LA BELLEZZA NON HA PESO di Michela Marzano

La Repubblica 6 aprile 2018  – Michela Marzano

Sono grassa, e allora? Se Beatrice lo avesse pensato, se lo fosse ripetuto e ci avesse creduto veramente, mercoledì mattina, forse, non si sarebbe buttata giù dai binari alla stazione di Torino Porta Susa nel momento in cui stava arrivando il treno che avrebbe dovuto portarla a scuola. Ma Beatrice non lo pensava. Al contrario.
«Sono troppo grassa», aveva annotato sul suo diario. Prima di scrivere nell’ultima pagina «addio» ai propri genitori, scusandosi per quel gesto che, molto probabilmente, aveva già in mente di compiere.
Beatrice aveva 15 anni, e tutta la vita davanti.
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Ma quei “ chili di troppo” dovevano pesarle “ troppo”, impedendole forse di rendersi conto che il proprio valore non aveva nulla a che vedere né con i chili né con i selfie né con tutto quello che i compagni di classe potevano o meno dire o pensare. Il valore di ognuno di noi è indipendente dall’apparire o dal fare; il valore di ciascuno c’è, c’è sempre: è inerente al fatto stesso di essere una “persona” (e non una semplice “cosa”) e di possedere quindi un’intrinseca dignità. Ma se nessuno ce lo insegna, ce lo fa capire, ce lo comunica o ce lo trasmette, come facciamo a saperlo? Semplice (e drammatico al tempo stesso): non lo si sa, oppure ce lo si dimentica, oppure non lo si dimentica ma non ci si crede, e allora si passa l’esistenza intera a fare di tutto per “ meritare” la considerazione e il rispetto altrui, immaginando che il proprio valore non sia qualcosa di acquisito, ma sempre sfuggente, impalpabile, irraggiungibile.
Il nodo centrale della sofferenza esistenziale di tanti ragazzi e tante ragazze di oggi è proprio questo: l’assenza della consapevolezza del proprio valore intrinseco, nonostante questo valore appartenga, appunto, a ognuno di noi. E allora basta un nulla per rimettere tutto in discussione e sbriciolarsi di fronte alle difficoltà. Basta un commento o una frase maldestra per farci dubitare di essere adeguati. Basta un chilo di troppo o di meno per farci sentire “sbagliati”. Quando si parla della fiducia in se stessi — che è poi la base stessa della fiducia negli altri, nel futuro e nella vita, visto che è solamente quando si crede in sé che si può anche credere negli altri e proiettarsi nell’avvenire — in fondo non si parla d’altro che della certezza di valere: valere sempre e comunque, anche quando non si è all’altezza delle aspettative altrui, anche quando ci si scopre meno intelligenti, meno belli, meno sensibili o meno spiritosi di quanto non si fosse fino ad allora immaginato. Tanto nessuno di noi è esattamente come gli altri vorrebbero che noi fossimo; nessuno di noi è esattamente come noi stessi vorremmo essere. Arriva sempre un momento in cui ci si scopre diversi, “ altro”, semplicemente “meno”.
Certo, vivere in un mondo fatto di immagini e relazioni virtuali in cui chiunque si sente sempre in dovere di dire la sua o di criticare, sottolineando ogni minima mancanza o imperfezione rispetto a ideali spesso disincarnati, non aiuta affatto: ci si compara, ci si svaluta, ci si sente incapaci o inadeguati molto più facilmente di prima.
Certo, crescere con il terrore costante di non essere all’altezza dei propri sogni o delle aspettative degli adulti, che fanno fatica a “riconoscere” i più piccoli per quello che sono, amandoli indipendentemente dai risultati che ottengono o dagli sforzi che fanno, dà difficilmente accesso alla consapevolezza del proprio valore. Ma il problema è tutto qui. Fino a quando non si capirà che la fiducia in sé è il frutto del riconoscimento che si riceve quando si è bambini — e quindi dell’amore, del diritto e del lavoro, come spiega bene il filosofo tedesco Axel Honneth che ha fatto del riconoscimento il concetto cardine del vivere-insieme — e che senza fiducia in se stessi nessuno può essere in grado di “tenersi su da solo”, e quindi accettarsi per ciò che è, e quindi anche tollerarsi nonostante le proprie fratture e le proprie fragilità, non si riuscirà nemmeno ad aiutare i più giovani a percepire il proprio valore e pensare, dirsi e ripetersi, come nel caso di Beatrice: sono grassa, e allora?

