La manutenzione delle parole: perché è necessario aver cura della lingua

di Stefania Cavagnoli

Come molte donne e uomini, ho letto con fastidio gli articoli che sono usciti in data 4 ottobre su alcuni quotidiani, con titoli gridanti, quasi a fare scalpore, sulla presa di posizione di politiche leghiste rispetto all’uso corretto della lingua italiana. Rendendola in questo modo scorretta.

Gli articoli portano il titolo: Addio a “presidenta” e “ministra”: il Palazzo rinnega e resetta la Boldrini, e ancora: Intestazioni femminilizzate dalla Boldrini: si cambia.

Il fastidio è causato sia dalla forma, che sempre è sostanza, sia dal contenuto.

La forma citata è sbagliata (a proposito?), e dimostra un’ignoranza della lingua italiana: “presidenta” non è una parola italiana (si chiamava così Michelle Bachelet, in Cile), mentre lo sono “la presidente” e “il presidente”. Le regole per la declinazione al femminile sono le stesse che servono per tutte le parole della nostra lingua, e che, se ci fossero ancora dubbi, sono state ricordate e specificate già nel 1987, nel testo di Alma Sabatini, oltre che in moltissime guide e documenti di amministrazioni pubbliche, di centri di ricerca e dell’Accademia della Crusca. Leggi il resto »

Donne e Linguaggio

Pubblichiamo la lettera che Cinzia Ballesio, di SeNonOraQuando?Torino,  ha inviato alla Direttrice di Ddonna di Repubblica

“Buongiorno Direttrice

grazie per l’impegno e il contributo del suo giornale a favore delle donne, del loro lavoro e del riconoscimento dei loro ruoli.

 Grazie per tutti gli articoli  che sfatano i luoghi comuni e gli stereotipi femminili e che raccontano storie di donne che hanno contribuito e contribuiscono alla costruzione di questo mondo così complesso e travagliato in cui viviamo.

 Grazie per il numero di agosto dedicato alle 100 donne che cambiano il mondo ed a quello appena uscito in cui  proponete l’iniziativa DonnaD2018: abbiamo, soprattutto le giovani e le bambine, bisogno di modelli propositivi

 Però, e mi scuso per questo però che suona un po’ come il commento della “maestrina dalla penna rossa” (tanto per usare uno stereotipo… in effetti sono un’ex insegnante…), perchè’ nei vostri articoli non sempre ruoli e professioni sono usate al femminile quando a donne ci si riferisce?

 La lingua è fondamentale nel descrivere e rappresentare la realtà.. non vado oltre in questo pistolotto sull’uso grammaticale del genere, ma allego la copia di un volumetto, Donne, grammatica e media,  purtroppo andato esaurito e non più ristampato,  realizzato qualche tempo fa a cura di linguiste e giornaliste, che sono le vere esperte in questo ambito.

 Avevo pensato di scrivervi già in merito al numero di agosto, ma lo faccio oggi, segnalando qualche “ correzione” che, apparentemente banale, può fare veramente la differenza nella percezione e nel riconoscimento dei ruoli delle donne.

 RITA CUCCHIARA… ORDINARIA di Ingegneria Informatica… INGEGNERA

 ADRIANA ALBINI … prima RICERCATRICE italiana

 FEDERICA MARCHIONNI… AMMINISTRATRICE DELEGATA

 BARBARA JATTA… DIRETTRICE dei Musei Vaticani

 FRANCESCA PASINELLI…DIRETTRICE GENERALE

 Non continuo, ma sono convinta che  correggere il nostro modo di parlare e di scrivere può fare molto perché “ ciò che non viene nominato non esiste” e invece le amministratrici, le direttrici, le architette, le segretarie, le …. le…. esistono, e  cambieranno il mondo.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro

Cinzia Ballesio

«La lingua? È una questione di potere: quello che non si nomina non esiste»

Corriere Romagna     16 marzo 2018        Vera Bessone

Sindaca sì o sindaca no? E perché operaia va bene e magistrata «suona male»? «C’è una rappresentazione asimmetrica» risponde la linguista dell’Università di Roma

RIMINI. «Se si modifica ciò che ci sta intorno dobbiamo modificare anche i confini linguistici».

