ONE BILLION RISING 14 Febbraio 2013 A TORINO IN PIAZZA CASTELLO ORE 19

One Billion Rising (Short Film) 

Ancora oggi le Nazioni Unite affermano che 1 donna su 3 nel Mondo sarà picchiata o violentata nell’arco della sua vita. Vuol dire più di un miliardo di donne, che vivono oggi sul pianeta.

ONE BILLION RISING è la promessa che il 14 Febbraio 2013 ci sarà un movimento, una vera e propria sollevazione con milioni di donne e uomini di tutto il mondo per dire BASTA! LA VIOLENZA FINISCA ORA!.

ONE BILLION RISING farà tremare la terra, unendo ognuno di noi, attraverso la danza.

ONE BILLION RISING è un appello globale all’azione. Ci riuniremo in tutto il Mondo.

ONE BILLION RISING è comunitario. Danzeremo insieme con chi ha sofferto, sfidando le ingiustizie: noi, le nostre madri, sorelle, amanti e amiche.

ONE BILLION RISING è una celebrazione. Balleremo nelle strade, alzeremo le nostre voci, e lasceremo i nostri uffici, le nostre case e le nostre abitudini quotidiane, ci uniremo in un’azione potente per rifiutare che la violenza continui.

Vi invitiamo, donne e uomini, a unirvi a ONE BILLION RISING anche a Torino e fare una promessa: lasciare qualsiasi cosa si stia facendo il 14 Febbraio 2013, alzarsi e danzare per fermare la violenza contro donne e ragazze – UNA VOLTA PER TUTTE! Avremo bisogno di tutti voi, donne e uomini, nei prossimi giorni, durante la crescita del movimento, ci saranno molti modi per partecipare e richiamare l’attenzione per fermare la violenza continua contro donne e ragazze! ONE BILLION RISING sta già crescendo e ne fate già parte!

ONE BILLION RISING – 14 Febbraio 2013

Piazza Castello a Torino Ore 19

www.onebillionrising.org/

BREAK THE CHAIN

How to: “Break the Chain” Choreography

Mister Todd, le spiego lo stupro cos’è

Lettera aperta di Eve Ensler, attivista, performer e autrice della ben nota opera teatrale “I monologhi della vagina”, al parlamentare repubblicano Todd Akin.

Lunedì 27 Agosto 2012 12:41
Redazione di GiULiA Giornaliste
 
 

Onorevole Todd Akin,

le scrivo riguardo allo stupro. Sono le due di notte e non riesco a dormire qui nella Repubblica Democratica del Congo. Mi trovo a Bukavu nella City of Joy per servire e sostenere e lavorare con centinaia, migliaia di donne che sono state stuprate e violate e torturate in questa incessante guerra per i minerali combattuta sui loro corpi.
Mi trovo in Congo ma le potrei scrivere da una qualsiasi località degli Stati Uniti, Sud Africa, Regno Unito, Egitto, India, Filippine o da uno dei tanti campus dei college statunitensi. Le potrei scrivere da una qualsiasi città o villaggio dove mezzo miliardo di donne del pianeta viene stuprato nel corso della sua vita.
Mr. Akin, le sue parole mi hanno tenuta sveglia.

In quanto sopravvissuta allo stupro, mi sto riprendendo dalla sua recente affermazione di essersi espresso male quando ha detto che le donne non restano incinte dopo uno stupro legittimo e che stava parlando “a braccio”. Intendiamoci. Lei non ha fatto una semplice osservazione superficiale buttata lì. Lei ha fatto una dichiarazione molto specifica dettata da ignoranza che indica chiaramente che non ha alcuna consapevolezza di che cosa significa essere stuprati. E non una dichiarazione casuale, ma una fatta con l’intenzione di regolamentare per legge l’esperienza di donne che sono state stuprate. Forse ancora più terribile: era una finestra nella psiche del Gop (Grand Old Party, ovvero il Partito Repubblicano, n.d.t.).

Lei ha usato l’espressione stupro “legittimo” come se esistesse anche lo stupro “illegittimo”.
Cercherò di spiegarle l’effetto che ha sulle menti, cuori e anime dei milioni di donne che vengono stuprate su questo pianeta. È una forma di stupro reiterato. Il presupposto alla base della sua affermazione è che non ci si deve fidare delle donne e delle loro esperienze. Che la loro comprensione di cosa è lo stupro deve essere stabilita da un’autorità superiore, più qualificata. Così facendo vengono delegittimati, minati e sminuiti l’orrore, l’invasività, la profanazione che hanno sperimentato. Questo le fa sentire sole e impotenti tanto quando si sentivano al momento dello stupro.
Quando lei, Paul Ryan e 225 dei vostri cofinanziatori giocate con le parole sullo stupro insinuando che solo lo stupro “forzato” debba essere trattato seriamente come se tutti gli stupri non fossero forzati, fate riaffiorare una marea di ricordi sul modo in cui gli stupratori si sono divertiti con noi mentre venivamo violentate – intimidendoci, minacciandoci, riducendoci al silenzio. Il vostro giocare con parole come “forzato” e “legittimo” è giocare con le nostre anime che sono state spezzate da peni non voluti che ci entravano dentro, strappando la nostra carne, le nostre vagine, la nostra coscienza, la nostra fiducia in noi stesse, il nostro orgoglio, il nostro futuro.

