Ti cambia il corpo ti resetta la mente Perché fare un figlio

La Repubblica    12 luglio 2018  Simona Sparaco

Le fotografie sono di Elinor Carucci

Dalla gravidanza alla nascita, dai primi anni fino all’adolescenza La fotografa israeliana Elinor Carucci ha documentato per immagini la sua esperienza di madre. Mentre in Occidente le culle si svuotano, un inno senza enfasi a ciò che può riempire la vita stravolgendola completamente. E un avviso ai genitori: fateli andare, fateli fare, limitatevi a fare il tifo per loro

Per una madre è impossibile osservare le fotografie di Elinor Carucci senza venire inghiottita da una voragine di emozioni che ti avvicinano a lei fino a sentirla amica, quasi sorella. Davanti alle sue immagini, in mostra a Cortona da domani fino al 30 settembre, si ha l’impressione di essere messi a parte di una confidenza irripetibile.
Sono finestre che ci permettono di sbirciare su un’intimità che non è la nostra, ma che in un certo senso ci appartiene.
Penso all’abbraccio con mio figlio dopo il dolore del travaglio, quando ciò che fino a poco prima era solo una fantasia assume la consistenza di un corpo minuscolo, una testolina che puoi raccogliere in una mano, una faccia estranea eppure in qualche modo prevedibile, e imprescindibile, come se ci fosse sempre stata. Una cosa che mi è rimasta impressa di quel momento è stato l’odore del suo respiro, uno dei primi che compiva nel mondo, e non riesco a figurare niente di altrettanto fresco e pulito, tanto che ricordo di essermi domandata: «Ma da dove viene?»

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LE NORME DELLA CONCILIAZIONE E I DIRITTI DI DONNE E UOMINI

LE NORME DELLA CONCILIAZIONE E  I DIRITTI DI DONNE E UOMINI

Mercoledì 7 marzo dalle ore 14,30 alle ore 16,30

CASA MATERNITA’ PRIMA LUCE  – via San Massimo 17 Torino

Incontro con:

Francesca Romana Guarnieri, avvocata giuslavorista, iscritta nell’elenco degli avvocati specializzati in diritto antidiscriminatorio

Michela Quagliano, avvocata Consigliera di Parità della Città metropolitana di Torino

Un incontro per approfondire i propri diritti in tema di lavoro, maternità e paternità e per conoscere le istituzioni che possono aiutare nei percorsi di rientro accidentati.

Per partecipare è necessario iscriversi: info@casaprimaluce.it; 3429869124. INCONTRO GRATUITO

Il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno

L’Espresso 4 aprile 2015 – Arianna Giunti

Vessazioni, ordinarie ingiustizie, discriminazioni subdole e banali ma non per questo meno tremende. Ecco cosa succede alle lavoratrici da poco diventate madri, considerate dalle aziende “meno produttive”

Il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno
Cristina, professione architetto, per nascondere la pancia che cresceva ha indossato per quasi sette mesi un corpetto contenitivo. E’ stata operata con un cesareo d’urgenza, sua figlia è nata con tre mesi d’anticipo ed è rimasta per sessanta giorni in terapia intensiva. Daniela, impiegata in un supermercato con la mansione di scarico merci, la sua gravidanza l’ha rivelata quasi subito. Per il suo capo però non ha fatto molta differenza: le ha detto che poteva comunque continuare a svolgere la maggior parte del lavoro “fisico” e si è mostrato infastidito all’idea di dover mettere in sicurezza l’ambiente di lavoro, secondo la legge. Quando ha avuto un aborto spontaneo, è stata trasferita in un altro negozio con conseguente degradamento delle mansioni e meno soldi in busta paga. Ad Alessia, donna manager, l’azienda ha “perdonato” il primo figlio. Leggi il resto »

Indennità di maternità

Tutte le donne che lavorano devono poter scegliere se essere madri.
Tutte?
Le precarie no. Le precarie non possono scegliere.

In Italia la legge prevede cinque mesi di congedo obbligatorio di maternità, pagato all’80% del salario, per le lavoratrici che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato. 
La coppia ha anche a disposizione un periodo di congedo facoltativo, retribuito al 30% del salario, che può arrivare fino a 11 mesi.

Le collaboratrici a progetto, professioniste con partite Iva, lavoratrici atipiche precarie, non hanno diritto a nulla. Il 43% delle donne italiane con meno di 40 anni, e il 55% di quelle che ne hanno meno di 30, se decidono di avere un figlio non accedono alla maternità con i benefici previsti dalla legge.

Le madri lavoratrici a tempo indeterminato pagano la maternità con una diminuzione del 20% del salario nei 5 mesi di congedo obbligatorio, le imprese pagano la maternità con i contributi sul salario che alimentano il fondo previdenziale su cui grava l’indennità, le madri precarie pagano la maternità rischiando il proprio posto di lavoro o rischiando di dover dipendere dalla famiglia o dal proprio compagno.

Noi vorremmo che a pagare la maternità fosse il bilancio pubblico.

In Francia la spesa sociale a favore di famiglia e bambini è il 2.5 del PIL. In Germania il 3.2.
In Italia è l’1.1. Crediamo per questo che esistano i margini perché il nostro paese corrisponda un assegno di maternità universale per cinque mesi a tutte le madri, dipendenti o autonome, stabili o precarie, a carico della fiscalità generale e non di un fondo INPS.

Maternità? Vogliamo poter scegliere:
RIMETTIAMOCI AL MONDO, TUTTE.