Cosa resta del diritto se magistrati autorevoli giocano con il potere (maschile)?

Corriere della sera  La 27 ora  –     12 dicembre 2017         Antonella Anselmo

Nel Bel Paese, quello delle consorterie, dei gruppi di pressione, delle caste mancava solo questa notizia: magistrati di assoluta autorevolezza in posizioni apicali per l’accesso alla magistratura e per la difesa delle dignità delle donne che, organizzati in vere e proprie sette, piegavano le loro alte funzioni a scambi sessuali e comportamenti intimi imposti. Il volto più miserevole e vergognoso del potere: quello che infanga istituzioni democratiche chiamate a garantire lo Stato di Diritto.

Mi chiedo che speranza hanno le nostre battaglie giudiziarie per l’eguaglianza di genere, per la dignità delle donne, per la tutela della persona, per il rispetto delle Istituzioni. Persino future magistrate, con un bagaglio di cultura giuridica adeguato, si sentono spinte ad accettare regolamenti e contratti che sono un’offesa profonda alla dignità di apparati pubblici e delle persone che ne ricoprono ruoli di responsabilità. Mi auguro che le notizie di questi giorni siano smentite come neve al sole da indagini accurate dei massimi organi di autogoverno della magistratura.

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QUESTIONI DI GENERE NEL DIRITTO: IMPLICITI E CRITTOTIPI

Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce
Torino, via Santa Maria n. 1
10 giugno 2015 ore 18.30

Presentazione del libro
QUESTIONI DI GENERE NELDIRITTO: IMPLICITI E CRITTOTIPI
a cura di Lucia Morra e Barbara Pasa

INTRODUZIONE: Emiliana OLIVIERI, Presidente Fondazione dell’Avvocatura torinese “Fulvio Croce”

Maria SPANO’, Componente C.P.O. Ordine Avvocati Torino

NE DISCUTONO: Bianca GARDELLA TEDESCHI, Professore di Diritto Privato Comparato -Università del Piemonte Orientale

Lucia MORRA, Docente di Logica e Filosofia , Università degli studi di Torino

Barbara PASA, Professore di Diritto Privato Comparato ,
Università degli studi di Torino

Segue aperitivo

Le leggi delle donne: ecco il libro

La Fondazione Nilde Iotti ha raccolto in volume le leggi che hanno avuto le donne principali protagoniste, descrivendo le norme più importanti. Il libro in allegato in PDF.

Redazione – Giulia.globalist.it
 
Martedì 22 Maggio 2012 23:43
 

La Fondazione Nilde Iotti ha raccolto in volume le leggi che hanno avuto le donne come principali protagoniste: esso dimostra quanto sia stato profondo il cambiamento sociale, culturale e giuridico promosso dalle donne nel corso della vita repubblicana.
Una iniziativa importante per guardare al futuro riconoscendo le nostre radici.
Pubblichiamo la presentazione di Livia Turco e, in allegato, il volume “Le leggi delle donne” in formato PDF.

Le donne sono state protagoniste della nascita e della costruzione della nostra Repubblica. Hanno partecipato alla battaglia di liberazione contro il fascismo ed il nazismo, per la libertà e la democrazia. Hanno conquistato attraverso il loro impegno, che si è dispiegato a partire dal Risorgimento, il diritto di voto e si sono mobilitate per convincere le cittadine ad esercitare questo loro fondamentale diritto. Appello che fu raccolto e nel 1946 la stragrande maggioranza delle donne andarono a votare. Le donne hanno contribuito alla stesura della Costituzione e poi hanno determinato il cambiamento profondo della nostra società, i suoi costumi e valori, le sue condizioni di vita, le sue leggi.

La Repubblica italiana può dunque essere definita di donne e di uomini, essa ha delle madri e dei padri. Proprio perché le donne come gli uomini ne sono state pienamente protagoniste.

Ma le donne sono state le protagoniste fondamentali del cambiamento successivo, quello che ha cercato di inverare i valori della nostra Costituzione. Lo si può leggere attraverso le leggi che hanno cambiato l’Italia e che hanno avuto come autrici le donne, sia nei movimenti autonomi, sia nei partiti che nelle istituzioni.

In questo piccolo libro raccogliamo in ordine cronologico le leggi che hanno avuto le donne come principali protagoniste e descriviamo il contenuto di quelle più importanti. Esso dimostra quanto sia stato profondo il cambiamento sociale, culturale e giuridico promosso dalle donne nel corso della vita repubblicana.

