretto legame tra l’uso del linguaggio e la disparità sociale di potere. Oggi le donne occupano ruoli decisivi in politica, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro ma si continua a parlare di loro al maschile in nome di un “neutro” che la nostra lingua non prevede. Spesso sono le stesse donne in posizioni apicali a rifiutare il femminile, come se fosse sminuente rispetto al ruolo ricoperto, perpetuando una visione androcentrica, ovvero fondata sull’affermazione o la difesa del potere del maschio nella società (dizionario della lingua italiana Le Monnier). Si continua a fare resistenza nel declinare al femminile una manciata di titoli professionali: ministra, deputata, funzionaria, ingegnera, assessora, mentre è acquisito dire commessa, postina, operaia, infermiera. Leggi il resto »

Lettera aperta ad Anna Maria Tarantola

Gentile Presidente
Anna Maria Tarantola
Presidente RAI – Radio Televisione Italiana S.p.A.

La nostra societa’ sta attraversando una fase di grande trasformazione e le donne hanno giocato e giocano un ruolo molto importante che purtroppo non e’ adeguatamente riconosciuto dai mezzi di comunicazione.
Oggi le donne occupano ruoli decisivi in politica, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro ma si continua a parlare di loro al maschile in nome di un “neutro”che la nostra lingua non prevede.
Basta applicare le regole dell’italiano per il femminile per dar conto della loro presenza : se una donna guida un ministero e’ una ministra, se guida una città una sindaca, se presiede una corte di giustizia una giudice. Lo sostiene anche l’autorevole Accademia della Crusca, lo scrivono i nuovi dizionari.
Siamo convinte che Lei, nel ruolo che ricopre in Rai, possa dare un contributo fondamentale affinché nei programmi radio televisivi come nell’informazione del servizio pubblico, quando si parla di donne sia usato il femminile .
Rappresentarle e definirle in modo corretto favorira’ il superamento degli stereotipi che ostacolano la crescita culturale e sociale del nostro paese. Crediamo che la reale parità dei diritti e delle opportunità passi dal riconoscimento delle differenze del genere.
La Rai, importante motore di cultura , nella sua funzione di servizio pubblico, puo’ e deve farsi interprete di questo cambiamento.

SENONORAQUANDO? Coordinamento Comitati

«In Rai più spazio alle donne “normali”»

22 agosto 2012

Il Secolo XIX – Savona

Patrizia Albanese

Alassio – Raccomandazioni non ne ha (ancora) ricevute. Ma suggerimenti sui programmi, sì. «Dalle persone amiche». E se «è ancora troppo presto per parlare di palinsesti, peraltro già fissati per tutto il 2012», non c’è invece alcun dubbio su come cambierà il ruolo femminile in tivù. Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, lo dice chiaro: vuol «vedere donne normali che abbiano capacità, competenze e professionalità».

Insomma, largo alle donne «che possono e devono emergere». Ma «non puntando sulla bellezza». Che va benissimo, per carità. A patto che non sia l’unico requisito, per stare davanti alle telecamere. Che nel 2013 daranno anche «ampio spazio ai giovani, con programmi a loro dedicati». Fedele al suo stile di vita, immutato dopo l’incarico al vertice della Rai – poco più di un mese fa – Anna Maria Tarantola anche quest’estate è in vacanza ad Alassio. Sempre ai “Bagni Alba”, defilato stabilimento – molto chic – che la vede sdraiata sotto un ombrellone in terza fila. Con a fianco il marito, le figlie, i generi e i nipotini. In un’Italia di vip veri e presunti preceduti dalla scorta – anche in hotel balneari – Anna Maria Tarantola è circondata esclusivamente dalla famiglia. In apparenza. Già, perché di preservare la privacy della neo-presidente s’incarica direttamente – e senza che nessuno l’abbia allertato – uno dei bagnini. Forse intenerito da questa signora di mezza età, in costume nero e pareo, ancora con la pelle chiarissima. Sia perché al mare scende prestissimo, sia perché resta quasi sempre sotto l’ombrellone. Quest’anno, a studiare dossier in vista del Cda Rai della ripresa dopo le ferie estive, fissato per i primi di settembre. Mentre la nipotina la chiama per giocare.

Non sa ancora di avere una nonna famosa.

«Per carità. Sono una donna normale».

Che ha detto basta a botox e silicone in tivù: stop alle rifatte.

«Non usiamo toni enfatici. Ma è vero che mi piace poco la donna com’è presentata. Amo la donna normale. Con le sue capacità, competenze e professionalità che possono e devono emergere».

