La Sicilia ha la doppia preferenza. Per legge

Niet dei deputati grillini, ma il presidente Crocetta va avanti. Di Marco: “La Sicilia alla testa del processo di una democrazia rinnovata”.

di Danilia Giardina – Giulia.globalist 8 aprile 2013

Al termine di un tortuoso percorso, all’Assemblea Regionale Siciliana il DDl sulla doppia preferenza di genere è stato approvato. Per la precisione si tratta solo di un articolo dell’intero documento. L’obiettivo è il riequilibrio della rappresentanza di genere nei luoghi decisionali attraverso l’espressione, opzionale, di due preferenze per candidati di sesso diverso, ai consigli comunali e di circoscrizione, della stessa lista. Nei prossimi mesi sarà affrontata poi un’ampia riforma della legge elettorale, che modificherà fra le altre cose anche le soglie di sbarramento.

Il presidente Crocetta, per portare avanti il progetto, ha dovuto fare i conti con una pregiudiziale sollevata poche ore prima del dibattito in aula – una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2012, che boccia le riforme elettorali varate nell’ultimo anno prima del voto – e con il niet dei deputati grillini, che per la prima volta hanno votato contro un provvedimento messo a punto dal governo regionale. Il disegno di legge è stato promosso a maggioranza, con 52 voti sui 72 deputati presenti in aula e 18 contrari. Di questi, 15 sono quelli dei rappresentanti grillini: inammissibile un provvedimento che a loro giudizio favorisce il voto di scambio ed ‘indignati’ per il clima di inciucio in cui si è svolta seduta. In occasione del voto sulla doppia preferenza di genere si è formato infatti un asse tra opposizione e maggioranza, cioè tra Pd e Pdl. Si è così creato un caso nel Parlamento siciliano, dove fino a ieri il ‘modello Sicilia’ prevedeva lo schema maggioranza e Movimento 5 Stelle, che molti pensano si possa applicare al Parlamento nazionale.

Il precedente è significativo perchè se il modello Sicilia comincia a fare acqua, il ‘modello Renzi’, cioe’ un possibile accordo tra Pd e Pdl, potrebbe forse essere esteso alla composizione del nuovo governo a Roma. Il leader del movimento pentastellato nella Regione, Giancarlo Cancelleri, si è affrettato a precisare che il modello regge “perchè abbiamo sempre detto che noi voteremo i provvedimenti nel merito”. Mentre la deputata più giovane dell’Ars, Gianina Ciancio del M5S, ha comunque lasciato intendere che l’intenzione del gruppo era piuttosto quella di astenersi, dichiarando “l’indifferenza” del movimento rispetto alla norma sulla doppia preferenza di genere.

In realtà “si tratta di una norma antidiscriminatoria, che colloca la Sicilia alla testa del processo di una democrazia rinnovata. – spiega Marika Cirone Di Marco, deputata del Pd e firmataria del DDl, insieme a Concetta Raia (Pd) – Alle prossime elezioni amministrative di giugno gli elettori potranno esprimere, in una scheda unica, due preferenze: una per un uomo, una per una donna.Con il voto dell’Ars si conclude una lunga battaglia che ha visto molte donne siciliane impegnate sin dagli anni ’90.”

 

Anche questa volta tutti uomini?

Nei prossimi giorni il Consiglio Regionale del Piemonte sceglierà le delegate e i delegati che rappresenteranno la nostra Regione alle elezioni per la Presidenza della Repubblica Italiana.

Il Presidente della Repubblica, come prescritto dall’articolo 83 della Costituzione Italiana, viene «eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

Grandi elettori sono tutti coloro che costituiscono il collegio che eleggerà il Presidente della Repubblica. Ovvero, i senatori, i deputati e i58 rappresentanti delle Regioni.

In un momento così difficile per la nostra Repubblica, riteniamo che sia oltre che doveroso, assolutamente necessario,  tenere conto del punto di vista di entrambi i generi nella scelta nomina della più alta carica istituzionale dello Stato.

Reclamiamo  pertanto  che in questo delicato passaggio istituzionale si assicuri una rappresentanza della nostra Regione che valorizzi adeguatamente la presenza delle donne.

 Le iniziative di sensibilizzazione e le manifestazioni organizzate da Se Non Ora Quando? e dalle altre associazioni delle donne negli ultimi anni in tutta Italia, hanno portato questo tema alla attenzione della opinione pubblica che è ormai consapevole che la presenza delle donne è indispensabile alla crescita economica civile e sociale del paese e vuole vederlo riconosciuto non solo a  parole, ma anche nei fatti.

