Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.

QUESTIONE GIUSTIZIA   25 luglio 2018   – Tania Groppi

La lettera inviata dalle costituzionaliste ai Presidenti delle Camere pone il problema della elezione, da parte del Parlamento, di 21 uomini nelle 21 posizioni disponibili, in piena sintonia con l’esortazione del Capo dello Stato, che ha ricordato alla politica che il mondo «è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile»

Un altro arretramento: la composizione del CSM

Laura Onofri

Che il tema della parità sostanziale nelle Istituzioni stia perdendo ogni giorno forza e che   l’arretramento  su molti  diritti delle  donne che ci parevano finalmente conquistati, sia così evidente,  lo si deduce da tanti segnali inequivocabili, da tante notizie che ogni giorno lo confermano.

L’ultima di queste è la composizione del  Consiglio superiore della magistratura, dove fra i componenti laici non c’è neanche una donna, mentre l’unica fra i togati è Maria Rosaria Sangiorgio.

Il Consiglio superiore della magistratura è composto da 27 membri e presieduto dal Presidente della Repubblica che insieme al  primo Presidente e al Procuratore generale della Corte di Cassazione vi partecipano di diritto.  Gli altri 24 componenti sono eletti per i 2/3   tra i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura (membri togati, 16) e per 1/3 sono  nominati dal Parlamento (membri laici, 8)

Il ruolo  del  Consiglio superiore della magistratura  è importantissimo  per garantire  l’indipendenza istituzionale della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato e la sua composizione, mista,  ha proprio questa funzione: dare garanzie di indipendenza, ma al tempo evitare che la magistratura   si trasformi  in una specie di “casta”,  separata da tutti i poteri dello Stato. Leggi il resto »