Auguri per riaffermare i nostri diritti oggi!

Laura Onofri

Si avvicinano le feste e inizi a sentire un’aria elettrizzata: arrivano solo mail con auguri e immagini patinate (ormai il cartaceo è decisamente superato), la gente  è indaffarata per comprare gli ultimi regali, anche coloro che hanno sempre criticato il rito consumistico del Natale, cedono alla fine alla tentazione e si buttano tra la folla per accaparrarsi un  dono per  sentirsi  più buoni o, almeno in pace con la coscienza.

In questa atmosfera che dovrebbe essere di serenità e piena di aspettative per il futuro, sentiamo invece amarezza e preoccupazione per il clima politico, soprattutto per quanto riguarda i diritti civili, sociali ed economici, in particolare quelli che riguardano le donne.

L’anno scorso ci  siamo augurate un anno in cui i diritti di parità, di eguaglianza ed equità fossero esigibili da tutte e tutti,  che  si riuscissero a dare risposte concrete alle donne che subiscono violenza, che i temi del lavoro delle donne , della maternità e della condivisione della genitorialità, della democrazia paritaria reale , di una concreta medicina di genere,  fossero inseriti come prioritari nell’agenda politica del governo. Leggi il resto »

L’attacco di Leadsom a May sui figli, se le donne perpetuano gli stereotipi (e si fanno male)

Corriere della sera – La 27 ora – 10 luglio 2016 – Maria Silvia Sacchi

Le donne per prime non voglioni rinunciare al “potere” della maternità. Ma generare una vita non rende per forza migliori. Ci sono cattive madri e cattivi padri. Saper accettare i limiti è una forza

L’attacco di Andrea Leadsom (a destra nella foto) e Theresa May, che non potrà essere migliore di lei alla guida del governo inglese perché May non ha avuto figli al contrario di Leadsom che ne ha tre, dice molte cose importanti su cui è necessario riflettere.

La prima è che sono le donne per prime ad avvalorare quell’equazione donna=mamma che poi inchioda tutte le altre al tema della maternità. È il ragionamento che sta alla base del diverso tasso di occupazione femminile nel mondo, e in particolare in Italia dove ha un lavoro retribuito (cioè fuori casa) meno di una donna su due. Se sei donna, sarai mamma, quindi farai fatica a dedicarti al lavoro con tutta la tua dedizione (tranne casi sporadici), quindi ti offro un posto di lavoro e uno stipendio inferiore. Ma se le donne guadagnano meno degli uomini quando nasce un figlio saranno loro a restare a casa per occuparsene (un quarto si dimette dal lavoro per questo). Insomma, un circolo vizioso che non si riesce a interrompere.
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Violenza donne: Piano; associazioni, Governo riapra confronto‏

ANSA 7 gennaio 2015

Dire, Udi, Pangea e Cam si sottraggono a consultazione online

Un gruppo di importanti associazioni femminili, che hanno partecipato ai tavoli della task force interministeriale contro la violenza sulle donne, ha deciso di sottrarsi alla consultazione online sulle linee guida del Piano nazionale antiviolenza approntato dal Governo.
Donne in rete contro la violenza (Dire), Udi, Pangea, Cam (centro ascolto uomini maltrattanti) e Maschile Plurale criticano in una nota le proposte del Governo, che definiscono “banali, generiche e contraddittorie”. In realtà, affermano, online non c’è nessun Piano ma solo 8 linee d’azione, incongruenti tra loro, tratte dai sette documenti elaborati dai gruppi della cosiddetta “task force” intergovernativa nata a fine 2013. Solo poche associazioni, denunciano, sono state consultate nei tavoli della task force e sono state coinvolte poco e male, contrariamente a quanto si afferma nella presentazione online.
“Le proposte e le conclusioni dei gruppi di lavoro – dicono nella nota – non sono state trasparenti: i documenti finali non sono mai stati condivisi con tutte le organizzazioni partecipanti. La decisione di una consultazione online non è mai stata discussa con le organizzazioni della società civile nell’ambito delle consultazioni della task force”. Inoltre “la consultazione online appare una iniziativa poco chiara dal punto di vista metodologico”.
Secondo le associazioni sono necessarie persone competenti e professionali nel trattare il tema e contribuire alla definizione di un Piano. Servono politiche che affrontino la prevenzione, risposte adeguate alle donne vittime di violenza, una formazione appropriata di tutti gli operatori coinvolti, la creazione di una nuova cultura rispettosa delle differenze, la raccolta integrata dei dati e la partecipazione e il riconoscimento del sapere, sedimentato negli anni, e del ruolo delle realtà delle donne e della società civile impegnata da anni su questo grande problema politico.
Le associazioni chiedono dunque che il Governo riapra un “vero” confronto nel merito delle misure da mettere in campo, che questo confronto venga allargato anche alle associazioni non coinvolte nella prima fase e che venga preso in considerazione il documento prodotto dall’Onu per la creazione dei piani nazionali contro la violenza alle donne.
All’iniziativa hanno aderito anche la Casa internazionale delle donne, Bee Free, Le Nove, Il cerchio degli uomini di Torino e l’associazione Giraffa.

