Femminicidio, i punti deboli del decreto

Il decreto legge contro il femminicidio sta continuando a far discutere. Dopo alcuni toni entusiastici con cui è stato propagandato, ora molte associazioni e gruppi di donne fanno molte considerazioni che ci sembrano pertinenti. Ancora un articolo di
Nadia Somma da Il fatto quotidiano. 9 agosto 2013

Il governo Letta ha varato il decreto legge contro il femminicidio, contenuto purtroppo in una serie di norme sulla sicurezza. E’ stato presentato con toni entusiastici come strumento di tutela delle donne che il decreto pensa come “soggetti deboli” e bisognosi di tutela.

Certo alcune norme contenute nel decreto sono interessanti come la previsione dell’aggravante nei casi di violenze commesse alla presenza dei minori che ci auguriamo porti a tutelare maggiormente i bambini nei casi di violenza assistita. L’obbligo di arresto e l’allontanamento dell’autore di maltrattamenti in casi di flagranza di reato potrebbe essere un altro buon strumento, anche se resta da capire cosa accadrà, una volta che l’autore di violenze sarà scarcerato. Se oltre a bloccare l’autore di violenze non si aiutano le donne con percorsi mirati a sganciarsi dalla relazione allontanandole dal pericolo, tutelando i figli, rafforzando le loro scelte offrendo sostegno e percorsi di autonomia, anche economica, che efficacia avranno gli arresti e gli ammonimenti? Si pensa di risolvere tutto con il carcere? Leggi il resto »

“Un grande passo avanti ma le donne siano libere anche di cambiare idea”

Continuiamo a pubblicare commenti sul nuovo decreto legge sul femminicidio:

da La Repubblica 9 agosto 2013 di MARIA ELENA VINCENZI

«Credo sia un passo avanti significativo per difendere le donne». Questo il commento della scrittrice Michela Murgia. «L’unico dubbio che mi rimane è quello sulla revocabilità della denuncia ».
Per quale motivo?
«Perché spesso davanti alla ribellione della donna, e quindi davanti alla sua denuncia, si assiste a un’escalation della violenza. È una grande responsabilità che lo Stato si assume perché chi impedisce alla vittima di revocare la denuncia deve poter garantire che l’inasprimento degli abusi non ci sarà. O che se ci sarà, la donna verrà protetta. Lo dico perché nella stragrande maggioranza dei casi dal momento della querela le cose per chi ha subito violenze cominciano a peggiorare». Leggi il resto »

“Prevenire è rieducare”, di Concita De Gregorio

Continuiamo a pubblicare commenti sul nuovo decreto legge sul femminicidio:

da La Repubblica 9 agosto 2013

Inasprire le pene non basta, naturalmente, e forse non serve. Le buone leggi non sono quelle che nascono dalle pessime abitudini e tentano di sanarle, condonarle, depenalizzarle, regolarle e infine punire, sì, chi davvero esagera. Di quelle siamo pieni. Le buone leggi sono quelle che provano a indicare una rotta, e la tracciano. Sono quelle che tentano di definire il perimetro di ciò che la cultura civile deve (dovrebbe) ritenere giusto e lecito e non nascono allo scopo di contenere il danno dei comportamenti diffusi, illeciti o criminali, ma hanno l’ambizione di cambiare le regole della convivenza nella testa e nel cuore dei cittadini prima che nelle aule di tribunale. In questo caso inasprire la pena è eventualmente un segnale, appena un inizio. Forse un deterrente, in qualche raro caso, ma non basta e non serve. È piuttosto difficile difatti immaginare che chi massacra di botte una donna sia dissuaso dal farlo dalla consapevolezza, ammesso che ce l’abbia, che rischia cinque o dieci anni in più di galera. Non è l’ergastolo eventuale a fermare la mano di chi fa a pezzi la moglie e la seppellisce in giardino, né l’eventualità di un arresto può cambiare l’atteggiamento di chi picchia abitualmente la donna con cui vive, e se ci sono i figli ad assistere pazienza, anzi meglio così imparano subito come va il mondo. È semmai, caso per caso, l’educazione che quell’uomo ha ricevuto in famiglia e a scuola, le parole e i gesti che ha visto e sentito per decenni tutto attorno a sé, da suo padre e sua madre, nella vita e in televisione, è lo sguardo degli altri sul suo. Lo sguardo degli altri: se sia indulgente, indifferente o feroce. La disapprovazione sociale, il disprezzo di chi ti sta intorno: questo sì, forse, può fermarti. Leggi il resto »

Femminicidio, varato ieri il decreto legge. Misure importanti, ma sufficienti?

Laura Onofri – 9 agosto 2013

E’ stato varato ieri il decreto legge sul femminicidio che prevede misure importanti con 12 articoli per il contrasto e la lotta contro la violenza di genere e lo stalking.
Il provvedimento era stato annunciato ai tempi della ratifica della Convenzione di Istanbul dall’allora Ministra alle Pari Opportunità Josefa Idem che lo aveva concepito e organizzato in sinergia con gli altri Ministeri interessati: Interno, Giustizia, Politiche dell’immigrazione, Sanità.
Arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamento familiare e stalking; aumento della pena se la violenza è commessa dinanzi a minorenni o su una donna in stato di gravidanza; obbligo di informare la vittima sull’evoluzione del processo; permesso di soggiorno per la donna straniera maltrattata; irrevocabilità della querela (sottraendo così la vittima alle pressoché rituali minacce per la sua rimissione); allontanamento da casa del coniuge violento, in presenza di rischio per l’integrità fisica della donna. Punizioni severe anche per chi utilizzai mezzi informatici per attuare lo stalking.
Sono misure importanti: ma sufficienti? Leggi il resto »

Femminicidio, condannare le violenze non basta

da Giulia.globalist.it 31 luglio 2013
Cristina, Erika, Rosi: avevano chiesto aiuto e denunciato le violenze. Ma sono state uccise dai loro mariti o ex. Che cosa non funziona in Italia? Di [Nadia Somma]

Dall’inizio dell’anno sono 80 i femicidi (dato della Casa delle donne di Bologna).

Cristina Biagi 38 anni uccisa a Marina di Massa, Erika Ciurlia 43 anni uccisa a Taurisano, poi le donne uccise prima e quelle che lo saranno. E’ triste dirlo, ma ci saranno. Erika e Cristina avevano chiesto aiuto e denunciato le violenze, così avevano fatto Rosi Bonanno ed Erica Patti, la madre di Andrea e Davide Iacovone. I bambini assassinati dal padre per vendetta, dopo la separazione dalla moglie.

Ho ricordato donne che non avevano taciuto le violenze anzi le avevano denunciate. Cosa non ha funzionato nel Paese dove è stata ratificata la Convenzione di Istanbul? Condannare la violenza contro le donne salvando il principio ma tradendolo nella prassi quotidiana, non fermerà il femminicidio, non bloccherà i violenti, non proteggerà le donne dai maltrattamenti e i figli dalle conseguenze della violenza. I centri antiviolenza sono pochi e poco finanziati e questo è uno dei problemi. Poi ne esistono altri che D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, chiede di risolvere da anni. Quali?
Leggi il resto »