“Basta insulti e minacce alle donne ma per fortuna la Rai ci risparmia le miss” di Stefanella Campana

da La Stampa.it – blog 20 luglio 2013

Non c’è stata una più diffusa e generale reazione, levata di scudo contro gli insulti, le volgarità, le violenze razziste, le minacce contro le donne di ogni colore politico, in quanto donne: dalla Boldrini alla Kyenge, dalla Carfagna alla Idem: puttana, orango, minacce di stupro, giusto per ricordare. Gli autori “assolti” in troppi casi, minimizzando le loro responsabilità. Un altro segnale dell’arretratezza culturale del nostro Paese che si aggiunge al dramma della mattanza quotidiana di donne che qualcuno cerca persino di negare. In compenso c’è chi si scandalizza perché la Rai non ci mostrerà – per la prima volta – la carrellata di donne con numerino in concorso per miss Italia, in attesa di sapere se le loro gambe, fondo schiena e viso saranno premiati. Uno show deprimente che relega le donne solo a corpo e immagine. Mi auguro che le giovani donne che vogliono farsi apprezzare e conoscere nel mondo dello spettacolo puntino soprattutto sul proprio cervello e preparazione. Bene ha fatto la Rai a dare un segnale di cambiamento. Troppe volte si dimentica di essere un servizio pubblico (per il quale paghiamo un canone), in cui i due generi, uomo e donna, dovrebbero trovare spazio e visibilità con lo stesso rispetto. Vorrei che ci si scandalizzasse quando le donne vengono ignorate per le loro opinioni e idee, quando vengono usate come contorno muto, in genere svestite, quando le loro azioni, le loro attività, il loro impegno nella vita e nel lavoro non fanno notizia.

«In Rai più spazio alle donne “normali”»

22 agosto 2012

Il Secolo XIX – Savona

Patrizia Albanese

Alassio – Raccomandazioni non ne ha (ancora) ricevute. Ma suggerimenti sui programmi, sì. «Dalle persone amiche». E se «è ancora troppo presto per parlare di palinsesti, peraltro già fissati per tutto il 2012», non c’è invece alcun dubbio su come cambierà il ruolo femminile in tivù. Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, lo dice chiaro: vuol «vedere donne normali che abbiano capacità, competenze e professionalità».

Insomma, largo alle donne «che possono e devono emergere». Ma «non puntando sulla bellezza». Che va benissimo, per carità. A patto che non sia l’unico requisito, per stare davanti alle telecamere. Che nel 2013 daranno anche «ampio spazio ai giovani, con programmi a loro dedicati». Fedele al suo stile di vita, immutato dopo l’incarico al vertice della Rai – poco più di un mese fa – Anna Maria Tarantola anche quest’estate è in vacanza ad Alassio. Sempre ai “Bagni Alba”, defilato stabilimento – molto chic – che la vede sdraiata sotto un ombrellone in terza fila. Con a fianco il marito, le figlie, i generi e i nipotini. In un’Italia di vip veri e presunti preceduti dalla scorta – anche in hotel balneari – Anna Maria Tarantola è circondata esclusivamente dalla famiglia. In apparenza. Già, perché di preservare la privacy della neo-presidente s’incarica direttamente – e senza che nessuno l’abbia allertato – uno dei bagnini. Forse intenerito da questa signora di mezza età, in costume nero e pareo, ancora con la pelle chiarissima. Sia perché al mare scende prestissimo, sia perché resta quasi sempre sotto l’ombrellone. Quest’anno, a studiare dossier in vista del Cda Rai della ripresa dopo le ferie estive, fissato per i primi di settembre. Mentre la nipotina la chiama per giocare.

Non sa ancora di avere una nonna famosa.

«Per carità. Sono una donna normale».

Che ha detto basta a botox e silicone in tivù: stop alle rifatte.

«Non usiamo toni enfatici. Ma è vero che mi piace poco la donna com’è presentata. Amo la donna normale. Con le sue capacità, competenze e professionalità che possono e devono emergere».

E se sono carine?

«Meglio. Ma non si deve puntare esclusivamente sulla bellezza per emergere. Pur non sottovalutando l’importanza dell’aspetto estetico».

Allora, spazio alle “normali”?

«E’ uno dei tanti obiettivi».

Fra le molte priorità?

«Mettere i conti in ordine, senza dubbio alcuno. I problemi economici vanno affrontati e risolti».

Partendo da?