E se sono carine?

«Meglio. Ma non si deve puntare esclusivamente sulla bellezza per emergere. Pur non sottovalutando l’importanza dell’aspetto estetico».

Allora, spazio alle “normali”?

«E’ uno dei tanti obiettivi».

Fra le molte priorità?

«Mettere i conti in ordine, senza dubbio alcuno. I problemi economici vanno affrontati e risolti».

Partendo da?

«La prego, non mi faccia dire di più».

Abbasserà i cachet?

«Modalità e azioni per riportare equilibrio economico rientrano nel piano industriale, di breve e medio periodo, da parte del direttore generale. Bisogna essere corretti nelle procedure».

Anche a Mediaset sono stati segati i compensi: Belen e Michelle Hunziker ad esempio.

«Nel dettaglio, non vorrei entrare. Ma è ovvio che si interverrà su tutto».

Trasmissioni comprese: più di servizio?

«Sì. Ogni tre anni, scade il contratto di servizio tra Rai e ministero dell’Industria. Fra breve dovremo ridiscuterlo. Cercheremo d’intervenire, rendendo la Rai “più servizio pubblico”>.

Qualcuno è in allarme: la Rai torna bacchettona?

«No. Più servizio pubblico non vuol dire far cose noiose o da bacchettoni».

Ma lei cosa vorrebbe vedere in tivù?

«Molte più cose per i giovani. Cose interessanti e divertenti. Ma con dei valori. Proprio perché la tivù è un mezzo forte, che arriva a tutti».

Il de profundis di Jessica Rabbit.

«Noi donne abbiamo tantissime capacità, che è giusto far emergere. Purché si tratti di “donne vere”».

Il suo messaggio è già arrivato: a Miss Italia bikini al rogo, torna il costume intero.

«Non c’entro. E’ stata una scelta degli organizzatori».

Hanno ancora senso questi concorsi?

«Non ci ho ancora ragionato sopra».

Siamo inondati dai cuochi televisivi. Sa cucinare?

«Come tutte le donne sono multitasking: moglie, madre, nonna, dirigente d’azienda e cucino».

Troppi fornelli in tivù?

«Non entro nel merito».

Ma la tivù la guarda?

«Nel tempo libero, certo. Ora ho nove tivù accese, che non guardo. Lavoro».

Ha fama di mattiniera.

«Da sempre, mi alzo alle 6.15. Faccio colazione e guardo il telegiornale».

Canale?

«Alterno RaiNews e Tg1 delle 6.30».

Guarda anche la concorrenza?

«Ovvio».

Sono più bravi?

«Dipende dai programmi. Posso dire una cosa?».

Prego.

«La Rai è meglio di come la descrivono. E ha programmi bellissimi. Alcuni su reti specializzate: Rai4, Rai5, Rai Educational, sono molto interessanti. Viene trasmessa anche l’Opera».

Scendiamo un po’: la Lotteria resta?

«Il palinsesto fino a dicembre 2012 è già stato fatto. Per il 2013, si farà. Ascoltando le proposte del direttore generale e dei consiglieri».

Dando spazio ai giovani?

«A loro e agli over fifty, il nostro target. Ci penseremo».

E le fiction, cavallo di battaglia Rai?

«Sono oggetto di valutazione».

Raccomandazioni ne ha avute?

«No».

Consigli sui programmi?

«Sì, parecchi. Da persone amiche. Tutti concordano».

Su?

«Dare più spazio alle donne. Con programmi meno banali. Più cultura. Più specificità per i giovani».

Evitando tutto il chirurgo plastico minuto per minuto.

«Quello no. Non si può fare un programma di un’ora e mezza, che giudico eccessiva, sulla chirurgia plastica. Rispetto chi la sceglie, per carità. Ma in tivù si può parlare anche d’altro. Anche perché un altro dev’essere il messaggio».

Ovvero?

«Che le donne sono belle come sono. Specie se giovani. Già quella è una bellezza. Ripeto: senza demonizzare scelte personali e la libertà di poter scegliere è importante. Ma la tivù è anche altro».

Lei in spiaggia sfoggia un costume nero olimpionico…

«Mai messo il bikini. Intero è più elegante».

Si aspettava la telefonata del premier?

«Proprio no. E’ stata una sorpresa».

Scusi, che cosa le ha detto il presidente del Consiglio? “Anna Maria c’è bisogno di te per far quadrare i conti in Rai”?.

«Ci diamo del lei… Mi ha dato poco tempo per pensarci. E anche se è una parola un po’ grossa, ho accettato per spirito di servizio».

