7 su 21 non ci basta!

Laura Onofri

E niente, non bastano lettere, non servono appelli. Quando parliamo di democrazia paritaria, a livello di principio, tutti si dicono d’accordo che questo vulnus del nostro Paese vada sciolto, ma poi quando alla fine si fanno i conti , rimaniamo sbigottite dalla pochezza del risultato.

Se 7 donne su 21 ministri, esattamente un terzo, possono accontentare qualcuno e possono far sentire con la coscienza a posto chi ha lavorato alla formazione del governo, io penso che continuiamo ad avere seri problemi sulla rappresentanza di genere.

Tutte noi abbiamo sentito il Presidente del Consiglio Conte, gli esponenti delle forze politiche in campo, proclamare quanto fosse importante, anche per marcare la discontinuità, avere un governo paritario dal punto di vista del genere, ma tutti i partiti, nessuno escluso, non hanno fatto uno sforzo per attuare questo proposito.

Non ci sfuggono la complessità e la delicatezza della formazione di una compagine, soprattutto come quella appena nata. Siamo consapevoli che questo governo, sia “necessario” e tiriamo un sospiro di sollievo che non ci siano, in questo esecutivo, forze politiche che in un anno e mezzo hanno mortificato il ruolo delle donne, hanno cercato di smantellare leggi conquistate con anni di battaglie femministe e di proporne altre oscurantiste sui diritti civili.

Siamo altresì convinte che la rappresentanza paritaria non sia sufficiente a cambiare la vita delle donne, ma è attuando politiche che abbiano una visione femminista, che propongano un modello di società in grado di garantire alla donne pari diritti e pari opportunità che possiamo cercare di salvare l’Italia da una crisi che dura ormai da decenni.

Lo scampato pericolo (almeno per il momento) di esserci lasciate alle spalle un esecutivo fra i più misogini e maschilisti che abbia mai avuto l’Italia, pericoloso per il rischioso arretramento sui diritti in cui voleva trascinarci, non può farci però vedere il bicchiere mezzo pieno. L’amarezza per quella che poteva essere una vera discontinuità con il passato e non è stata, rimane.

Attendiamo con speranza che, seppur disatteso il principio della rappresentanza paritaria, i provvedimenti che da anni invochiamo per una reale parità siano alla base del programma di questo nuovo esecutivo a cui auguriamo buon lavoro, con l’avvertenza che non faremo sconti!

Auguri per riaffermare i nostri diritti oggi!

Laura Onofri

Si avvicinano le feste e inizi a sentire un’aria elettrizzata: arrivano solo mail con auguri e immagini patinate (ormai il cartaceo è decisamente superato), la gente  è indaffarata per comprare gli ultimi regali, anche coloro che hanno sempre criticato il rito consumistico del Natale, cedono alla fine alla tentazione e si buttano tra la folla per accaparrarsi un  dono per  sentirsi  più buoni o, almeno in pace con la coscienza.

In questa atmosfera che dovrebbe essere di serenità e piena di aspettative per il futuro, sentiamo invece amarezza e preoccupazione per il clima politico, soprattutto per quanto riguarda i diritti civili, sociali ed economici, in particolare quelli che riguardano le donne.

L’anno scorso ci  siamo augurate un anno in cui i diritti di parità, di eguaglianza ed equità fossero esigibili da tutte e tutti,  che  si riuscissero a dare risposte concrete alle donne che subiscono violenza, che i temi del lavoro delle donne , della maternità e della condivisione della genitorialità, della democrazia paritaria reale , di una concreta medicina di genere,  fossero inseriti come prioritari nell’agenda politica del governo. Leggi il resto »

L’attacco di Leadsom a May sui figli, se le donne perpetuano gli stereotipi (e si fanno male)

Corriere della sera – La 27 ora – 10 luglio 2016 – Maria Silvia Sacchi

Le donne per prime non voglioni rinunciare al “potere” della maternità. Ma generare una vita non rende per forza migliori. Ci sono cattive madri e cattivi padri. Saper accettare i limiti è una forza

L’attacco di Andrea Leadsom (a destra nella foto) e Theresa May, che non potrà essere migliore di lei alla guida del governo inglese perché May non ha avuto figli al contrario di Leadsom che ne ha tre, dice molte cose importanti su cui è necessario riflettere.

