Invito al voto: abbiamo una grande responsabilità!

Laura Onofri

Mancano solo due giorni al voto.
Mai come questa volta abbiamo tutte e tutti una grande responsabilità e mai come questa volta sentiamo la necessità di lanciare  un appello perchè si possano continuare ad affermare i nostri diritti, perchè si possa continuare a manifestare liberamente, perchè la libertà d’espressione non sia solo sulla carta, perchè sessismo, fascismo e razzismo, tutte facce della stessa medaglia, siano affrontati e avversati con decisione e senza tentennamenti.

Per questo dobbiamo essere consapevoli che un voto non vale l’altro, che le formazioni politiche non sono tutte uguali, come la vulgata populista vuole farci credere.

Chi come noi si occupa da anni dei diritti delle donne, delle loro discriminazioni, del tema della violenza, sa bene che questi temi possono essere affrontati in tanti modi diversi. Che la libertà e l’autodeterminazione delle donne non hanno per tutti i partiti lo stesso valore.

La minaccia di un arretramento sui diritti per tutte e tutti nel nostro Paese è reale. Teniamolo presente il 4 marzo: andiamo a votare e votiamo responsabilmente.

Nuovi voucher, vecchi problemi

in.Genere  13 ottobre 2017    – Alberto Mazzon

Nel 2016 sono stati più di 134 milioni i voucher utilizzati per la retribuzione del lavoro accessorio. Un fenomeno che ha riguardato circa 1,7 milioni di lavoratrici e lavoratori. Ora, l’introduzione dei nuovi strumenti di retribuzione occasionale sembra addirittura facilitare il sommerso, mettendo a rischio soprattutto le donne. Capiamo perché

Di lavoro accessorio si parla dal 2003, anno a cui risale l’introduzione della remunerazione delle attività lavorative occasionali di breve durata, sia domestiche, che in settori come quello alberghiero e della ristorazione. La progressiva liberalizzazione che ha accompagnato l’uso dei voucher – il sistema di pagamento alla base del lavoro accessorio – ne ha poi determinato una straordinaria espansione tra il 2012 e il 2016. Un successo che al lavoro accessorio è costato dure critiche – come quella di essere oggetto di abusi e responsabile di un’eccessiva precarizzazione del lavoro – tanto che la Cgil ne aveva proposto l’abolizione con un referendum abrogativo che poi è stato anticipato dalla decisione del governo di abrogare la normativa sul lavoro accessorio a marzo 2017, e dalla promessa di impegnarsi a fornire a famiglie e imprese uno strumento alternativo per la retribuzione delle prestazioni di lavoro occasionali.

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I nuovi diritti che rischiano di cadere nel vuoto

HuffPost    11 settembre 2017      –    Luca Francescangeli Country Director Italy

La legislatura è ormai agli sgoccioli e l’agenda dei diritti è sempre più messa in un angolo.

Il 12 settembre il Parlamento tornerà finalmente in attività, dopo aver goduto dell’ultimo e più lungo periodo di ferie di questo mandato. Il calendario dei lavori è già zeppo di scadenze ineludibili, prima tra tutte le legge di stabilità, che avrà una corsia preferenziale. Poi c’è la nuova legge elettorale: un’incognita nei contenuti, una certezza per il polverone che solleverà tra i vari schieramenti. D’altronde entro sei mesi, o poco più, andremo a votare, siamo ufficialmente in campagna elettorale (o forse non ne siamo mai usciti da febbraio 2013…)

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Le battaglie del lavoro domestico in un e-book

inGenere         20 giugno 2017

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro sono 67 milioni nel mondo le persone che lavorano nel settore domestico. Le battaglie per il riconoscimento dei diritti sono iniziate da meno di vent’anni. E nonostante i progressi raggiunti in questa direzione – si pensi alla convenzione n.189 sul lavoro domestico dignitoso emessa proprio dall’Ilo nel 2011 – è ancora molta la strada da fare affinché una delle forze lavoro più invisibili al mondo venga adeguatamente valorizzata.

Lo racconta bene l’e-book appena uscito Domestic workers speak: a global fight for rights and recognition curato dal gruppo di ricerca DomEqual e disponibile gratuitamente sulla piattaforma Open Democracy. Leggi il resto »

È tempo di riconoscere il contributo femminile alla scienza

L’Huffington Post – 11 febbraio 2017   – Vichi De Marchi

La buona notizia è che l’Europa occidentale è la regione del mondo dove minore è il differenziale tra condizione maschile e femminile. Non che viviamo in un Eldorado. Lo stacco tra i sessi è ancora del 25 per cento a svantaggio delle donne, misurato da The Global Gender Gap Report 2016 del World Economic Forum. Ma altrove si sta peggio. La cattiva notizia è che in questa zona della “tre quarti parità” ci sono alcuni paesi (i soliti) – Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia – che sono virtuosi e altri dove, invece, la forbice della disparità si allarga. Tra quest’ultimi ci sono Cipro, Malta, Grecia e anche la nostra Italia. C’è però un settore dove la quasi parità si sta raggiungendo ed è quello dell’istruzione. Leggi il resto »