La lingua italiana – come tutte le altre – è in continua evoluzione, ma spesso non sta al passo con i cambiamenti sociali. Da quando le donne hanno cominciato a occupare ruoli di prestigio nel mondo del lavoro o nella politica, il dibattito pubblico si è concentrato sulla questione, solo apparentemente banale: sindaca sì o sindaca no?

Ma, nonostante le indicazioni dell’Accademia della Crusca e i consigli dei linguisti, la femminilizzazione della lingua stenta ad affermarsi. Anche se solo ad alti livelli, perché nessuno si sogna di opporsi a operaia o infermiera, mentre magistrata e ministra suscitano molte reazioni avverse. Leggi il resto »

Architects in Italy can now use the profession’s female form – here’s why that matters

The local.it  –  Italy’s news in English                              di Rachael Martin

Three women architects from Bergamo have gained the right to use the female form of ‘architect’ on their professional stamp. Contributor Rachael Martin spoke to the women behind the campaign about what the landmark decision means to them.

“Architecture is a very male environment that has strong links with the building world,” explains Francesca Perani, adding that only three out of ten architects in Italy are women and that it can be hard to progress in the male-dominated field.

Together with fellow architects Silvia Vitali and Mariacristina Brembilla, Perani campaigned for several months to be able to call herself ‘architetta’ rather than the male form, ‘architetto’.

Their request was accepted by the Order of Architects in Bergamo, Lombardy in March, and from Thursday, they – together with other women in the profession – will be able to use the female form in their professional stamp.

For Perani, the introduction of an equivalent word in Italian was more than a simple question of semantics.

“It’s an important evolution, because it gives us our identity as professionals,” she says. “When I was at university, there were no female teachers of design – not just in Italy, but also when I studied abroad.

“But in London, I had a female director who was very supportive of other women, and that was very important for me. Young women today need to see that there are women in the field, women who are promoting their work, not just for themselves but to provide positive role models for new generations.”

Perani co-founded Archidonne, a group for women architects in 2010, which has worked with the Order of Architects to create an equal opportunities committee in 2013, in order to promote equal treatment of men and women within the profession. She says that while women architects typically graduate from university with higher marks and in less time than men, they often find it difficult to progress once they begin work.

The three women. Photo: Francesca Perani

Even when choosing the name for the group, ‘Architette’ felt like “a step too far”, Perani explained, so they opted for ‘Archidonne’ – a hybrid of ‘architetti’ (architects) and ‘donne’ (women).

However, she’s hopeful that the term will now become common parlance. “Just as it was difficult for people to use assessora (councillor) and sindaca (mayor) at first, it’s the same for architetta. They’ll get used to it,” she said.

Laura Onofri, one of the founders of equal opportunities movement SeNonOraQuando? (If not now, when?), agrees.

“One of the factors that can change the patriarchal cultural models within our country is language,” she says. “It isn’t a case of whether a word ‘sounds right’ or not. It’s about using the right words to define people and circumstances in a way that is not only correct but is equal.”

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Muratore o muratrice? Allenatore o allenatrice? Perché l’uso del femminile per le professioni svolte da donne dà ancora fastidio?

di Giovanna Cosenza   – 8 marzo 2017

Quindici anni fa – lo ammetto – se qualcuno insisteva nel proporre l’uso del genere grammaticale femminile nel caso di parole riferite alle donne, laddove la maggioranza usava il maschile per indicare genericamente uomini e donne, consideravo l’insistenza un’esagerazione, una forma di pedanteria, un’attenzione petulante per dettagli in fondo poco rilevanti, visto che i problemi delle donne “sono ben altri”, pensavo, secondo il noto ritornello del più bieco benaltrismo. Quindici anni fa. Sbagliavo. Dal 2007, poi, anche grazie alla diffusione in rete di molte informazioni e riflessioni sulla mancanza di parità di genere in Italia, sono nati i cosiddetti movimenti neo-femministi o post-femministi, a cui questo blog ha contribuito e di cui è stato orgogliosa espressione. Leggi il resto »