Grecia, una donna eletta presidente della Repubblica: è la prima volta per il Paese

Il Fatto quotidiano 22 gennaio 2020

Ekaterini Sakellaropoulou, 63 anni, giudice, ha ottenuto un larghissimo consenso: al primo scrutinio aveva ottenuto 261 voti su 300

Per la prima volta nella storia, Grecia ha eletto una donna presidente della Repubblica. Ekaterini Sakellaropoulou ha ottenuto il via libera del parlamento dopo aver ricevuto il sostegno dei pariti. È stata eletta con una larghissima maggioranza, raccogliendo al primo scrutinio 261 voti su 300. Prenderà il posto di Prokopis Pavlopoulos, il cui mandato scade a marzo.

“È giunto il momento per la Grecia di aprirsi al futuro”, aveva dichiarato il primo ministro Kyriakos Mitsotakis all’inizio del mese, presentando il nome di Sakellaropoulou per il voto parlamentare. “Non nascondiamoci dalla verià, cioé che la società greca è ancora segnata dalle discriminazioni contro le donne – ha detto il primo ministro – ora bisogna cambiare, a partire dalla cima”.

Ekaterini Sakellaropoulou, 63 anni, giudice, ha studiato alla Sorbona ed è un’esperta in diritto costituzionale e ambientale. Da quattro anni è a capo del massimo tribunale amministrativo della Grecia: aveva già fatto la storia quando era diventata la prima donna a occupare quel ruolo nel Consiglio di Stato. La scelta rompe gli schemi non solo per il genere, ma anche perché la giudice non fa parte di nessun partito politico. Accettando la nomina, Sakellaropoulou ha detto che è un “onore” per “tutte le donne greche”.

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7 su 21 non ci basta!

Laura Onofri

E niente, non bastano lettere, non servono appelli. Quando parliamo di democrazia paritaria, a livello di principio, tutti si dicono d’accordo che questo vulnus del nostro Paese vada sciolto, ma poi quando alla fine si fanno i conti , rimaniamo sbigottite dalla pochezza del risultato.

Se 7 donne su 21 ministri, esattamente un terzo, possono accontentare qualcuno e possono far sentire con la coscienza a posto chi ha lavorato alla formazione del governo, io penso che continuiamo ad avere seri problemi sulla rappresentanza di genere.

Tutte noi abbiamo sentito il Presidente del Consiglio Conte, gli esponenti delle forze politiche in campo, proclamare quanto fosse importante, anche per marcare la discontinuità, avere un governo paritario dal punto di vista del genere, ma tutti i partiti, nessuno escluso, non hanno fatto uno sforzo per attuare questo proposito.

Non ci sfuggono la complessità e la delicatezza della formazione di una compagine, soprattutto come quella appena nata. Siamo consapevoli che questo governo, sia “necessario” e tiriamo un sospiro di sollievo che non ci siano, in questo esecutivo, forze politiche che in un anno e mezzo hanno mortificato il ruolo delle donne, hanno cercato di smantellare leggi conquistate con anni di battaglie femministe e di proporne altre oscurantiste sui diritti civili.

Siamo altresì convinte che la rappresentanza paritaria non sia sufficiente a cambiare la vita delle donne, ma è attuando politiche che abbiano una visione femminista, che propongano un modello di società in grado di garantire alla donne pari diritti e pari opportunità che possiamo cercare di salvare l’Italia da una crisi che dura ormai da decenni.

Lo scampato pericolo (almeno per il momento) di esserci lasciate alle spalle un esecutivo fra i più misogini e maschilisti che abbia mai avuto l’Italia, pericoloso per il rischioso arretramento sui diritti in cui voleva trascinarci, non può farci però vedere il bicchiere mezzo pieno. L’amarezza per quella che poteva essere una vera discontinuità con il passato e non è stata, rimane.

Attendiamo con speranza che, seppur disatteso il principio della rappresentanza paritaria, i provvedimenti che da anni invochiamo per una reale parità siano alla base del programma di questo nuovo esecutivo a cui auguriamo buon lavoro, con l’avvertenza che non faremo sconti!

Sempre più donne a Strasburgo: il Parlamento europeo verso la parità di genere

OPEN 4 luglio 2019 – Emma Bubola
Quattro scranni su sei saranno occupati da donne, il 4% in più rispetto allo scorso mandato. Non siamo mai stati così vicini alla parità

A più di un mese dalle elezioni europee, sono stati eletti i vertici delle più importanti istituzioni dell’Unione Europea. Per la prima volta nella storia, due donne, Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, dirigeranno la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea. Il 59% del personale a Strasburgo è donna, ma i posti dirigenziali sono ancora prevalentemente occupati da uomini. 

Il 2 luglio, il Parlamento Europeo, che sarà guidato da David Sassoli, ha pubblicato gli ultimi dati sulla parità di genere. Con il 40% di eurodeputate donne, (quasi 4% in più rispetto allo scorso mandato, 25% in più rispetto al 1979) siamo più vicini che mai alla parità. Leggi il resto »

Democrazia paritaria: finalmente una proposta di legge presentata in Piemonte

Laura Onofri

E’ stata presentata in Consiglio Regionale del Piemonte  la proposta di legge di modifica dell’elezione dell’assemblea legislativa e del Presidente della Giunta regionale, a prima firma Silvana Accossato per introdurre la norma di riequilibrio di genere nell’ambito dell’attuale sistema elettorale.

La proposta interviene in due ambiti: la composizione delle liste e le modalità di espressione del voto, riguardo al primo viene prevista l’alternanza di genere  e la pari rappresentanza di candidate e candidati sia per le liste circoscrizionali, che per il listino regionale; per il secondo viene introdotta la doppia preferenza: nel caso in cui l’elettore o l’elettrice lo voglia, può esprimere due preferenze ma queste devono essere date ad una donna e a un uomo, pena l’annullamento della scheda stessa. Leggi il resto »

Così la Spagna socialista sarà governata dalle donne

La Repubblica 7 giugno 2018     Omero Ciai
La svolta Sánchez dopo Rajoy
Dall’Economia alla Difesa, 11 ministre di peso e solo sei uomini. In squadra due gay
È nato il governo rosa di Pedro Sánchez. Maggioranza schiacciante al femminile con undici ministeri affidati a donne e, soltanto sei, a uomini. Sette con il premier. Per la Spagna, e non solo, è la prima volta che le donne sono quasi il doppio degli uomini in un Consiglio dei ministri.
Ed è un segnale di discontinuità molto forte per un governo monocolore socialista che può contare con appena 85 deputati (su 350) in Parlamento. Alle donne vanno molti dicasteri chiave, dall’unica vicepresidenza che sarà affidata a Carmen Calvo, una costituzionalista di 61 anni, fino a Dolores Delgado, procuratrice dell’Audiencia Naciónal, esperta di terrorismo jihadista, diritti umani e giustizia universale, molto vicina all’ex giudice Baltasar Garzón, che guiderà la Giustizia.
Ma anche altri ministeri importanti come l’Economia – Nadia Calviño – o la Difesa – Margarita Robles. E poi Sanità, Lavoro, Istruzione. I dicasteri sono in tutto diciassette, quattro in più dell’ultimo governo Rajoy. Ma ieri sera, nella conferenza stampa, Pedro Sánchez, ha voluto sottolineare che ha resuscitato il ministero per la Cultura – abolito da Rajoy -, e aggiunto un ministero per la scienza affidato a un ex astronauta, Pedro Duque, 55 anni, che venne selezionato dall’Agenzia spaziale europea per far parte del primo team di astronauti e che viaggiò nello spazio nel 1998.

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