Ora lei dice di essersi espresso male quando ha detto che uno stupro legittimo non può causare una gravidanza.
Credeva forse che lo sperma di uno stupratore sia diverso dallo sperma di un amante, che si verifichi un qualche misterioso processo religioso e che lo sperma dello stupratore si autodistrugga per via del suo contenuto malefico? O stava forse insinuando che le donne e i loro corpi sono in qualche modo responsabili di rifiutare lo sperma di uno stupro legittimo, mettendo ancora una volta l’onere su di noi?
Ciò che ha detto sembrerebbe implicare che restare incinta dopo uno stupro indica che non era uno stupro “legittimo”.

Ecco cosa le chiedo di fare.
Voglio che chiuda gli occhi e immagini di essere nel suo letto o contro un muro o rinchiuso in un piccolo spazio soffocante. Immagini di essere legato lì e immagini che un estraneo amico o parente aggressivo, indifferente, invasato le strappi i vestiti di dosso e penetri il suo corpo – la parte più personale, sacra, privata del suo corpo – e che si faccia strada dentro di lei con tale violenza e odio da lacerarla. Poi immagini lo sperma di questo estraneo schizzare dentro di lei e riempirla senza potersene liberare. Sta piantando qualcosa dentro di lei. Immagini di non avere alcuna idea di che cosa consista quella vita, spiritualmente concepita nell’odio, senza conoscere lo stato mentale o fisico dello stupratore.
Poi immagini che arrivi una persona, una persona che non ha mai sperimentato lo stupro, e che quella persona le dica che non ha altra scelta se non tenere il prodotto di quello stupro che le cresce dentro contro la sua volontà e che quando sarà nato avrà il volto del suo stupratore, il volto della persona che ha sostanzialmente distrutto il suo essere e lei dovrà guardare quel volto ogni giorno della sua vita e verrà giudicato severamente se non riuscirà ad amare quel volto.

Non so se riesce a immaginare niente di tutto questo (una posizione di comando richiederebbe questo tipo di empatia), ma se è disposto a scendere nel cuore di queste tenebre, capirà presto che non c’è nessuno che possa fare la scelta di avere o non avere quel bambino se non la persona che lo porta dentro.
Ho passato molto tempo con le madri che hanno dato alla luce bambini che sono il prodotto di uno stupro. Ho visto come si torturano lottando contro il loro odio e la loro rabbia, cercando di non proiettarli sui propri figli.
Chiedo a lei e al Gop di uscire dal mio corpo, uscire dalla mia vagina, dal mio utero, di uscire da tutti i nostri corpi. Queste non sono decisioni che sta a voi prendere. Queste non sono parole che sta a voi definire.
Perché non usate il vostro tempo per porre fine allo stupro invece di ridefinirlo? Usate le vostre energie per perseguire i criminali che distruggono le donne con tanta facilità invece di fare distinguo linguistici usando un linguaggio manipolativo che minimizza la loro distruzione.
E a proposito, ha appena dato a milioni di donne un’ottima ragione per fare in modo che non venga eletto mai più, e un’ottima folle ragione per insorgere.

Eve Ensler

Articolo originale su Huffpost, traduzione di Flavia Vendittelli

Link articolo: http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=33040&typeb=0&Mister-Todd-le-spiego-lo-stupro-cos-e

“Origine del mondo o della discriminazione?” di Lidia Ravera

C’è una porta stretta che introduce al corpo femminile. Da quella porta siamo passati tutti. È da lì che si nasce. Da quella cavità misteriosa. Nel 1866 è stata celebrata come “Origine du monde”, da Gustave Courbet, pittore. Nel 1998, Eve Ensler, drammaturga newyorchese, le ha dato la voce, scrivendo i Monologhi della vagina: 200 donne di ogni età, razza e condizione hanno parlato con battagliera franchezza. Milioni di donne, in 120 Paesi, per 17 anni, hanno ascoltato quell’antologia di sussurri e grida, risate e sorrisi, beffarde allegrie e orrori quotidiani. È nato il V-day, un successo mondiale.
Ma soprattutto un testo messo a disposizione delle donne per uscire dal silenzio. Viviamo una condizione bizzarra, noi donne: il nostro corpo contiene il dispositivo che produce esseri umani e questo dettaglio, invece di additarci alla riconoscenza universale, ci discrimina, ci nega potere e carriera, non di rado il rispetto, certe volte addirittura la vita.
Domani sera, al teatro Quirino, a Roma, daranno voce alle storiche vagine di Eve Ensler, una ventina di brave e famose, da Ambra Angiolini a Paola Turci. Tutti pagheranno il biglietto, nessun vip a scrocco. L’incasso sarà devoluto, come sempre, a un’organizzazione contro la violenza sulle donne. Questa volta tocca all’Italia, per dar forza e voce ai 40 mila (donne e uomini), che, firmando l’appello di “Se non ora quando“, “Mai più complici”, si sono impegnati a combattere il Femminicidio.

