Presentazione della Carta di Intenti “Io Parlo e non Discrimino”

Presentazione della Carta di Intenti “Io Parlo e non Discrimino”

8 MARZO 2016
Ore 9.00 – 13.00
Cavallerizza Reale – Aula Magna
Via Verdi, 9 – Torino

9.00 – 9.15 Registrazione partecipanti
9.15 – 10.30 La Carta di Intenti “Io Parlo e Non Discrimino”
La parola agli Enti promotori
Piero Fassino, Sindaco della Città di Torino e della Città metropolitana di Torino
Laura Onofri, Presidente Commissione Consiliare Diritti e Pari Opportunità
della Città di Torino
Ilda Curti, Assessora alle Politiche di Pari Opportunità della Città di Torino
Lucia Centillo, Consigliera delegata Diritti Sociali e Parità, Welfare della
Città metropolitana di Torino
Monica Cerutti, Assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte
Silvia Giorcelli, Università degli Studi di Torino
Mauro Laus, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte
10.30 -13.00 La costruzione sociale della realtà attraverso il linguaggio:
(nonostante le) istruzioni per l’uso
Cecilia Robustelli, Università di Modena e Reggio Emilia e Accademia della Crusca,
“Lingua italiana, rappresentazione di donne e uomini nella società e discriminazione:
una questione culturale”
Claudia Padovani, Centro di Ricerca Studi di Genere (CIRSG), Università di Padova,
coordinatrice per l’Italia del Global Media Monitoring Project, “L’informazione e le
sfide dell’eguaglianza di genere: Global Media Monitoring Project 2015”
Maria Mussi Bollini, Presidente della Commissione Pari Opportunità RAI,
“Le Pari opportunità vanno in onda”. Proiezione di video tratti dall’archivio
Teche RAI
Dibattito
Modera Milena Boccadoro, Giornalista RAI

La parità di genere comincia (anche) dalla lingua

CittAgorà – Periodico del Consiglio Comunale di Torino – 15 settembre 2015
Claudio Raffaelli

Il professor Norman Fairclough, linguista di fama mondiale, ha contribuito fortemente a fare chiarezza sul rapporto tra linguaggio e struttura gerarchica della società con il suo libro Language and power, pubblicato nel 1989. Le forme che il linguaggio assume sono una cartina di tornasole dei rapporti di forza sociali. E delle disparità di genere, che a questi sono strettamente connesse. Nell’aprile scorso, il Consiglio comunale di Torino aveva approvato una mozione (prima firmataria Laura Onofri, PD), che impegnava il Comune ad una semplice ma importante azione affermativa in questo campo, adeguando – ovviamente nel rispetto della lingua italiana codificata – tutta la sua modulistica e le sue attività di comunicazione in modo da mettere in evidenza entrambi i generi, ivi compreso l’aggiornamento in questo senso del testo dello Statuto della Città. Statuto il quale, peraltro, prevede apertamente che tra le finalità del Comune vi sia quella di “agire attivamente per garantire pari opportunità di vita e lavoro a uomini e donne”, nonché “rimuovere le discriminazioni basate sulle tendenze sessuali”. Leggi il resto »

8 Marzo, donne con la A

La Stampa Opinioni – 3 marzo 2015 – Stefanella Campana

Campagna di SeNonOraQuando. Lettera alla Presidente Rai Tarantola. Mozioni in Comune di Torino e Regione Piemonte per una comunicazione pubblica rispettosa del genere femminile

“Oggi la parità dei diritti passa per il riconoscimento, anche attraverso l’uso della lingua, della differenza di genere”, afferma la linguista Cecilia Robustelli, che collabora con l’Accademia della Crusca. Dagli studi del linguista Norman Fairclough, emerge uno stretto legame tra l’uso del linguaggio e la disparità sociale di potere. Oggi le donne occupano ruoli decisivi in politica, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro ma si continua a parlare di loro al maschile in nome di un “neutro” che la nostra lingua non prevede. Spesso sono le stesse donne in posizioni apicali a rifiutare il femminile, come se fosse sminuente rispetto al ruolo ricoperto, perpetuando una visione androcentrica, ovvero fondata sull’affermazione o la difesa del potere del maschio nella società (dizionario della lingua italiana Le Monnier). Si continua a fare resistenza nel declinare al femminile una manciata di titoli professionali: ministra, deputata, funzionaria, ingegnera, assessora, mentre è acquisito dire commessa, postina, operaia, infermiera. Leggi il resto »

Lettera aperta ad Anna Maria Tarantola

Gentile Presidente
Anna Maria Tarantola
Presidente RAI – Radio Televisione Italiana S.p.A.

La nostra societa’ sta attraversando una fase di grande trasformazione e le donne hanno giocato e giocano un ruolo molto importante che purtroppo non e’ adeguatamente riconosciuto dai mezzi di comunicazione.
Oggi le donne occupano ruoli decisivi in politica, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro ma si continua a parlare di loro al maschile in nome di un “neutro”che la nostra lingua non prevede.
Basta applicare le regole dell’italiano per il femminile per dar conto della loro presenza : se una donna guida un ministero e’ una ministra, se guida una città una sindaca, se presiede una corte di giustizia una giudice. Lo sostiene anche l’autorevole Accademia della Crusca, lo scrivono i nuovi dizionari.
Siamo convinte che Lei, nel ruolo che ricopre in Rai, possa dare un contributo fondamentale affinché nei programmi radio televisivi come nell’informazione del servizio pubblico, quando si parla di donne sia usato il femminile .
Rappresentarle e definirle in modo corretto favorira’ il superamento degli stereotipi che ostacolano la crescita culturale e sociale del nostro paese. Crediamo che la reale parità dei diritti e delle opportunità passi dal riconoscimento delle differenze del genere.
La Rai, importante motore di cultura , nella sua funzione di servizio pubblico, puo’ e deve farsi interprete di questo cambiamento.

SENONORAQUANDO? Coordinamento Comitati

8 MARZO – DONNE CON LA A

8 MARZO DONNE CON LA A

Maestro- maestra, chirurgo- chirurga, sindaco-sindaca, avvocato- avvocata :in italiano le parole che finiscono in o al femminile prendono la a . Restano invariate quelle che finiscono in e ma prendono l’articolo femminile, ad esempio ,
la giudice, la presidente.

Lo dice la grammatica italiana , lo sostiene anche la prestigiosa Accademia della Crusca.
Ma in nome di un presunto ” neutro”, che l’italiano non ha , si continua a fare resistenza nel declinare al femminile una manciata di titoli professionali: ministra , deputata , funzionaria, ingegnera, assessora, mentre e’ normale dire commessa, postina, operaia, infermiera.

Le donne , presenti oggi in tante professioni fino a poco tempo fa appannaggio solo degli uomini, vogliono la a, chiedono di essere riconosciute.
Per questo 8 marzo alle istituzioni, alla pubblica amministrazione , alla scuola, alla politica, all’informazione , chiediamo di usare il femminile ogni volta che si parla di una donna, qualunque ruolo o incarico ricopra.
Siamo convinte che sia un passo necessario per garantire la rappresentazione dei due generi di cui e’ fatto il mondo: le donne non sono l’altra metà del cielo, sono una delle due metà.

SENONORAQUANDO?
Coordinamento Comitati