Violenza domestica. Dieci cose che possono fare le imprese

inGenere 21 novembre 2019 Barbara Leda Kenny

Ci sono almeno dieci cose che imprese e organizzazioni possono fare per contrastare la violenza domestica, e rendere i luoghi di lavoro degli spazi inclusivi e sicuri per le donne

Carenza di attenzione, giorni di assenza dovuti a permessi “per malattia” in realtà legati alle percosse, ritardi, scenate violente di uomini che vogliono minare la posizione lavorativa delle loro compagne o di ex che tentano di intercettarle: la violenza domestica ha un impatto negativo sul lavoro delle donne. Un ambiente di lavoro che non è in grado di leggere quello che sta succedendo e di sostenerle rischia di diventare un fattore aggravante, legittimando la violenza e indebolendo ulteriormente le donne che ne sono vittime. È un dovere delle organizzazioni costruire uno spazio sicuro per le donne, e non legittimare l’uso della violenza per ottenere potere e controllo né dentro né fuori dagli uffici. 

Nessuno si aspetta che datori di lavoro e manager diventino esperti o esperte di violenza, possono però assicurarsi che organizzazioni e imprese dispongano di politiche e procedure per sostenere le donne vittime di violenza domestica, per esempio rendendo sicura la loro entrata e la loro uscita dai luoghi lavoro, facilitando l’uso dei congedi per la fuoriuscita dalla violenza, avendo la prontezza di interpellare al momento giusto i servizi contro la violenza.

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Chi ha paura dell’avvocata? di Manuela Manera

inGenere  24 luglio 2017    – Manuela Manera, linguista e componente del nostro Comitato

A trent’anni dal lavoro di Alma Sabatini, i tempi sono maturi per ribadire che le parole sono importanti. Cosa emerge dai corsi su lingua e genere nella pubblica amministrazione

È indubbio che, per quanto ancora faticosamente, si stia comunque diffondendo una maggiore attenzione verso un uso della lingua italiana rispettoso del genere.

Lo si può constatare anche leggendo i quotidiani, percorsi da dubbi linguistici di fronte a certe parole: è allora che, come dentro a una wunderkammer, possiamo ammirare accanto alle parole naturalia, ovvero parole che ci suonano strane ma che sono corrette, anche le parole mirabilia artificiosamente create con la fantasia. E sarà – spesso all’interno dello stesso pezzo giornalistico – una sfilata di tentativi, così, per non scontentare nessuno, riferito a una donna si leggerà: avvocato, avvocatessa, avvocata, avvocato donna, donna avvocato, la avvocato… fino ad arrivare a situazioni in cui a essere messa fortemente in crisi è la referenzialità stessa, quel meccanismo cioè che permette di interpretare il testo e ricostruire la realtà che esso vorrebbe descrivere. Leggi il resto »