Della mobilitazione contro il ddl Pillon e dei nostri diritti

Laura Onofri

A chi mi chiede se sono soddisfatta della mobilitazione di ieri contro il disegno di legge Pillon rispondo: sì,  ma solo in parte!

Sono soddisfatta per le tante presenze,  a Torino, oltre duemila, che in un pomeriggio piovoso hanno voluto testimoniare la loro forte contrarietà a questa proposta di legge; sono soddisfatta per l’alto livello degli interventi che si sono succeduti sul palco, donne e uomini che spendono la loro vita professionale a favore dei diritti, dei bambini, delle famiglie, hanno spiegato con competenza, passione e grande empatia, perchè questo disegno di legge deve essere ritirato; sono soddisfatta di come tutte le persone sono state attente, direi quasi rapite dagli interventi, manifestando solo alla fine di ogni contributo,  la  loro forte preoccupazione per una riforma che danneggia i bambini, le persone più fragili, quelle più svantaggiate; sono soddisfatta della grande forza e unità che il movimento delle donne e quello dei diritti più in generale, stanno ritrovando,  compatti in un obiettivo comune: fermare questo pericoloso cambiamento normativo. Leggi il resto »

Un figlio o il lavoro: diventare madre comporta un taglio del salario del 35%

La Repubblica 5 luglio 2017          Chiara Saraceno

L’ultimo rapporto dell’Inps ha calcolato il prezzo che pagano le donne in termini retributivi quando scelgono la maternità

Decidere di avere un figlio per una donna occupata è rischioso sul piano economico. Non solo perché, ovviamente, aumentano i costi diretti, ma perché mette a rischio la continuità occupazionale ed anche se questa tiene, provoca nel medio e lungo periodo una perdita secca sul piano salariale, quindi in prospettiva anche sulla pensione futura. Il rapporto annuale Inps di quest’anno ha stimato l’ordine di grandezza di questo costo per le occupate nel settore privato.

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“Dalla parte dei più deboli” di Rosanna Paradiso

Rosanna Paradiso – 15 gennaio 2015

Di chi stiamo parlando? Di 8,6 milioni di bambini orfani in Nigeria.

Questi bambini sono facili vittime di forme diverse di stigmatizzazione. Spesso gli orfani a causa dell’AIDS vedono ricadere su di sé anche lo stigma attribuito ai loro genitori, pertanto non incontrano il sostegno della comunità, vengono spesso isolati e mandati via dai restanti membri della loro stessa famiglia. La loro vulnerabilità li rende degli “esclusi”. Non hanno accesso alle cure sanitarie, all’istruzione, non ricevono nessun tipo di sostegno da un sistema del welfare che in Nigeria non si è mai strutturato. Leggi il resto »

IL CAPITALE BAMBINO di Chiara Saraceno

La Repubblica 13 maggio 2013

CRESCERE in povertà economica condiziona moltissimo le opportunità lungo tutto il corso della vita: sul tipo di formazione, sulla salute, sul capitale umano e sociale. È in questa situazione in Italia un milione circa di bambini e ragazzi, il doppio di cinque anni fa, nella pressoché totale indifferenza della politica e assenza di politiche. Compensare lo svantaggio di nascere e crescere poveri è difficile. Lo è ancora di più se, non solo il reddito, ma anche le risorse essenziali perché i bambini e ragazzi possano sviluppare le proprie capacità cognitive, emotive, relazionali, non sono distribuite in modo da compensare gli svantaggi ma li rafforzano, come succede in Italia. Leggi il resto »

I congedi dei papà

Chi sono i papà italiani che prendono il congedo parentale? Panoramica di un fenomeno in (lenta) crescita

D.repubblica.it di Ilaria Lonigro

In Italia sempre più uomini, quando nasce un figlio, chiedono al capo di stare per un periodo a casa. Se nel 2008 ai maschi è andato solo il 7% dei congedi parentali, nel 2012 la percentuale è salita al 10%. Certo non basta: quasi sempre, cioè in 9 casi su 10, sono le donne a chiedere il congedo, rinunciando così a buona parte del proprio reddito. A dare le cifre è una ricerca di Aldai, l’Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali, attenta alle pari opportunità in azienda, al punto da aver lanciato il premio “Merito e Talento” per segnalare modelli manageriali femminili positivi. Leggi il resto »