Rivoluzione Ajax: le calciatrici avranno lo stesso contratto e gli stessi diritti dei colleghi maschi

OPEN 26 luglio 2019 Felice Florio

Tesseramenti più lunghi, assicurazione medica e coperture in caso di infortunio: gli stipendi, però, continueranno a essere decisi dal mercato

L’Ajax, la squadra di Amsterdam, sarà la prima dei Paese Bassi e tra le prime al mondo a garantire alle proprie calciatrici gli stessi diritti dei colleghi maschi. Con un’eccezione: lo stipendio, che continuerà a essere stabilito dalle leggi di mercato.
Diritti diversi
La parità contrattuale partirà dal 2020, anticipando quella che è un’altra decisione importantissima per il mondo dello sport. La Federazione olandese aveva già stabilito che premi e stipendi delle Nazionali dovessero essere equiparati tra atlete e atleti. Ma l’avvio della misura a livello nazionale è previsto per il 2023.
La bellezza dell’uguaglianza

Sulla scia dell’entusiasmo cominciato durante il recente Mondiale femminile, la società ha scelto di garantire una parità contrattuale tra uomini e donne delle squadre che portano il nome dell’Ajax. Salario minimo, stesse ferie, assicurazione medica e coperture stipendiali in caso di infortuni lunghi. Non può essere regolamentato, però, lo stipendio: quello lo decideranno sempre le leggi di mercato.


Sempre più professioniste
«Con questo accordo collettivo possiamo fare un altro passo in avanti verso la professionalizzazione del calcio femminile – ha detto Daphne Koster, responsabile della sezione femminile dell’Ajax – Spero che altri club seguano il nostro esempio. Finora potevamo concludere contratti al massimo di due anni e una tesserata poteva andarsene anche a metà stagione, questo accordo cambia completamente le cose».

La rivoluzione americana

La Repubblica – 8 luglio 2019 Emanuela Audisio

Il Mondiale femminile

Megan First. E poi anche l’America. Ma quella delle ladies , di Rapinoe, del suo ciuffo rosa-viola, che ha ereditato da Billie Jean King la guerra dei sessi, non quella di Donald. Trump non manda nessun rappresentante, a fianco di Macron, giusto uno striminzito ambasciatore, per punire questa nazionale di calcio così femminista, antigovernativa e ribelle. Non venite alla Casa Bianca? E io vi boicotto.

Ma è il pubblico americano dello stadio a solidarizzare con questo gruppo di donne vincenti (2-0), che usa il calcio per fare gol alla discriminazione, e a intonare un coro non sportivo, ma da suffragette: sale l’urlo «Equal pay». Per la prima volta in una finale mondiale non si celebra l’eroe dello sport, ma dell’impegno. Certo, giocare bene è importante, e infatti Megan Rapinoe in carriera di gol ne ha segnati 50 e viene anche premiata come miglior giocatrice del torneo, della partita, e miglior realizzatrice, ma anche pensare bene è utile nella vita.

Leggi il resto »