C’è un filo rosso che attraversa queste leggi. La promozione della dignità della persona umana attraverso l’inclusione sociale, l’inserimento nel lavoro, la lotta alle discriminazioni, la valorizzazione dei legami familiari. La promozione della parità ed il riconoscimento della differenza femminile. Queste leggi delineano un sistema di welfare solidale, attivo, che prende in carico ciascuna persona, all’interno di uno sviluppo economico che valorizza le risorse umane. Delineano altresì una dimensione della cittadinanza che deve essere – per tutti – cittadinanza sociale, civile e politica.

Promuovono una nuova cultura del lavoro, che deve essere fonte di dignità per tutti, anche delle persone più fragili e che deve saper costruire un’alleanza con gli altri tempi della vita, promuovendo la responsabilità maschile nei tempi di cura delle persone e della famiglia. Questa nuova concezione del lavoro inizia con la legge 860 del 1950 e si conclude con la legge 8 marzo 2000 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione, per il coordinamento dei tempi della città”.

Esse sono il frutto di una democrazia basata sul dialogo tra culture, sulla condivisione di valori, sulla partecipazione attiva dei cittadini. Ciascuna di queste leggi porta il timbro di una concezione e pratica della politica che le donne hanno sempre orgogliosamente rivendicato perché concretamente praticato: l’attenzione al bene comune, la relazione con le persone, la condivisione di valori e responsabilità.

Molte delle leggi qui raccolte restano purtroppo poco applicate. L’esercizio dei diritti e dei doveri presuppone che ciascun cittadino sia consapevole dei medesimi, conosca le opportunità che le leggi mettono a disposizione.

Questo volumetto vuole dare un contributo perché ciascuna donna e uomo sia consapevole dei propri diritti, conosca le leggi, le utilizzi e le rispetti. Si impegni per cambiarle e migliorarle. Questa è per altro la finalità della Fondazione Nilde Iotti. Promuovere la ricerca storica, contribuire a ricostruire la storia delle donne nel nostro Paese, in particolare quella politica ed istituzionale, per trasmetterla ai giovani ed alle giovani. Far vivere i valori che le nostre madri hanno seminato e fatto crescere nella storia del nostro Paese. Per le generazioni future.

Livia Turco

 

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Lombardia: calano gli aborti, ma il 65 per cento dei ginecologi è obiettore

È quanto denuncia il gruppo consiliare regionale di Sinistra ecologia e libertà. Nel 2010 gli aborti sono stati 18.959, 741 in meno rispetto al 2009. I ginecologi sono 888, ma 565 non fanno interruzioni di gravidanza
Milano – In Lombardia calano gli aborti, ma il 65% dei ginecologi sono obiettori e le donne migrano nelle province dove è più facile l’interruzione di gravidanza. È quanto denuncia il gruppo consiliare regionale di Sinistra ecologia e libertà. Nel 2010 gli aborti sono stati 18.959, 741 in meno rispetto al 2009. I ginecologi sono 888, ma 565 non fanno interruzioni di gravidanza. “Il calo degli aborti è segno che la legge 194 funziona -spiega Chiara Cremonesi, capogruppo Sel al Pirellone-. In alcuni ospedali però ci sono situazioni che gridano vendetta”. All’ospedale S.Anna di Como 23 ginecologi su 26 sono obiettori, a Crema 8 su 12, a Treviglio (Bergamo) 24 su 28, al S.Matteo di Pavia 11 su 16, al S. Antonio di Varese 21 su 23. “Questo comporta che le donne tendono a rivolgersi negli ospedali in cui ci sono meno obiettori -spiega Chiara Cremonesi-. E a volte vanno in altre province rispetto a quella di residenza”. Come accade in quella di Como: le residenti che hanno abortito nel 2010 sono state 791, ma l’Asl di Como ne ha effettuate 578. “Le altre sono andate altrove, magari nella provincia di Milano” sottolinea il capogruppo Sel. A Milano infatti nel 2010 gli aborti sono stati 6.452, ma 2340 erano di donne di altre province. Nel capoluogo lombardo su 318 ginecologi gli obiettori sono infatti il 56%, meno che nelle altre province lombarde. Unica eccezione l’ospedale Niguarda con 20 obiettori su 24 medici. L’ altra provincia da cui si migra per abortire è quella di Lodi, dove le interruzioni di gravidanza sono state nel 2010 360, ma le donne che hanno abortito sono state 420. Stessa situazione nei territori delle Asl di Legnano (847 aborti e 1422 donne) e Melegnano (756 aborti e 1096 donne). “Un numero cosi elevato di medici obiettori desta sospetti, probabilmente non sono dettate da motivazioni etiche e religiose troppo elevate. Sono il frutto della lotizzazione ciellina della sanità lombarda: chi obietta fa carriera, gli altri no”, conclude Chiara Cremonesi. (Dp)