La prima è che sono le donne per prime ad avvalorare quell’equazione donna=mamma che poi inchioda tutte le altre al tema della maternità. È il ragionamento che sta alla base del diverso tasso di occupazione femminile nel mondo, e in particolare in Italia dove ha un lavoro retribuito (cioè fuori casa) meno di una donna su due. Se sei donna, sarai mamma, quindi farai fatica a dedicarti al lavoro con tutta la tua dedizione (tranne casi sporadici), quindi ti offro un posto di lavoro e uno stipendio inferiore. Ma se le donne guadagnano meno degli uomini quando nasce un figlio saranno loro a restare a casa per occuparsene (un quarto si dimette dal lavoro per questo). Insomma, un circolo vizioso che non si riesce a interrompere.
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Violenza donne: Piano; associazioni, Governo riapra confronto‏

ANSA 7 gennaio 2015

Dire, Udi, Pangea e Cam si sottraggono a consultazione online

Un gruppo di importanti associazioni femminili, che hanno partecipato ai tavoli della task force interministeriale contro la violenza sulle donne, ha deciso di sottrarsi alla consultazione online sulle linee guida del Piano nazionale antiviolenza approntato dal Governo.
Donne in rete contro la violenza (Dire), Udi, Pangea, Cam (centro ascolto uomini maltrattanti) e Maschile Plurale criticano in una nota le proposte del Governo, che definiscono “banali, generiche e contraddittorie”. In realtà, affermano, online non c’è nessun Piano ma solo 8 linee d’azione, incongruenti tra loro, tratte dai sette documenti elaborati dai gruppi della cosiddetta “task force” intergovernativa nata a fine 2013. Solo poche associazioni, denunciano, sono state consultate nei tavoli della task force e sono state coinvolte poco e male, contrariamente a quanto si afferma nella presentazione online.
“Le proposte e le conclusioni dei gruppi di lavoro – dicono nella nota – non sono state trasparenti: i documenti finali non sono mai stati condivisi con tutte le organizzazioni partecipanti. La decisione di una consultazione online non è mai stata discussa con le organizzazioni della società civile nell’ambito delle consultazioni della task force”. Inoltre “la consultazione online appare una iniziativa poco chiara dal punto di vista metodologico”.
Secondo le associazioni sono necessarie persone competenti e professionali nel trattare il tema e contribuire alla definizione di un Piano. Servono politiche che affrontino la prevenzione, risposte adeguate alle donne vittime di violenza, una formazione appropriata di tutti gli operatori coinvolti, la creazione di una nuova cultura rispettosa delle differenze, la raccolta integrata dei dati e la partecipazione e il riconoscimento del sapere, sedimentato negli anni, e del ruolo delle realtà delle donne e della società civile impegnata da anni su questo grande problema politico.
Le associazioni chiedono dunque che il Governo riapra un “vero” confronto nel merito delle misure da mettere in campo, che questo confronto venga allargato anche alle associazioni non coinvolte nella prima fase e che venga preso in considerazione il documento prodotto dall’Onu per la creazione dei piani nazionali contro la violenza alle donne.
All’iniziativa hanno aderito anche la Casa internazionale delle donne, Bee Free, Le Nove, Il cerchio degli uomini di Torino e l’associazione Giraffa.

“non sapevo”

Laura Onofri

 

L’affaire kazako è una “brutta figura internazionale” o una violazione dei diritti umani?
Una cosa e l’altra. Ma non solo: è l’umiliazione dello Stato. Ammettiamo che nessun ministro ne sapesse qualcosa. Sarebbe per questo meno grave? Lo sarebbe perfino di più. Vorrebbe dire che le istituzioni non hanno sotto controllo la situazione e che il nostro Paese è terreno fangoso di apparati dello Stato collusi con altri apparati, come già avvenuto nel caso simile di Abu Omar, rapito dai “servizi” americani con la collaborazione di quelli italiani e trasportato in Egitto: un caso in cui s’è fatta valere pesantemente la “ragion di Stato”. Non basta, in questi casi, la responsabilità dei funzionari e le loro dimissioni.

una Ministra non paga l’Imu perchè “non sapeva..” e si dimette! un Ministro è assolutamente incapace di dare spiegazioni sulla vicenda dell’espulsione dall’Italia della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, e viene difeso a spada tratta dal Presidente del Consiglio perchè  “non sapeva…”

L’art. 95 della Costituzione 2 comma recita:” I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri” Troppo comodo il “non sapevo”. Chi ci governa, per prima cosa, “deve sapere”.

18 luglio 2013