Quei nuovi monologhi in difesa delle donne

Eve Ensler ha fatto un libro raccogliendo testimonianze sulla violenza di genere. L´autrice, che ha organizzato i V-day, sarà a Milano il 2 aprile per leggere i testi. Stavolta al volume partecipano molti autori celebri, compreso Dave Eggers
di Michela Marzano su La Repubblica, 2 marzo 2012

E’ conosciuta per i suoi Monologhi della vagina. Ormai tradotti in più di trenta lingue e portati in scena ogni anno in tutto il mondo. Ma Eve Ensler non è solo l´autrice di questa famosa pièce teatrale diventata un simbolo per molte. È anche e soprattutto una scrittrice impegnata e una femminista convinta che, da più di vent´anni, si batte contro le violenze sulle donne. La Ensler vuole che la gente si renda conto che, nonostante tutti i progressi e i discorsi e l´impegno, la violenza che subiscono le donne continua ad essere uno dei più grandi flagelli contemporanei. E per questo ha deciso di non fermarsi mai.
Così dopo aver dato vita nel 1998 al movimento del V-Day, che ogni anno organizza eventi e manifestazioni creative (sarà a Milano il 2 aprile al teatro dell´Elfo Puccini), continua a scrivere, a recitare, a pubblicare. Perché l´arma più efficace contro la violenza è la parola: parole per dire quello che per tanto tempo si è taciuto, parole per battere la vergogna, il senso di colpa, la paura, la solitudine.
Un metodo, il suo, che ha infranto molti tabù. “Parlare del non detto. Parlare del già detto in modo nuovo e vitale, parlare del dolore, parlare della fame. Parlare. Parlare della violenza sulle donne”. È così che inizia l´ultimo libro di Eve Ensler, A Memory, a Monologue, a Rant and a Prayer. Una raccolta di memorie, monologhi, invettive e preghiere recitate a New York nel 2006, durante il festival Until the Violence Stops. Una serie di testi inediti sul tema delle violenze contro le donne che la Ensler aveva chiesto a scrittrici e scrittori (c´è anche Dave Eggers) per invitare i newyorchesi a prendere posizione e fare in modo che il mondo diventasse un luogo più sicuro per tutte le donne e tutte le bambine. Perché il meccanismo della violenza è perverso: non solo controlla e sminuisce le donne mantenendole al “loro posto”, ma le distrugge. Visto che è estremamente difficile, per una donna che subisce violenze e umiliazioni, confessare ciò che ha vissuto o continua a vivere. Le parole mancano, si balbetta, non si riesce a spiegare esattamente ciò che è successo. Ci vogliono anni per poter riuscire ad integrare questi “pezzi di vita” all´interno di un racconto coerente. Eppure è solo raccontando le storie di questa violenza che si può legittimare l´esperienza femminile, svelando ciò che accade nell´oscurità, lontano dagli sguardi. Quando tutto sembra “perfetto”, come il matrimonio di cui parla Edward Albee e che dopo qualche anno si frantuma, perché “lui” ama i lividi e il sangue, mentre “lei” non sa più che fare: “Chi ero io? Chi sono io? Non c´è niente da fare. Non posso andarmene”. È solo scrivendo che si può veramente denunciare la barbarie del razzismo, quando sembra “normale” che una donna di colore sia violentata perché “il suo corpo, come i corpi di tutte le donne nere, non le è mai appartenuto davvero; o forse non è mai appartenuto solo a lei”, come scrive Michael Eric Dyson. Solo le parole possono trasformarsi in preghiera, perché per fermare questa violenza, come dice Alice Walzer, la donna deve cominciare a “fermare la violenza contro se stessa”.
L´antologia curata da Eve Ensler è libro particolare ed emozionante, tradotto ora anche in italiano da Annalisa Carena per Piemme. I monologhi e le invettive non sono tutti dello stesso livello. Ma esistono alcune perle che rendono il libro molto bello. Peccato che l´editore italiano abbia voluto cambiare il titolo per trasformarlo in un ormai banale: Se non ora quando? Anche perché l´antologia curata dalla Ensler non è solo un “evento editoriale”. Era nato perché la parola delle donne si liberasse all´insegna della lettera “V” (Vittoria, Valentino – visto che il primo fu fatto il 14 febbraio – Vagina) del V-Day. Ma poi è diventato un´opera narrativa, sociale, politica, il cui messaggio universale non può ridursi ad un semplice slogan.
Certo, non si potrà mai definitivamente eliminare l´ambiguità profonda che ogni essere umano si porta dentro. Nessuno di noi è immune dall´odio, dall´invidia, dalla volontà di dominio. Ma le parole aiutano a ritrovare un senso. Aiutano, non solo a dire, ma anche a fare, come hanno spiegato bene i filosofi americani Austin e Searle. Perché il linguaggio è sempre performativo. È un azione, che può cambiare il mondo.