Ragazze, scendiamo dal trono e facciamo spazio ai papà

Corriere della sera/La 27 ora  8 gennaio 2018   Sabina Pignataro

I papà hanno imparato insieme a noi a cambiare il pannolino, son venuti con noi al corso preparto e in sala parto, abbiamo fatto sentire loro i calcetti nella pancia, abbiamo detto loro che sono importanti. Eppure, quando abbiamo abbracciato per la prima volta il nostro bambino abbiamo dimenticato tutto: noi mamme siamo salite sul trono dove crediamo siedano le divinità, ci siamo strette in un rapporto blindatissimo ed esclusivo con il nostro neonato e i papà li abbiamo buttati giù, in quell’angolino dove stanno coloro ai quali è concesso solo di assistere a distanza. O al massimo per arrivare in soccorso, se sollecitati.

Perché facciamo così? Soffriamo di amnesia? Non penso! Credo piuttosto che la ragione sia un’altra: forse, anche se abbiamo letto i testi che evidenziano l’influenza che il coinvolgimento paterno può avere sul benessere del bambino, non abbiamo ancora imparato a tradurre in atti concreti questa conoscenza. Purtroppo spesso ci comportiamo come se i papà fossero delle comparse da chiamare sul palco solo quando il primo attore ha la febbre, cioè quando noi manifestiamo il bisogno di fare una doccia, prendere una pausa o di essere aiutate. Per carità, il sostegno (concreto ed emotivo) alla mamma è fondamentale, specie nel puerperio, e per nulla scontato. Ma non credo che la funzione del papà si esaurisca qui.

Leggi il resto »

Così le aziende scoprono che la maternità è un punto di forza

Corriere della sera La 27 ora     –   26 ottobre 2016      Rita Querzè

 

“Che fortuna, ho appena avuto un figlio. E grazie alla maternità adesso farò passi avanti anche sul lavoro”. In un mondo perfetto – secondo Riccarda Zezza, amministratore delegato di Maam U, è proprio così che dovrebbe andare. Per questo l’imprenditrice – già promotrice della non profit Piano C ¬ coworking a Milano per le donne che vogliono lavorare avendo i figli nella stanza accanto – si è inventata un pacchetto di welfare per le aziende che non vogliono rinunciare al coinvolgimento delle dipendenti, anche quando diventano mamme. Iniziativa meno temeraria di quanto potrebbe sembrare.

Corso online anche per i papà

Perché in realtà le aziende interessate ci sono, eccome. Prendiamo un caso concreto: la multinazionale Unilever. Nell’ambito del cinquantesimo anniversario di presenza di Unilever in Italia, l’azienda sta spingendo ancora di più sulla sostenibilità, intesa anche come misure per andare incontro al benessere delle persone. In particolare, attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro e facilitazioni come la sala allattamento. Da ottobre, poi, in Unilever è partito Maam U. Il programma consiste in un corso online che l’azienda può acquistare per licenza. Sottoposto alle proprie collaboratrici in congedo (ma è disponibile anche per i neopapà) Maam U trasforma l’assenza in un master che mette a fuoco e rafforza le competenze di relazione, cura, empatia e gestione della complessità.

L’aumento della natalità in azienda

“In Unilever Italia sono donne il 40% dei dipendenti e il 52% dei nuovi assunti. L’ufficio del personale dell’azienda snocciola con orgoglio i numeri del coinvolgimento femminile: “In media da noi le dipendenti sfruttano sette mesi di congedo per maternità (compreso quello obbligatorio) contro una media nazionale di 11 mesi. Inoltre l’abbandono del lavoro dopo la nascita del primo figlio è limitato all’1% delle dipendenti contro. Il 22% dei dipendenti è donna”. “Unilever dà la possibilità di lavorare fuori ufficio e la piena flessibilità di orario nell’arco della giornata – racconta Angelo Trocchia, presidente e ad di Unilever Italia -. Gli effetti immediati sono un aumento della natalità in azienda (1,5 figli delle dipendenti Unilever contro l’1,3 della media italiana) e una più breve fruizione del periodo di maternità facoltativa rispetto a quello previsto in Italia. Riscontriamo che anche semplici iniziative come il nostro welcome mom’s pack o la sala allattamento in azienda possono essere un buon supporto per le mamme e con maam U vogliamo offrire un’ulteriore possibilità di crescita per valorizzare le loro nuove competenze acquisite durante il congedo”.

«I 15 giorni di paternità obbligatoria, porterò la proposta in Parlamento»

Corriere della sera – La 27 ora – 4 ottobre 2015 – Maria Silvia Sacchi

 

Valeria Fedeli, ha raccolto la sfida del Corriere ha deciso di fare suo il progetto di legge per introdurre 15 giorni di congedo di paternità obbligatori

«Ho già trasmesso il testo agli uffici perché lo valutino tecnicamente e non appena pronto lo depositerò in Senato come prima firmataria». Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, ha raccolto la sfida del Corriere della Sera e ha deciso di fare suo il progetto di legge per introdurre 15 giorni di congedo di paternità obbligatori. Un provvedimento, sottolinea, che va nella strada aperta dalla legge Fornero, che ha introdotto un giorno di paternità obbligatoria. «Vista la sperimentazione fatta, ora il tema va affrontato con la priorità necessaria e per il valore anche redistributivo che implica e che è importante per tutta la società». È consapevole, Fedeli, che questo provvedimento riguarda solo il mondo dei lavoratori dipendenti, «ma è importante iniziare». Leggi il resto »

Il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno

L’Espresso 4 aprile 2015 – Arianna Giunti

Vessazioni, ordinarie ingiustizie, discriminazioni subdole e banali ma non per questo meno tremende. Ecco cosa succede alle lavoratrici da poco diventate madri, considerate dalle aziende “meno produttive”

Il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno
Cristina, professione architetto, per nascondere la pancia che cresceva ha indossato per quasi sette mesi un corpetto contenitivo. E’ stata operata con un cesareo d’urgenza, sua figlia è nata con tre mesi d’anticipo ed è rimasta per sessanta giorni in terapia intensiva. Daniela, impiegata in un supermercato con la mansione di scarico merci, la sua gravidanza l’ha rivelata quasi subito. Per il suo capo però non ha fatto molta differenza: le ha detto che poteva comunque continuare a svolgere la maggior parte del lavoro “fisico” e si è mostrato infastidito all’idea di dover mettere in sicurezza l’ambiente di lavoro, secondo la legge. Quando ha avuto un aborto spontaneo, è stata trasferita in un altro negozio con conseguente degradamento delle mansioni e meno soldi in busta paga. Ad Alessia, donna manager, l’azienda ha “perdonato” il primo figlio. Leggi il resto »

Il welfare mancante delle partite Iva. Alla ricerca di nuove tutele

di Luisa De Vita – da InGenere 31 ottobre 2013

In Italia le lavoratrici autonome sono più del doppio che in Germania, quasi il triplo che in Francia. Ma le politiche sociali riservate a loro sono ancora pochissime e disomogenee. L’indennità di maternità, introdotta nel 2007, presenta forti limiti e lacune. Ecco i risultati di una ricerca sul campo

L’Italia, nel 2012 è al primo posto in Europa per numero di lavoratrici indipendenti: il 16,2% delle donne lavoratrici svolge un’attività imprenditoriale o autonoma contro il 7,5% della Germania e il 6,6% della Francia (Ufficio studi Confartigianato). Nonostante l’incidenza del fenomeno, la femminilizzazione del lavoro autonomo sembra essere avvenuta nella pressoché totale assenza di politiche sociali, fatta eccezione per l’indennità di maternità. Leggi il resto »