#UnioniCivili L’intervento di Sergio LoGiudice al Senato

Nel 1986 iniziava a Palermo il maxi processo alla mafia. Ali Agca veniva condannato per l’attentato a Giovanni Paolo II. Enzo Tortora veniva assolto con formula piena. In Unione Sovietica esplodeva il reattore nucleare di Cernobyl.
In Senato una parlamentare napoletana, Ersilia Salvato, depositava il primo disegno di legge sulle convivenze di fatto.

Da allora sono passati trent’anni esatti. In ogni legislatura sono state depositate proposte di legge sulle coppie di fatto, le unioni civili, i pacs, i dico, i matrimoni egualitari. Mai prima di oggi un’aula del Parlamento aveva ritenuto importante discuterne. Un’altra generazione di lesbiche e gay italiani, l’ennesima, è invecchiata o se n’è andata senza che lo Stato riconoscesse la dignità dei loro amori. Leggi il resto »

SE LA STORIA FAMILIARE DIVENTA UN DILEMMA ETICO

La Repubblica 31 luglio 2014 – Michela Marzano

Da dove vengo?
Chi sono? Domande come queste, prima o poi, ce le poniamo tutti. Perché nessuno di noi sa esattamente chi sia. Anche quando di certezze ce ne sono tante. E fin da piccoli, parenti e amici non hanno fatto altro che ripeterci quanto somigliavamo alla nonna o alla zia, e quanto il nostro sorriso o i nostri occhi fossero come quelli di papà o di mamma. Figuriamoci allora che cosa può accadere a chi, adottato o nato grazie ad una fecondazione eterologa, di certezze ne ha molte meno. E talvolta deve fare i conti, fin da piccolo, con segreti e bugie. I propri genitori sono papà e mamma, certo. Ma che cosa è accaduto prima? Quale Dna si portano dentro?
Il problema dell’accesso alle proprie origini è una questione etica estremamente complessa e controversa. Perché se è vero che ogni bambino ha il diritto di conoscere le proprie origini per consolidare la propria identità — come ricorda anche la Corte Costituzionale in una recente sentenza — , è anche vero che non è facile capire che cosa si intenda esattamente quando si parla di origini. Quelle biologiche? Quelle sociali? Quelle giuridiche? La Consulta non ha dubbi: il problema dell’accesso alle proprie origini non è una questione di “codice genetico” o di “identità biologica”. È piuttosto una questione di senso e di direzione. Una questione di radici e di memoria. Ecco perché permettere ai figli di conoscere le proprie origini significa permettere loro di “accedere alla propria storia parentale”. Quando c’è un “segreto familiare” — o un’assenza totale di informazioni sul proprio passato — è d’altronde difficile (se non impossibile) dare un senso al malessere che ci si può portare dentro. Non perché non si sia stati amati dai propri genitori. Talvolta l’amore che arriva dai genitori adottivi, o che hanno usufruito di una fecondazione eterologa, è veramente tanto. Solo perché anche l’amore più grande non può colmare il bisogno di capire da dove si viene, che è poi la conditio sine qua non per sapere chi si è, verso dove si vuole andare, quali ferite o fratture ci si porta dentro. Soprattutto quando si è stati adottati dopo essere stati abbandonati. E restano in sospeso tante domande: perché io? Che cosa ha spinto o costretto mia madre a non tenermi con sé?
Questo riferimento alla storia parentale, però, permette di capire e spiegare la differenza essenziale che esiste tra il caso dei figli adottati — che rivendicano il diritto di conoscere l’identità dei propri genitori biologici per avere accesso a un pezzo della propria storia — e quello di coloro che, nati grazie ad un’inseminazione eterologa, vorrebbero che l’anonimato dei donatori venisse tolto, anche se tra donatori e storia parentale non c’è alcun legame. Certo, anche in questo secondo caso esiste una storia da conoscere e cui avere accesso, ossia la delicata questione del proprio concepimento. E sarebbe assurdo mentire ai propri figli facendo “come se” non ci fosse stato bisogno di ricorrere ad un dono di gameti. Solo che la conoscenza dei dati anagrafici dei donatori, di fatto, non cambia niente alla storia familiare che è sempre e solo la storia di un desiderio. Un desiderio talmente forte da spingere padre e madre ad avere figli, nonostante la sterilità, nonostante la sofferenza e le difficoltà, nonostante tutto. I gameti, di per sé, non hanno né volto né nome. I gameti sono solo un pezzo di Dna che, con la storia personale di un individuo, non c’entra affatto. Come spiegare altrimenti le frequenti somiglianze tra padri o madri sterili e figli nati con eterologa? Anche i gesti e le espressioni si imparano. E sono il frutto di identificazioni progressive con chi si occupa di noi e ci accudisce. Tutto inizia e finisce con il desiderio. Non solo la storia familiare, ma anche le nostre origini.

