Il pregiudizio contro le donne al comando

La Stampa 4 aprile 2018   – Sofia Ventura

Il rapporto delle donne con la politica, il potere, l’assunzione di responsabilità istituzionali, la costruzione del discorso pubblico, in Italia, nel 2018, ancora costituisce un «problema».

L’appartenenza di genere pesa non solo sulla possibilità di intraprendere una carriera politica, ma – soprattutto – di raggiungere ruoli apicali. La politica italiana, chiusa nelle sue consorterie, è vecchia e misogina. Eppure, sono ormai passati più di settant’anni dall’estensione del voto alle donne. Numerosi studi hanno evidenziato come nell’ambito politico, se progressivamente le donne hanno ottenuto nuovi spazi, proprio i ruoli di comando rimangono in molti casi esclusiva maschile. È il soffitto di cristallo, infranto in politica da donne come Merkel e ancor prima Thatcher, per citare esempi conosciuti, ma donne capi di Stato e di governo si hanno o si sono avute nel Nord Europa, in America Latina, a Malta e in Bangladesh, in Croazia, in Nepal, in Corea del Sud. In Italia no. Il soffitto resiste. 72 anni di Storia repubblicana hanno visto soltanto uomini alla Presidenza della Repubblica o del Consiglio. Leggi il resto »

Una donna al governo del Paese

Pubblichiamo questo editoriale del Direttore de La Stampa, Maurizio Molinari,  che pone finalmente un tema che è stato assente in tutta la campagna elettorale (come peraltro tutti i temi di genere su cui si sono spese parole solo da parte di pochissime donne).

Il commento che ci pare opportuno fare è però che, come già detto per l’elezione della Presidente del Senato,  che se l’indicazione  di una donna a Presidente del Consiglio  rappresentasse solo l’elemento di novità,  e si focalizzasse l’entusiasmo solo per una scelta innovativa e mai avvenuta prima…allora no grazie.

Proprio perchè i temi che indurrebbero ad un cambiamento di rotta e che il Direttore Molinari ha così ben sottolineato,  sono di vitale importanza per il nostro Paese, vorremmo che questa sfida fosse raccolta, ma che la prima volta di una Donna che riveste la carica di Presidente del Consiglio fosse caratterizzata da una donna che ci rappresenti veramente, che  come dice Sofia Ventura nel suo editoriale  sul La Stampa del  3 aprile 2018   sia ” una donna che abbia costruito la propria storia, la propria strada, senza bisogno di essere miracolata dai soliti maschi che premiano figure compiacenti, e costituirebbe uno squarcio nel fondale del palcoscenico della nostra stanca politica.”

La Stampa 1 aprile 2018    Maurizio Molinari

Per l’Italia che il 4 marzo si è recata alle urne chiedendo un forte rinnovamento della classe politica è arrivato il momento di avere una donna alla guida del governo. Il risultato del voto non potrebbe essere più evidente perché oltre la metà degli elettori ha votato per partiti anti-establishment ed a prescindere da quale sarà la combinazione di forze che esprimerà il nuovo presidente del Consiglio, l’opportunità di avere in Italia la prima donna premier ha un valore strategico. E’ un interesse nazionale. Per tre ragioni convergenti che nulla tolgono al valore degli uomini candidati al medesimo ruolo.

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LA PARITÀ UOMO-DONNA DIMENTICATA DALLA SINISTRA

La Repubblica 13 marzo 2018       MICHELA MARZANO

La parità uomo-donna è ancora molto lontana in Italia, e la politica non aiuta nemmeno quando ci si proclama di sinistra, anzi.
Nonostante il nuovo Parlamento sia il più “rosa” della storia repubblicana con il 34% di deputate e senatrici, ci sono più donne elette nel M5S e in Fi di quante non ce ne siano nel Pd o in Leu, facendo sorgere il sospetto che il principio di uguaglianza piaccia molto quando si tratta di rivendicarlo, ma resti poi lettera morta quando si passa dalla teoria alla pratica. Certo, la nuova legge elettorale prevedeva nelle liste l’alternanza di genere. Ma è stato facile aggirare l’ostacolo con lo stratagemma delle pluricandidature femminili: mettendo le stesse donne capolista in più collegi, una volta avuti i risultati e scelto il collegio in cui farsi eleggere, sono stati tanti i posti che si sono liberati per i maschi. Per non parlare poi della situazione ai vertici del Pd: gli unici nomi che circolano in questi giorni per la segreteria sono maschili.

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Il potere politico non è rosa: più donne al vertice ma il comando non è loro

La Repubblica 8 novembre 2017     – Luisa Grion

L’inchiesta. La disparità di genere si allarga anche se la presenza femminile incide di meno portando l’Italia a scendere nella classifica mondiale. Ecco cosa succede al governo e nelle Authority

ROMA – Sono tante e contano poco: difficilmente entrano nella stanza dei bottoni e quando lo fanno, non li pigiano ma si limitano a guardare. In Italia – dicono le classifiche mondiali – le donne stanno tornando indietro: in quella elaborata dal World Economic Forum sul gender gap, le disparità fra l’universo maschile e quello femminile, siamo appena precipitati all’82esimo posto (su 144 Paesi). Davanti c’è chi magari sta peggio economicamente – dalla Mongolia all’Uruguay – ma che fa meno questioni di genere. Tutto comunque parte da lì: dalla stanza dei bottoni. Leggi il resto »

Donne: bilancio in chiaroscuro su politica e imprese

Corriere della sera – La 27 ora            3 luglio 2017                             Alessia Mosca *

I commenti seguiti alle elezioni amministrative nell’ultima settimana hanno taciuto una prospettiva importante, quella di genere, che racconta la sconfitta più desolante. Le sindache elette sono state 101, su un totale di 836 comuni. Il 12% nel totale dei comuni, che scende al 9% nei comuni capoluogo. Un dato persino in peggioramento rispetto alle elezioni amministrative dello scorso anno. Non solo: dei 2.590 candidati alle amministrative, le donne erano 453, ovvero il 17,5 per cento. Sono numeri evidentemente troppo bassi per poterci permettere di ignorare l’esistenza di un problema sistemico e attribuire il risultato alla differenza tra competenze dei candidati. Leggi il resto »