Così le aziende scoprono che la maternità è un punto di forza

Corriere della sera La 27 ora     –   26 ottobre 2016      Rita Querzè

 

“Che fortuna, ho appena avuto un figlio. E grazie alla maternità adesso farò passi avanti anche sul lavoro”. In un mondo perfetto – secondo Riccarda Zezza, amministratore delegato di Maam U, è proprio così che dovrebbe andare. Per questo l’imprenditrice – già promotrice della non profit Piano C ¬ coworking a Milano per le donne che vogliono lavorare avendo i figli nella stanza accanto – si è inventata un pacchetto di welfare per le aziende che non vogliono rinunciare al coinvolgimento delle dipendenti, anche quando diventano mamme. Iniziativa meno temeraria di quanto potrebbe sembrare.

Corso online anche per i papà

Perché in realtà le aziende interessate ci sono, eccome. Prendiamo un caso concreto: la multinazionale Unilever. Nell’ambito del cinquantesimo anniversario di presenza di Unilever in Italia, l’azienda sta spingendo ancora di più sulla sostenibilità, intesa anche come misure per andare incontro al benessere delle persone. In particolare, attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro e facilitazioni come la sala allattamento. Da ottobre, poi, in Unilever è partito Maam U. Il programma consiste in un corso online che l’azienda può acquistare per licenza. Sottoposto alle proprie collaboratrici in congedo (ma è disponibile anche per i neopapà) Maam U trasforma l’assenza in un master che mette a fuoco e rafforza le competenze di relazione, cura, empatia e gestione della complessità.

L’aumento della natalità in azienda

“In Unilever Italia sono donne il 40% dei dipendenti e il 52% dei nuovi assunti. L’ufficio del personale dell’azienda snocciola con orgoglio i numeri del coinvolgimento femminile: “In media da noi le dipendenti sfruttano sette mesi di congedo per maternità (compreso quello obbligatorio) contro una media nazionale di 11 mesi. Inoltre l’abbandono del lavoro dopo la nascita del primo figlio è limitato all’1% delle dipendenti contro. Il 22% dei dipendenti è donna”. “Unilever dà la possibilità di lavorare fuori ufficio e la piena flessibilità di orario nell’arco della giornata – racconta Angelo Trocchia, presidente e ad di Unilever Italia -. Gli effetti immediati sono un aumento della natalità in azienda (1,5 figli delle dipendenti Unilever contro l’1,3 della media italiana) e una più breve fruizione del periodo di maternità facoltativa rispetto a quello previsto in Italia. Riscontriamo che anche semplici iniziative come il nostro welcome mom’s pack o la sala allattamento in azienda possono essere un buon supporto per le mamme e con maam U vogliamo offrire un’ulteriore possibilità di crescita per valorizzare le loro nuove competenze acquisite durante il congedo”.

Far lavorare le donne come gli uomini? Un vantaggio per l’intera economia

Un studio del McKinsey Global Institute quantifica una spinta aggiuntiva alla crescita del 10-20% entro il 2025

La Stampa 12.04.2016 Roberto Giovannini

Sì, lo sappiamo: gli Stati Uniti sono una cosa, e l’Italia un’altra realtà (molto diversa e molto arretrata). Però sappiamo anche che quando si guarda ai fenomeni sociali ed economici, quel che accade negli USA ci aiuta a capire che cosa accadrà tra uno o due o tre lustri anche nella nostra lontana provincia dell’Impero. E dunque, signori maschi, è bene che cominciate a regolarvi: come riporta “The Atlantic”, citando un nuovo studio del McKinsey Global Institute, prima riusciremo a raggiungere una effettiva parità di trattamento sul posto di lavoro tra uomini e donne – in termini di retribuzione effettiva, di ore lavorate, e di accesso a posti di lavoro a tempo pieno e non solo parziale – e prima potremo sperare in una accelerazione notevole della crescita economica. Di cui beneficeremmo tutti, maschietti e femminucce.
Leggi il resto »

Quello spreco di talenti e il caso delle donne scoraggiate

Corriere della sera.it La 27 ora  / 2 aprile 2016  – Maurizio Ferrara

Serve una nuova agenda di governo per il lavoro femminile

La fotografia del mercato del lavoro diffusa dall’Istat segnala una tendenza preoccupante: l’occupazione femminile è ferma. Anzi, nel mese di febbraio quasi 50.000 donne sono diventate inattive per «scoraggiamento».

Difficile trovare un posto, ma ancor più complicato conciliare le esigenze familiari con un eventuale lavoro. Le donne che restano intrappolate nella famiglia sono 2,3 milioni. Il 40 per cento possiede un diploma superiore o una laurea: uno spreco enorme di abilità e talenti. Soprattutto al Sud, dove risiede quasi la metà delle scoraggiate. Leggi il resto »

Investire nella cura conviene. Non solo alle donne

Articolo di redazione, ingenere.it del 17/12/2015
Un recente studio condotto in Turchia rivela che l’impatto di un investimento pubblico nella cura dell’infanzia sarebbe positivo non solo per le donne, ma anche per gli uomini, per le persone meno qualificate e per le famiglie più povere
Un numero crescente di ricerche e documenti di policy sottolineano il ruolo fondamentale che gli investimenti in infrastrutture sociali di cura possono svolgere nella promozione di una crescita inclusiva favorendo nel contempo l’eguaglianza di classe e di genere[1]. Leggi il resto »