Il nome del padre

La Repubblica 31 luglio 2014 – Maria Novella De Luca

Un figlio adottato o nato dalla fecondazione eterologa ha diritto di sapere le sue radici? E una madre naturale o un donatore di gameti hanno diritto di restare segreti? Tutto ruota intorno al concetto controverso dell’anonimato sul quale il Parlamento presto dovrà scrivere nuove norme

La ricerca delle radici. L’albero da cui si proviene, nel nome del padre, ma soprattutto della madre. Quali sono i diritti di un figlio adottato, o nato da una fecondazione eterologa, di conoscere la propria origine? Ed è giusto che l’anonimato di una “madre segreta” o di un donatore di gameti venga svelato per rispondere al bisogno di un figlio o di una figlia di riallacciare i legami di una storia interrotta? C’è un filo rosso che in questa estate mutevole congiunge tre fatti, sui quali in autunno il Parlamento sarà chiamato (non senza difficoltà) a scrivere o a riscrivere norme. Leggi il resto »

FINALMENTE STESSI DIRITTI FRA FIGLI NATURALI E LEGITTIMI

da:  Diritto in Rosa Adnr

Diritto di famiglia, scatta la rivoluzione stessi diritti per figli naturali e legittimi.
La Camera dà il via libera alla nuova legge.
Questo significa che il bambino nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto dalla madre e dal padre anche se già sposati con altri al momento del concepimento. In più, il testo riconosce ai figli naturali (poco più di 100 mila l’anno, circa il 20%) un vincolo di parentela con tutti i familiari e non solo con mamma e papà. In caso di morte dei genitori, il minore verrà affidato ai nonni, agli zii o ai cugini e non dato in adozione come, invece, avviene oggi. Diventa un membro della famiglia a tutti gli effetti.

NIENTE FIGLIASTRI
Conseguenze pratiche anche per l’asse ereditario: nessuna differenza. In tutti gli articoli del codice le parole «figli legittimi» e «figli naturali» sono, infatti, sostituite semplicemente da «figli». Stesso discorso per gli adottivi. Per loro, però, il vincolo di parentela non c’è nei casi di adozione di persone maggiorenni.
In un giorno è stato cancellato tutto quel passato, reale e legale, fatto di «ragazze madri», «figli esposti», «figliastri» guerre a suon di carte bollate, vergogna e dolore.

Di leggi fondate su un’etica ormai incompatibile con la vita di tutti i giorni. L’equiparazione del vincolo di parentela stabilisce che tutti i figli «hanno lo stesso stato giuridico» («E figlie so’ figlie e so’ tutt’eguale!» ripete Filumena Marturano di Eduardo De Filippo nel suo monologo del ’46) e che, in caso di riconoscimento postumo da parte del padre, il cognome della madre non sarà mai cancellato.
Sulla carta di identità sarà possibile affiancare i due cognomi. Entro un anno dovranno essere pronte le norme di attuazione. Il ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi ha istituito una commissione ad hoc. Uno dei decreti attuativi riguarda proprio la disciplina delle successioni e delle donazioni per l’eredità.

Il testo è stato approvato con 366 voti a favore, 31 contrari e 58 astensioni. Contrarietà dell’Udc, condivisa anche da alcuni deputati Pdl, sulla norma che estende la possibilità di riconoscimento anche ai figli nati da un incesto. I centristi avevano chiesto lo stralcio di questa parte ma non è stato accettato. «Così si sdogana l’incesto» è stato il commento di Paola Binetti dell’Udc.

«Come si può impedire ad una madre stuprata di riconoscere il proprio figlio?», ha ribattuto Alessandra Mussolini relatrice del testo. Approvazione da parte degli ex ministri per le Pari opportunità dei governi Berlusconi e Prodi. «Una prova di grande civiltà» per Mara Carfagna, «una legge di umanità e civiltà» per Livia Turco. «Un risultato storico capace di eliminare le profonde discriminazioni che esistono ancora nel nostro Paese» sono le parole di Giulia Bongiorno, portavoce Fli.

I PARENTI
Il codice civile oggi vieta che possano essere riconosciuti i bambini nati da persone unite da vincoli di parentela (padre-figli o fratello-sorella) la nuova disposizione, invece, prevede che in questo caso il figlio può essere riconosciuto «previa autorizzazione del giudice». Che deciderà per il bene del minore e per «evitare qualsiasi pregiudizio».

Una legge, quella approvata ieri, che ha fatto i conti con una realtà fatta da 134mila nati da genitori non coniugati. Nel 2010 erano il 23,6% al 24,5% la percentuale è salita al 24,5%. Uno su quattro ha genitori che non si sono sposati, uno su tre al Centro-Nord.

IL MATRIMONIO
L’incidenza del fenomeno, secondo i dati dell’Istat, è triplicata rispetto al ’95 quando, solo l’8,1% delle nascite avveniva al di fuori del matrimonio». Un grande balzo soprattutto nelle regioni, come il Veneto, caratterizzate da comportamenti familiari più tradizionali. Proprio lì, nel ’95 i bambini nati da genitori non sposati rappresentavano il 6,8% mentre nel 2011 sono arrivati al 26,2%. Nel Lazio la cifra, in pochi anni, è schizzata al 28,6%.