«La prego, non mi faccia dire di più».

Abbasserà i cachet?

«Modalità e azioni per riportare equilibrio economico rientrano nel piano industriale, di breve e medio periodo, da parte del direttore generale. Bisogna essere corretti nelle procedure».

Anche a Mediaset sono stati segati i compensi: Belen e Michelle Hunziker ad esempio.

«Nel dettaglio, non vorrei entrare. Ma è ovvio che si interverrà su tutto».

Trasmissioni comprese: più di servizio?

«Sì. Ogni tre anni, scade il contratto di servizio tra Rai e ministero dell’Industria. Fra breve dovremo ridiscuterlo. Cercheremo d’intervenire, rendendo la Rai “più servizio pubblico”>.

Qualcuno è in allarme: la Rai torna bacchettona?

«No. Più servizio pubblico non vuol dire far cose noiose o da bacchettoni».

Ma lei cosa vorrebbe vedere in tivù?

«Molte più cose per i giovani. Cose interessanti e divertenti. Ma con dei valori. Proprio perché la tivù è un mezzo forte, che arriva a tutti».

Il de profundis di Jessica Rabbit.

«Noi donne abbiamo tantissime capacità, che è giusto far emergere. Purché si tratti di “donne vere”».

Il suo messaggio è già arrivato: a Miss Italia bikini al rogo, torna il costume intero.

«Non c’entro. E’ stata una scelta degli organizzatori».

Hanno ancora senso questi concorsi?

«Non ci ho ancora ragionato sopra».

Siamo inondati dai cuochi televisivi. Sa cucinare?

«Come tutte le donne sono multitasking: moglie, madre, nonna, dirigente d’azienda e cucino».

Troppi fornelli in tivù?

«Non entro nel merito».

Ma la tivù la guarda?

«Nel tempo libero, certo. Ora ho nove tivù accese, che non guardo. Lavoro».

Ha fama di mattiniera.

«Da sempre, mi alzo alle 6.15. Faccio colazione e guardo il telegiornale».

Canale?

«Alterno RaiNews e Tg1 delle 6.30».

Guarda anche la concorrenza?

«Ovvio».

Sono più bravi?

«Dipende dai programmi. Posso dire una cosa?».

Prego.

«La Rai è meglio di come la descrivono. E ha programmi bellissimi. Alcuni su reti specializzate: Rai4, Rai5, Rai Educational, sono molto interessanti. Viene trasmessa anche l’Opera».

Scendiamo un po’: la Lotteria resta?

«Il palinsesto fino a dicembre 2012 è già stato fatto. Per il 2013, si farà. Ascoltando le proposte del direttore generale e dei consiglieri».

Dando spazio ai giovani?

«A loro e agli over fifty, il nostro target. Ci penseremo».

E le fiction, cavallo di battaglia Rai?

«Sono oggetto di valutazione».

Raccomandazioni ne ha avute?

«No».

Consigli sui programmi?

«Sì, parecchi. Da persone amiche. Tutti concordano».

Su?

«Dare più spazio alle donne. Con programmi meno banali. Più cultura. Più specificità per i giovani».

Evitando tutto il chirurgo plastico minuto per minuto.

«Quello no. Non si può fare un programma di un’ora e mezza, che giudico eccessiva, sulla chirurgia plastica. Rispetto chi la sceglie, per carità. Ma in tivù si può parlare anche d’altro. Anche perché un altro dev’essere il messaggio».

Ovvero?

«Che le donne sono belle come sono. Specie se giovani. Già quella è una bellezza. Ripeto: senza demonizzare scelte personali e la libertà di poter scegliere è importante. Ma la tivù è anche altro».

Lei in spiaggia sfoggia un costume nero olimpionico…

«Mai messo il bikini. Intero è più elegante».

Si aspettava la telefonata del premier?

«Proprio no. E’ stata una sorpresa».

Scusi, che cosa le ha detto il presidente del Consiglio? “Anna Maria c’è bisogno di te per far quadrare i conti in Rai”?.

«Ci diamo del lei… Mi ha dato poco tempo per pensarci. E anche se è una parola un po’ grossa, ho accettato per spirito di servizio».

I suoi detrattori più perfidi la definiscono un Monti in gonnella. Dicono persino che vi somigliate.

«No. Io sono Anna Maria Tarantola».