“non sapevo”

Laura Onofri

 

L’affaire kazako è una “brutta figura internazionale” o una violazione dei diritti umani?
Una cosa e l’altra. Ma non solo: è l’umiliazione dello Stato. Ammettiamo che nessun ministro ne sapesse qualcosa. Sarebbe per questo meno grave? Lo sarebbe perfino di più. Vorrebbe dire che le istituzioni non hanno sotto controllo la situazione e che il nostro Paese è terreno fangoso di apparati dello Stato collusi con altri apparati, come già avvenuto nel caso simile di Abu Omar, rapito dai “servizi” americani con la collaborazione di quelli italiani e trasportato in Egitto: un caso in cui s’è fatta valere pesantemente la “ragion di Stato”. Non basta, in questi casi, la responsabilità dei funzionari e le loro dimissioni.

una Ministra non paga l’Imu perchè “non sapeva..” e si dimette! un Ministro è assolutamente incapace di dare spiegazioni sulla vicenda dell’espulsione dall’Italia della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, e viene difeso a spada tratta dal Presidente del Consiglio perchè  “non sapeva…”

L’art. 95 della Costituzione 2 comma recita:” I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri” Troppo comodo il “non sapevo”. Chi ci governa, per prima cosa, “deve sapere”.

18 luglio 2013

 

NON POSSIAMO PIU’ ATTENDERE

Lo stiamo dicendo da tanto, troppo tempo: ma siamo inascoltate!

La violenza sulle donne è diventata un’emergenza  pressante ed improrogabile per il nostro Paese.

E non parliamo solo del femminicidio: l’espressione  più efferata della sopraffazione da parte degli uomini sulle donne. Violenza sono anche le minacce di morte e le anonime offese sessiste comparse sul web contro Laura Boldrini,  Presidente della Camera. Violenza sono anche gli insulti e le ingiurie rivolte alla Ministra Cecile Kyenge per il colore della sua pelle. Violenza sono anche tutte le discriminazioni di cui le donne sono ancora fatte oggetto in Italia,  così numerose e così gravi in tutti gli ambiti, e  tali  per cui non può sfuggire il nesso fra queste e il fenomeno della violenza stesso.

Noi chiediamo alla politica e a questo Governo di affrontare questa emergenza con misure concrete, urgenti e indifferibili, dichiarando ufficialmente che è lo Stato che deve farsi carico di un problema che non è privato, ma pubblico. Impegnando le risorse necessarie, che vengono normalmente trovate nei casi di disastri o di catastrofi naturali, e che devono essere investite sia per il contrasto e la  protezione delle vittime che si attua con il sostegno permanente dei Centri Antiviolenza esistenti, sia per la pianificazione della prevenzione  dal punto di vista culturale.

In questo particolare momento  riteniamo che il  Ministero delle Pari Opportunità, avrebbe avuto la necessità  di avere più dignità, forza e peso con una  Ministra dedicata solo a questo tema. Rileviamo, invece che  dopo il corretto  ed inevitabile ritiro delle deleghe al Sottosegretario  precedentemente nominato, rimane attualmente l’unico Ministero  privo di responsabile del dicastero, nonché “senza portafoglio”, che è circostanza drammatica, nella sua totale mancanza di autonomia operativa.

Una società diversa, costruita sulla solidarietà tra generi e generazioni, in cui convivono differenze, eguaglianze, pari opportunità: che garantisca  una piena cittadinanza è il terreno da cui partire per affrontare questa emergenza.

Ribadiamo  che  la violenza contro le donne non è un affare “femminile”,  né uno slogan pre-elettorale: è una questione di democrazia negata che si combatte con trasformazioni culturali, capaci di diffondere l’affermazione della legalità, dei diritti, delle libertà e del reciproco riconoscimento dei generi e con la promozione di un’educazione alla parità  sin dalla scuola primaria.

Non possiamo più attendere!

Se Non Ora Quando  Comitato di Torino – Associazione Telefono Rosa Piemonte  –  Donne in difesa della società civile –  Casa delle Donne di Torino – Donne & Futuro   –  Associazione  Alma Terra – CGIL Torino – CGIL Piemonte – CISL Torino  – CISL Piemonte – UIL Torino – UIL Piemonte –  SPI  CGIL Provinciale  Torino – Coordinamento Donne SPI  Torino – FILCAMS Torino – FP Funzione Pubblica Torino – SLC Torino –   Giuristi Democratici –  Cittadinanza onlus Piemonte –  Gruppo Donne della Val Pellice Torino e Provincia – Associazione Villa 5 -Associazione Scambiaidee – Associazione Progettarsi – AS.SO Associazione Solidale – Associazione Archimente – ABDEP Associazione Benessere Donna ed Endometriosi Piemonte – La Rete delle Donne di San Maurizio – Associazione Svolta Donna onlus – A.Do.C. Associazione Donne Capofamiglia – Spazio Donne della Cascina Roccafranca – Centrodonna Circ.6. –  Gruppo Donne Credenti –  Mai più sole  centro antiviolenza donna – Associazione Rosso Ideale – Coordinamento Donne FISAC CGIL Torino e Piemonte -Teatro Reginald – Centro di dama terapia – Asociación Universitaria Interamericana (A.U.I. Caracas) – Amnesty International Circoscrizione Piemonte Valle d’Aosta – Ass.Me.Dia.Re – CCM Comitato Collaborazione Medica – Fermata d’Autobus Associazione Onlus – Cerchio degli uomini -Centro SVS di Torino – La Consulta Femminile Comunale di Torino