Quello spreco di talenti e il caso delle donne scoraggiate

Corriere della sera.it La 27 ora  / 2 aprile 2016  – Maurizio Ferrara

Serve una nuova agenda di governo per il lavoro femminile

La fotografia del mercato del lavoro diffusa dall’Istat segnala una tendenza preoccupante: l’occupazione femminile è ferma. Anzi, nel mese di febbraio quasi 50.000 donne sono diventate inattive per «scoraggiamento».

Difficile trovare un posto, ma ancor più complicato conciliare le esigenze familiari con un eventuale lavoro. Le donne che restano intrappolate nella famiglia sono 2,3 milioni. Il 40 per cento possiede un diploma superiore o una laurea: uno spreco enorme di abilità e talenti. Soprattutto al Sud, dove risiede quasi la metà delle scoraggiate. Leggi il resto »

Investire nella cura conviene. Non solo alle donne

Articolo di redazione, ingenere.it del 17/12/2015
Un recente studio condotto in Turchia rivela che l’impatto di un investimento pubblico nella cura dell’infanzia sarebbe positivo non solo per le donne, ma anche per gli uomini, per le persone meno qualificate e per le famiglie più povere
Un numero crescente di ricerche e documenti di policy sottolineano il ruolo fondamentale che gli investimenti in infrastrutture sociali di cura possono svolgere nella promozione di una crescita inclusiva favorendo nel contempo l’eguaglianza di classe e di genere[1]. Leggi il resto »

Perché in Italia si fanno sempre meno figli: il ruolo della precarietà femminile

di Francesca Modena e Fabio Sabatini, 13 gennaio 2011, www.neodemos.info

È passato un mese dalla seconda Conferenza Nazionale della Famiglia. L’evento, ideato come forum per la discussione di interventi a sostegno della famiglia, ha attratto l’attenzione dei media soprattutto a causa della defezione forzata del Presidente del Consiglio in seguito al Rubygate, che ha relegato in secondo piano il programma dei lavori. Eppure i temi affrontati dalla conferenza rivestono un’importanza fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del paese, soprattutto in tempi di declino della fecondità e costante invecchiamento della popolazione. Nel complesso è emersa la necessità di aiutare le famiglie mediante misure per il sostegno del reddito (si veda in proposito anche l’articolo di Paladini su questo sito), per favorire la conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, infine per la promozione del ruolo della famiglia nel sistema educativo e nella formazione di reti di mutua assistenza. Leggi il resto »

La penalizzazione delle madri nel mercato del lavoro italiano: un confronto fra coorti

di Michele Lugo, 13 novembre 2015, da www.neodemos.info

Le donne italiane e il mercato del lavoro

In Italia, rispetto al resto dei Paesi occidentali, la condizione delle donne sul mercato del lavoro è particolarmente negativa. Il tasso di occupazione femminile (fra i 20 e i 64 anni) è di poco superiore al 50%, molto basso rispetto alla media europea (che nel 2014 era del 63,5%) e la sua già lenta crescita sembra essersi interrotta (Eurostat 2015). Lo svantaggio delle donne italiane, pur coinvolgendo anche le donne senza figli, è particolarmente forte per le madri: il numero di donne che escono dal mercato del lavoro in seguito alla nascita di un figlio è stimato tra il 20% e il 25% (Casadio et al. 2008; Gutierrez-domenech 2005), nella maggior parte dei casi l’interruzione della carriera lavorativa delle madri non è temporanea come accade in altri Paesi occidentali – Germania, Regno Unito o Stati Uniti – ma permanente. Leggi il resto »