Link articolo: www.ilsecoloxix.it/p/savona/2012/08/22/APelaoFD-spazio_normali_donne.shtml?fb_action_ids=10151135223807240&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=246965925417366

“Meno chirurgia estetica” La donna in tv e la svolta di Anna Maria Tarantola

La presidente Rai sta pensando a «una linea editoriale che ridia forza e significato alla dignità e alla presenza delle donne»

12 Agosto 2012

La 27esima ora – Corriere della Sera

Paolo Conti

Anna Maria Tarantola, neopresidente della Rai, si è portata in vacanza diversi dossier su viale Mazzini, tutti appuntati a mano (cartellini formato quaderno) con la sua minuta e ordinata grafia in corsivo ormai nota a chiunque l’abbia incontrata al Settimo Piano del Potere.

Uno è interamente dedicato all’immagine della donna. Tra i tanti incontri che Tarantola ha già avuto poco prima della pausa estiva, con direttori di rete e testate, alcuni hanno avuto quel tema che le è caro da sempre: la realtà femminile nella società italiana. In questo caso, visto il suo impegno a viale Mazzini, in un servizio pubblico radiotelevisivo che, stando alla lettera del Contratto di servizio Rai-Stato in scadenza a fine 2012, dovrebbe garantire (articolo 2) una programmazione

«rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna»

e (articolo 3)

«una più moderna rappresentazione della donna nella società, valorizzandone il ruolo, e rispettando le limitazioni di orario previste a tutela dei minori».

Ma, come ha dimostrato la discussa farfallina sul basso ventre di Belen durante l’ultimo Sanremo, il rispetto di quell’impegno è ancora lontanissimo, nonostante le tante dichiarazioni formali di intenti della precedente direzione generale, i seminari, i documenti. Tarantola, a quanto è trapelato da questi colloqui informali, si sarebbe interrogata sul senso di alcuni contenitori mattutini soprattutto quando dedicano spazio alla chirurgia estetica e quindi solo all’aspetto esteriore delle donne. Stessa analisi per l’intrattenimento serale, dove trionfa una «proposta» della donna tuttora mediata, spesso acriticamente, dalla tv commerciale.

La presidente, insomma, avrebbe in mente, tra le tante iniziative dell’autunno, non solo la «Spending review» sui conti Rai ma anche un deciso intervento sulla questione femminile. Probabilmente un nuovo strumento, ovviamente messo a punto col direttore generale Luigi Gubitosi, ancora più vincolante e chiaro di quel codice etico

(«l’immagine della donna non deve rispondere a stereotipi riduttivi o strumentali»)

puntualmente eluso o dimenticato, basta seguire la programmazione quotidiana (mattina, pomeriggio, sera) per averne l’evidentissima dimostrazione .

Per capire quanto sia schietta, e non banalmente moralistica, questa preoccupazione basta rileggersi i suoi tanti interventi da vicedirettore generale della Banca d’Italia sul ruolo della donna.

Il più chiaro risale al 7 marzo 2012 al convegno «Le donne e l’economia italiana»:

«Un aspetto non toccato riguarda proprio il ruolo delle imprese nella promozione delle pari opportunità e nella valorizzazione dei talenti femminili. Un tema rispetto al quale sono molto sensibile».

Più in là, parlando del ruolo delle imprese:

«C’è l’ampio capitolo delle pratiche per la conciliazione tra famiglia e lavoro, pratiche di flessibilizzazione dei tempi e dei luoghi… e di gestione delle interruzioni del lavoro».

Tarantola è favorevole alle «quote rosa» e alla «costituzione di organi di verifica della parità all’interno dell’impresa» nella prospettiva di una «valorizzazione delle risorse femminili». Un universo distante anni luce dall’immagine della donna proposta soprattutto da Raiuno e Raidue (in contrasto con i prodotti più da servizio pubblico, spesso realizzati da donne per Raitre, Rai Educational, La Storia siamo noi, Rai Storia, quasi esistano due Rai).

Così come è stato raccontato nel film-documentario Il corpo delle donne, realizzato nel 2009 da Lorella Zanardo con Marco Malfi Chindemi, atto d’accusa sull’immagine femminile in tv, che ha aperto un lungo e incandescente dibattito all’interno della Rai.