Il Comitato di Torino di Se Non Ora Quando? sollecita  le consigliere e i consiglieri del Piemonte ad assumere la responsabilità della rappresentanza del nostro territorio riconoscendo l’importanza del contributo delle donne.

 

SE NON ORA QUANDO? – Comitato di Torino

“Se crescono le donne cresce il paese”

Il  Comitato di Torino  di  “Se non ora quando?” vi invita a partecipare all’incontro:

 

“Se crescono le donne cresce il paese”

 

il 20 febbraio alle ore 20,30 alla Sala Conferenze del Museo Regionale delle Scienze

via Giolitti 36 – Torino

 

sarà un confronto con le/i candidate/i  delle liste più rappresentative  presenti alle prossime elezioni politiche su temi quali:  democrazia paritaria, welfare,  diritti civili, violenza domestica,  legalità, trasparenza della politica.

Si aprirà con il video della prima campagna nazionale a favore di un’effettiva democrazia paritaria: “Se crescono le donne, cresce il Paese”.


Saranno presentate le nostre richieste, contenute nell’appello rivolto da “SeNonOraQuando?” a tutte le forze politiche e su questi temi saranno rivolte alle/ai  candidate/i domande da parte di giornalisti.


Vi invitiamo a partecipare!

 

 

Puglia: affossata legge 50 e 50

Con voto segreto il Consiglio regionale ha bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare con 30mila firme. Il comunicato del comitato promotore.

Ieri, 27 novembre, è successa una cosa gravissima: il Consiglio Regionale della Puglia ha bocciato a voto segreto la Proposta di Legge di iniziativa popolare ’50 e 50′. 30 rappresentanti – evidentemente non più del popolo – hanno tolto la parola a 30.000 cittadine e cittadini pugliesi.
Il Consiglio Regionale ha perso un’occasione storica: rendersi protagonista di una rivoluzione culturale. Se la legge fosse stata approvata si sarebbe stabilito un precedente unico e valido per tutta l’Italia.

La vergogna di quanto accaduto e’ stata sancita attraverso la scelta del voto segreto proposta da 6 consiglieri di minoranza ( Zullo, Gatta, Camporeale, Sala, Marti, Boccardi ) che, in questa maniera, hanno dimostrato di non avere nemmeno il coraggio di esprimere in modo palese la propria scelta. Questa mancata assunzione di responsabilità si e’ cosi’ tradotta in un voto che ha trasversalmente legato opposizione e maggioranza dimostrando l’arretratezza culturale e politica che permea le nostre istituzioni, non a caso prevalentemente maschili.
Durante la discussione che c’è stata in Aula abbiamo ascoltato argomentazioni becere e misogine.

“La politica e’ una cosa solo per uomini”, ” una donna di Santa Maria di Leuca non potrebbe guidare fino a Bari per partecipare ai lavori del Consiglio Regionale” , ” bisogna rispettare la nostra sensibilità di fronte alle forme di coercizione delle masse urlanti” (Gatta- PDL), ” ci devono essere le condizioni reali per favorire la presenza delle nostre donne in consiglio e in politica” ( Negro-UDC) , ” non fa parte della democrazia compiuta” ( Mazza – IDV ) . Oppure anche ” le donne sono tante e dappertutto: basta andare negli ospedali, nelle scuole, nei tribunali”. Queste alcune delle frasi dette e che descrivono le donne come “minus habens: abbiamo ascoltato bugie e visto tanto livore nei confronti delle donne . Possiamo dire che oggi abbiamo avuto evidenza delle tracce culturali che portano diritto al femminicidio.

Il Comitato Promotore “50 e 50 Magda Terrevoli, Portavoce del Comitato promotore legge di iniziativa popolare doppia preferenza

RIVOLUZIONE ROSA in Algeria

In Algeria,  alle elezioni politiche del 10 maggio   sono state elette 148 donne su 462 parlamentari.

Quasi un parlamentare su tre in Algeria sarà donna: con le elezioni politiche del 10 maggio al Parlamento entreranno 148 donne su 462 parlamentari, il 32%. Un risultato record,  nella storia del  paese nord-africano, che un così gran numero di donne venga eletto in Parlamento.

Un record che  fa impallidire  l’Italia: alla Camera le deputate sono il 17,1% sul totale, mentre al Senato solo il 14%.

Il risultato è stato possibile anche grazie alla recente riforma elettorale, che ha imposto ai partiti una quota rosa del 30% tra i candidati e all’impegno delle formazioni politiche di  inserire in lista il maggior numero possibile di donne. Il partito ad aver eletto il maggior numero di deputate è quello di governo Fln con 68 parlamentari, seguito dal Rnd con 23 e il cartello di partiti islamici con 17.