I suoi detrattori più perfidi la definiscono un Monti in gonnella. Dicono persino che vi somigliate.

«No. Io sono Anna Maria Tarantola».

Link articolo: www.ilsecoloxix.it/p/savona/2012/08/22/APelaoFD-spazio_normali_donne.shtml?fb_action_ids=10151135223807240&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=246965925417366

“Meno chirurgia estetica” La donna in tv e la svolta di Anna Maria Tarantola

La presidente Rai sta pensando a «una linea editoriale che ridia forza e significato alla dignità e alla presenza delle donne»

12 Agosto 2012

La 27esima ora – Corriere della Sera

Paolo Conti

Anna Maria Tarantola, neopresidente della Rai, si è portata in vacanza diversi dossier su viale Mazzini, tutti appuntati a mano (cartellini formato quaderno) con la sua minuta e ordinata grafia in corsivo ormai nota a chiunque l’abbia incontrata al Settimo Piano del Potere.

Uno è interamente dedicato all’immagine della donna. Tra i tanti incontri che Tarantola ha già avuto poco prima della pausa estiva, con direttori di rete e testate, alcuni hanno avuto quel tema che le è caro da sempre: la realtà femminile nella società italiana. In questo caso, visto il suo impegno a viale Mazzini, in un servizio pubblico radiotelevisivo che, stando alla lettera del Contratto di servizio Rai-Stato in scadenza a fine 2012, dovrebbe garantire (articolo 2) una programmazione

«rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna»

e (articolo 3)

«una più moderna rappresentazione della donna nella società, valorizzandone il ruolo, e rispettando le limitazioni di orario previste a tutela dei minori».

Ma, come ha dimostrato la discussa farfallina sul basso ventre di Belen durante l’ultimo Sanremo, il rispetto di quell’impegno è ancora lontanissimo, nonostante le tante dichiarazioni formali di intenti della precedente direzione generale, i seminari, i documenti. Tarantola, a quanto è trapelato da questi colloqui informali, si sarebbe interrogata sul senso di alcuni contenitori mattutini soprattutto quando dedicano spazio alla chirurgia estetica e quindi solo all’aspetto esteriore delle donne. Stessa analisi per l’intrattenimento serale, dove trionfa una «proposta» della donna tuttora mediata, spesso acriticamente, dalla tv commerciale.

La presidente, insomma, avrebbe in mente, tra le tante iniziative dell’autunno, non solo la «Spending review» sui conti Rai ma anche un deciso intervento sulla questione femminile. Probabilmente un nuovo strumento, ovviamente messo a punto col direttore generale Luigi Gubitosi, ancora più vincolante e chiaro di quel codice etico

(«l’immagine della donna non deve rispondere a stereotipi riduttivi o strumentali»)

puntualmente eluso o dimenticato, basta seguire la programmazione quotidiana (mattina, pomeriggio, sera) per averne l’evidentissima dimostrazione .

Per capire quanto sia schietta, e non banalmente moralistica, questa preoccupazione basta rileggersi i suoi tanti interventi da vicedirettore generale della Banca d’Italia sul ruolo della donna.

Il più chiaro risale al 7 marzo 2012 al convegno «Le donne e l’economia italiana»:

«Un aspetto non toccato riguarda proprio il ruolo delle imprese nella promozione delle pari opportunità e nella valorizzazione dei talenti femminili. Un tema rispetto al quale sono molto sensibile».

Più in là, parlando del ruolo delle imprese:

«C’è l’ampio capitolo delle pratiche per la conciliazione tra famiglia e lavoro, pratiche di flessibilizzazione dei tempi e dei luoghi… e di gestione delle interruzioni del lavoro».

Tarantola è favorevole alle «quote rosa» e alla «costituzione di organi di verifica della parità all’interno dell’impresa» nella prospettiva di una «valorizzazione delle risorse femminili». Un universo distante anni luce dall’immagine della donna proposta soprattutto da Raiuno e Raidue (in contrasto con i prodotti più da servizio pubblico, spesso realizzati da donne per Raitre, Rai Educational, La Storia siamo noi, Rai Storia, quasi esistano due Rai).

Così come è stato raccontato nel film-documentario Il corpo delle donne, realizzato nel 2009 da Lorella Zanardo con Marco Malfi Chindemi, atto d’accusa sull’immagine femminile in tv, che ha aperto un lungo e incandescente dibattito all’interno della Rai.

Link articolo: http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-donna-in-rai-la-svolta-di-anna-maria-tarantola-serve-piu-rispetto/