L’attacco di Leadsom a May sui figli, se le donne perpetuano gli stereotipi (e si fanno male)

Corriere della sera – La 27 ora – 10 luglio 2016 – Maria Silvia Sacchi

Le donne per prime non voglioni rinunciare al “potere” della maternità. Ma generare una vita non rende per forza migliori. Ci sono cattive madri e cattivi padri. Saper accettare i limiti è una forza

L’attacco di Andrea Leadsom (a destra nella foto) e Theresa May, che non potrà essere migliore di lei alla guida del governo inglese perché May non ha avuto figli al contrario di Leadsom che ne ha tre, dice molte cose importanti su cui è necessario riflettere.

La prima è che sono le donne per prime ad avvalorare quell’equazione donna=mamma che poi inchioda tutte le altre al tema della maternità. È il ragionamento che sta alla base del diverso tasso di occupazione femminile nel mondo, e in particolare in Italia dove ha un lavoro retribuito (cioè fuori casa) meno di una donna su due. Se sei donna, sarai mamma, quindi farai fatica a dedicarti al lavoro con tutta la tua dedizione (tranne casi sporadici), quindi ti offro un posto di lavoro e uno stipendio inferiore. Ma se le donne guadagnano meno degli uomini quando nasce un figlio saranno loro a restare a casa per occuparsene (un quarto si dimette dal lavoro per questo). Insomma, un circolo vizioso che non si riesce a interrompere.
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Investire nella cura conviene. Non solo alle donne

Articolo di redazione, ingenere.it del 17/12/2015
Un recente studio condotto in Turchia rivela che l’impatto di un investimento pubblico nella cura dell’infanzia sarebbe positivo non solo per le donne, ma anche per gli uomini, per le persone meno qualificate e per le famiglie più povere
Un numero crescente di ricerche e documenti di policy sottolineano il ruolo fondamentale che gli investimenti in infrastrutture sociali di cura possono svolgere nella promozione di una crescita inclusiva favorendo nel contempo l’eguaglianza di classe e di genere[1]. Leggi il resto »

La penalizzazione delle madri nel mercato del lavoro italiano: un confronto fra coorti

di Michele Lugo, 13 novembre 2015, da www.neodemos.info

Le donne italiane e il mercato del lavoro

In Italia, rispetto al resto dei Paesi occidentali, la condizione delle donne sul mercato del lavoro è particolarmente negativa. Il tasso di occupazione femminile (fra i 20 e i 64 anni) è di poco superiore al 50%, molto basso rispetto alla media europea (che nel 2014 era del 63,5%) e la sua già lenta crescita sembra essersi interrotta (Eurostat 2015). Lo svantaggio delle donne italiane, pur coinvolgendo anche le donne senza figli, è particolarmente forte per le madri: il numero di donne che escono dal mercato del lavoro in seguito alla nascita di un figlio è stimato tra il 20% e il 25% (Casadio et al. 2008; Gutierrez-domenech 2005), nella maggior parte dei casi l’interruzione della carriera lavorativa delle madri non è temporanea come accade in altri Paesi occidentali – Germania, Regno Unito o Stati Uniti – ma permanente. Leggi il resto »

Le Donne senza figli

genitoricrescono – 29 settembre 2015 – Sara Boriosi

Cosa pensano le donne senza figli ogni volta che noi madri ci lamentiamo del peso quotidiano della maternità? E cosa pensano ogni volta che ce ne usciamo con un inopportuno “tu non puoi capire”?

Sara Boriosi scrive di vino nel suo Rosso di Sara – Quando le donne bevono vino e di vino si occupa a tempo pieno nel mezzo della verdissima Umbria. Intelligente, spiritosa, colta, bella, appassionata del suo lavoro: what else? Oggi ha deciso di regalarci, appunto, qualcos’altro di sé.

“Il pensiero si è formato in testa da solo, complice la pioggia battente di questo primo giorno uggioso di autunno e mentre scrivo mi sto sfinendo di cioccolato amaro per radunare le idee.
Mentre guidavo verso il centro commerciale ho inserito il pilota automatico che mi ha permesso di arrivare a destinazione sana e salva nonostante la mia testa fosse altrove, persa a ragionare con amorevole struggimento sulla vita delle mie nipoti, ormai ragazze. Leggi il resto »