«Prostituta a 9 anni»: il titolo indegno che rivittimizza le bambine – Cristina Obber

LETTERADONNA        19 febbraio 2018  Cristina Obber

A Palermo una coppia è stata arrestata perchè faceva prostituire la figlia, ma l’Ansa nel riportare la notizia usa un linguaggio improprio e carico di violenza.

Titolo Ansa del 19 febbraio: «Prostituta a 9 anni. Arrestati i genitori».
Manca una «i», perchè una bambina può al massimo essere prostituìta, subisce una scelta altrui. Non sceglie lei, attivamente, di fare la prostituta.
Una bambina sceglie di giocare, andare a scuola, guardarsi un cartone animato alla tv.
Il dizionario Treccani ci dice che «prostituta» è colei che «offre prestazioni sessuali a scopo di lucro». Le parole sono importanti perchè è – anche – attraverso le parole che esprimiamo il rispetto della persona. E chi fa giornalismo non può continuamente contraddire questo principio. Leggi il resto »

Manifesto di Venezia per il rispetto e la parità di genere

Laura Onofri

Sarà presentato a Venezia nella giornata del 25 novembre il “Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’Informazione” e  per una  corretta informazione per contrastare la violenza sulle donne, come chiede la Convenzione di Istanbul: la Commissione pari opportunità della Fnsi ha varato, lo scorso 27 settembre, il “Manifesto di Venezia”, frutto di un’elaborazione che ha coinvolto anche la Cpo Usigrai e GiULiA Giornaliste, su proposta del Sindacato Giornalisti Veneto.
. Leggi il resto »

Le scorrettezze (culturali) del linguaggio di Sergio Lepri

da Giulia.globalist.it 5 agosto 2013

Sergio Lepri – già direttore dell’Ansa, docente di linguaggio dell’informazione alla Luiss – spiega i limiti del linguaggio androcentrico.

Un principio androcentrico ha regolato per secoli ogni lingua e per secoli l’uomo è stato il parametro intorno a cui si è organizzato l’universo linguistico. Soltanto in tempi recenti si è cominciato, nei paesi più evoluti, a porre il problema di un adeguamento del lessico e del linguaggio della comunicazione alla posizione della donna nella società. E’ un problema di mentalità e di cultura.
Da sempre nelle scritture giornalistiche e anche scolastiche e di studio si sono usate senza incertezze espressioni come “Gli uomini della preistoria”, “La storia dell’uomo”, “L’uomo è misura di tutte le cose”. Nel 1948 perfino l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò una “dichiarazione dei diritti dell’uomo”. Nel termine “uomo” veniva compreso l’essere umano donna, senza rendersi conto di una illogicità e di una scorrettezza politica che oggi è per fortuna divenuta evidente. Leggi il resto »