Perché senza donne non c’è ripresa

Corriere della sera – La 27 ora – 29 maggio 2020 Maurizio Ferrera e Barbara Stefanelli

La fase 2 è partita tra promesse di sussidi e bonus, ma ancora senza una visione. Due punti critici rischiano di indebolire dalle fondamenta la grande ricostruzione: l’assenza di un piano di investimenti per il lavoro delle donne e per la formazione dei giovani. Proviamo a vedere, in due puntate, che cosa potrebbe essere immaginato (e avviato presto) in questa transizione dalla quale dipende la chance dell’Italia di restare al passo con l’Europa migliore.

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Preoccupazioni relative ad alcuni aspetti non adeguatamente messi in luce in questa cosiddetta Fase 2.

Il Coordinamento nazionale dei Comitati SeNonOraQuando? dopo aver esaminato alcune dichiarazioni che sono state rese note da parte di esponenti delle Istituzioni e degli Organi chiamati a gestire l’emergenza legata alla diffusione del Covid 19 e in particolare la cosiddetta Fase due, esprime grande preoccupazione relativamente ad alcuni aspetti che sembrano non essere tenuti in adeguata considerazione.

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Serve una visione di lungo periodo

Corriere della sera – La 27 ora- 4 maggio 2020 Stefania Graziani, Laura Onofri, Chiara Rivetti

Nonostante gli enormi sforzi già fatti per reagire all’emergenza Coronavirus, che hanno coinvolto sia le istituzioni sia i cittadini, molti nodi critici relativi alla cosiddetta fase due non sembrano ancora sciolti. Mentre il Presidente del Consiglio si affida al senso di responsabilità degli Italiani nella pratica del distanziamento sociale (ma sarebbe forse meglio dire “fisico”, perché la comunicazione interpersonale non è mai venuta meno), da altre parti si chiede la riapertura tout court delle attività economiche, sottovalutando gravemente il rischio sanitario.

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Ripensare il welfare: una necessità immediata, non un lusso che viene dopo

Il Manifesto 26 aprile 2020 Cecilia D’Elia, MaddalenaVianello

#donne&lavoro/ 7. Non sappiamo cosa sia cambiato nelle famiglie in queste settimane, pensiamo però che se i mutamenti privati non sono sostenuti da politiche pubbliche, la ripartenza rischia di aggravare un’ingiustizia più che risolverla

Viviamo chiuse a casa dalla pandemia, per tutela di noi stesse e degli altri. Mai distanziamento fu più sociale di questo. La compressione nello spazio delle nostre attività ha reso più acuta la consapevolezza della cura necessaria a mandare avanti la vita. Sperimentiamo ancor più oggi, una alle prese con un figlio nato da pochi mesi, l’altra con due più che adolescenti e con i rispettivi padri, quanto possa essere grande anche per noi l’affaticamento da lavoro domestico e di cura. Noi che ci siamo sottratte a una divisione dei compiti tra i generi.

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