Frida. La pittrice che divenne un’icona trasformado il dolore in arte

di Concita De Gregorio – La Repubblica 19 marzo 2014

Da domani alle Scuderie del Quirinale di Roma la parabola della donna messicana più celebre del Novecento La figlia della rivoluzione è raccontata attraverso i suoi capolavori, da quelli di Diego Rivera e dalle foto dell’epoca

«Il corrimano dell’autobus mi trafisse come la spada trafigge un toro. La prima cosa a cui pensai fu un giocattolo dai bei colori che avevo comprato quel giorno e portavo con me. Volevo cercarlo. Un uomo si accorse della mia tremenda emorragia, mi sollevò e mi depose su un tavolo da biliardo. Non è vero che ci si rende conto, che si piange. Io non versai una lacrima ». Leggi il resto »

“Imparare ad amare un figlio speciale” – Concita De Gregorio

LaRepubblica 6 gennaio 2014

«E io mi preparo.
La mattina faccio la cartella: elmetto, e mela per la merenda.
Fucile e quaderno a quadretti grandi.
Marca da bollo e penna con l’impugnatura facilitata.
Vestito buono e cuore cattivo.
Mi preparo – ma accettare, quello ancora non riesco».

Valeria Parrella, Tempo di imparare

Che libro ha scritto Valeria Parrella. Una giovane donna di nemmeno quarant’anni, una ragazza napoletana coi ricci che trasforma il dolore in bellezza. Una scugnizza sciamana che parla la lingua dei segni e coi segni descrive a chi non sente, mostra a chi non vede. Leggi il resto »

“Prevenire è rieducare”, di Concita De Gregorio

Continuiamo a pubblicare commenti sul nuovo decreto legge sul femminicidio:

da La Repubblica 9 agosto 2013

Inasprire le pene non basta, naturalmente, e forse non serve. Le buone leggi non sono quelle che nascono dalle pessime abitudini e tentano di sanarle, condonarle, depenalizzarle, regolarle e infine punire, sì, chi davvero esagera. Di quelle siamo pieni. Le buone leggi sono quelle che provano a indicare una rotta, e la tracciano. Sono quelle che tentano di definire il perimetro di ciò che la cultura civile deve (dovrebbe) ritenere giusto e lecito e non nascono allo scopo di contenere il danno dei comportamenti diffusi, illeciti o criminali, ma hanno l’ambizione di cambiare le regole della convivenza nella testa e nel cuore dei cittadini prima che nelle aule di tribunale. In questo caso inasprire la pena è eventualmente un segnale, appena un inizio. Forse un deterrente, in qualche raro caso, ma non basta e non serve. È piuttosto difficile difatti immaginare che chi massacra di botte una donna sia dissuaso dal farlo dalla consapevolezza, ammesso che ce l’abbia, che rischia cinque o dieci anni in più di galera. Non è l’ergastolo eventuale a fermare la mano di chi fa a pezzi la moglie e la seppellisce in giardino, né l’eventualità di un arresto può cambiare l’atteggiamento di chi picchia abitualmente la donna con cui vive, e se ci sono i figli ad assistere pazienza, anzi meglio così imparano subito come va il mondo. È semmai, caso per caso, l’educazione che quell’uomo ha ricevuto in famiglia e a scuola, le parole e i gesti che ha visto e sentito per decenni tutto attorno a sé, da suo padre e sua madre, nella vita e in televisione, è lo sguardo degli altri sul suo. Lo sguardo degli altri: se sia indulgente, indifferente o feroce. La disapprovazione sociale, il disprezzo di chi ti sta intorno: questo sì, forse, può fermarti. Leggi il resto »