Link articolo: http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-donna-in-rai-la-svolta-di-anna-maria-tarantola-serve-piu-rispetto/

VEDIAMOCI A MERANO – SEHEN WIR UNS DANN IN MERAN, 29 e 30 settembre 2012

SNOQ

2 Agosto 2012

“Dallo sguardo SULLE donne, allo sguardo DELLE donne”  è  il filo conduttore dell’evento “VEDIAMOCI A MERANO – SEHEN WIR UNS DANN IN MERAN”, che SeNonOraQuando – Es ist Zeit! – Alto Adige /Südtirol, organizza in collaborazione con il Comitato Promotore SeNonOraQuando, il Museo delle Donne di Merano e la Commissione Provinciale Pari Opportunità di Bolzano.

DOVE?

A Merano presso la Sala Civica in via Ottone Huber Nr.8

QUANDO?

Sabato 29 settembre dalle ore 14.00 alle ore 18.30

Domenica 30 settembre dalle ore 09.30 alle ore 13.00

CONTENUTI

Ci occuperemo della rappresentazione mediatica, in tutte le sue forme, della figura femminile.

Ci saranno alcuni interventi di rilievo da parte di relatrici e relatori che ci daranno spunti di riflessione per le due giornate e anche le/i partecipanti potranno intervenire sul palco, per un tempo massimo di 3 minuti ciascuna/o, attraverso interventi che rispondano alle seguenti due domande:

  1. Cosa ha provocato la nascita e l’affermazione di un punto di vista delle donne, che vedono e non sono più solo guardate?
  2. In che modo lo sguardo delle donne ha prodotto cambiamenti nella società?

Ai primi di settembre pubblicheremo  il programma dettagliato dell’evento.

ISCRIZIONI PARTECIPAZIONE

Per agevolarci nella gestione dei tempi e degli spazi chiediamo a coloro che intendano partecipare di iscriversi singolarmente all’evento ENTRO E NON OLTRE IL 5 SETTEMBRE 2012 compilando il modulo online al seguente link http://goo.gl/bs0aq.

INVIO INTERVENTI

Per poter programmare al meglio la scaletta, chiediamo gentilmente a coloro che vorranno intervenire sul palco di inviare, ENTRO E NON OLTRE IL 5 SETTEMBRE 2012, un riassunto del proprio intervento (max 10 righe) utilizzando il modulo presente al seguente link http://goo.gl/3j4pb, oppure compilando e inviando il modulo allegato all’indirizzo mail merano2012.interventi@gmail.com.

INFORMAZIONI VIAGGIO

Per chi arriverà in treno

Dalla stazione FFSS di Bolzano parte la linea ferroviaria regionale per Merano.

Il sabato c’è un treno ogni mezz’ora al minuto 02 e al minuto 35 fino alle 13.35.

La domenica c’è un treno  ogni ora al minuto 02.

Oltre al treno è presente un collegamento bus extraurbano per Merano. La stazione delle autocorriere è a pochi passi dalla stazione FFSS.

 

Per chi arriverà in auto

Autostrada A22 Modena-Brennero, uscita BOLZANO SUD.

All’uscita del casello seguire le indicazioni per Merano alla vostra sinistra, che vi porteranno alla superstrada SS38 detta “MeBo”. Prendere l’uscita MARLENGO.

INFORMAZIONI ALLOGGIO

E’ possibile prenotare i pernottamenti attraverso il sito dell’Azienda di Soggiorno di Merano, che ci supporta nella logistica http://www.meran.eu/index.php?lang=italiano utilizzando il menù a discesa “Alloggi” in alto a sinistra, oppure inviando una mail all’indirizzo info@meran.eu o telefonando al nr. 0473/272000.

Essendo Merano una località turistica spesso sede di eventi suggeriamo di prenotare con anticipo. Settembre risulta essere di fatto uno dei periodi di massima affluenza.

N.B.: BISOGNA PROVVEDERE PERSONALMENTE ALLA PRENOTAZIONE DEGLI ALBERGHI.

INFORMAZIONI PASTI

Attraverso la compilazione del modulo di iscrizione online, tramite il link sopra riportato, sarà possibile prenotare la cena del sabato e/o il pranzo della domenica da fare insieme a tutte/i coloro che desidereranno cenare e pranzare con noi. L’iscrizione ci permetterà di prenotare con anticipo.

Più saremo più sarà interessante l’incontro e il confronto. 

Per qualsiasi ulteriore informazione, consultate il blog http://senonoraquandobolzano.blogspot.it/2012/08/vediamoci-merano-sehen-wir-uns-dann-in.html?spref=fb o scrivete all’indirizzo mail senonoraquando.ospiti@gmail.com.

Link articolo: www.senonoraquando.eu/?p=11804