Conte integra le task force con 11 nomine femminili. Ecco i nomi

Corriere della sera – La 27 ora 13 maggio 2020 – Monica Guerzoni

Ha vinto la voce delle donne. E il governo si avvia a garantire la rappresentanza di genere nei luoghi dove si sta ridisegnando il futuro dell’Italia

Giuseppe Conte è stato di parola. Aveva promesso che avrebbe integrato con personalità femminili le task force di esperti contro il virus e così è stato. Con una scelta «riparatrice» il presidente del Consiglio ha riequilibrato la presenza di genere ai tavoli in cui si prendono le decisioni cruciali per la fase di convivenza con il virus.

Leggi il resto »

Serve una visione di lungo periodo

Corriere della sera – La 27 ora- 4 maggio 2020 Stefania Graziani, Laura Onofri, Chiara Rivetti

Nonostante gli enormi sforzi già fatti per reagire all’emergenza Coronavirus, che hanno coinvolto sia le istituzioni sia i cittadini, molti nodi critici relativi alla cosiddetta fase due non sembrano ancora sciolti. Mentre il Presidente del Consiglio si affida al senso di responsabilità degli Italiani nella pratica del distanziamento sociale (ma sarebbe forse meglio dire “fisico”, perché la comunicazione interpersonale non è mai venuta meno), da altre parti si chiede la riapertura tout court delle attività economiche, sottovalutando gravemente il rischio sanitario.

Leggi il resto »

7 su 21 non ci basta!

Laura Onofri

E niente, non bastano lettere, non servono appelli. Quando parliamo di democrazia paritaria, a livello di principio, tutti si dicono d’accordo che questo vulnus del nostro Paese vada sciolto, ma poi quando alla fine si fanno i conti , rimaniamo sbigottite dalla pochezza del risultato.

Se 7 donne su 21 ministri, esattamente un terzo, possono accontentare qualcuno e possono far sentire con la coscienza a posto chi ha lavorato alla formazione del governo, io penso che continuiamo ad avere seri problemi sulla rappresentanza di genere.

Tutte noi abbiamo sentito il Presidente del Consiglio Conte, gli esponenti delle forze politiche in campo, proclamare quanto fosse importante, anche per marcare la discontinuità, avere un governo paritario dal punto di vista del genere, ma tutti i partiti, nessuno escluso, non hanno fatto uno sforzo per attuare questo proposito.

Non ci sfuggono la complessità e la delicatezza della formazione di una compagine, soprattutto come quella appena nata. Siamo consapevoli che questo governo, sia “necessario” e tiriamo un sospiro di sollievo che non ci siano, in questo esecutivo, forze politiche che in un anno e mezzo hanno mortificato il ruolo delle donne, hanno cercato di smantellare leggi conquistate con anni di battaglie femministe e di proporne altre oscurantiste sui diritti civili.

Siamo altresì convinte che la rappresentanza paritaria non sia sufficiente a cambiare la vita delle donne, ma è attuando politiche che abbiano una visione femminista, che propongano un modello di società in grado di garantire alla donne pari diritti e pari opportunità che possiamo cercare di salvare l’Italia da una crisi che dura ormai da decenni.

Lo scampato pericolo (almeno per il momento) di esserci lasciate alle spalle un esecutivo fra i più misogini e maschilisti che abbia mai avuto l’Italia, pericoloso per il rischioso arretramento sui diritti in cui voleva trascinarci, non può farci però vedere il bicchiere mezzo pieno. L’amarezza per quella che poteva essere una vera discontinuità con il passato e non è stata, rimane.

Attendiamo con speranza che, seppur disatteso il principio della rappresentanza paritaria, i provvedimenti che da anni invochiamo per una reale parità siano alla base del programma di questo nuovo esecutivo a cui auguriamo buon lavoro, con l’avvertenza che non faremo sconti!

Auguri per riaffermare i nostri diritti oggi!

Laura Onofri

Si avvicinano le feste e inizi a sentire un’aria elettrizzata: arrivano solo mail con auguri e immagini patinate (ormai il cartaceo è decisamente superato), la gente  è indaffarata per comprare gli ultimi regali, anche coloro che hanno sempre criticato il rito consumistico del Natale, cedono alla fine alla tentazione e si buttano tra la folla per accaparrarsi un  dono per  sentirsi  più buoni o, almeno in pace con la coscienza.

In questa atmosfera che dovrebbe essere di serenità e piena di aspettative per il futuro, sentiamo invece amarezza e preoccupazione per il clima politico, soprattutto per quanto riguarda i diritti civili, sociali ed economici, in particolare quelli che riguardano le donne.

L’anno scorso ci  siamo augurate un anno in cui i diritti di parità, di eguaglianza ed equità fossero esigibili da tutte e tutti,  che  si riuscissero a dare risposte concrete alle donne che subiscono violenza, che i temi del lavoro delle donne , della maternità e della condivisione della genitorialità, della democrazia paritaria reale , di una concreta medicina di genere,  fossero inseriti come prioritari nell’agenda politica del governo. Leggi il resto »

L’attacco di Leadsom a May sui figli, se le donne perpetuano gli stereotipi (e si fanno male)

Corriere della sera – La 27 ora – 10 luglio 2016 – Maria Silvia Sacchi

Le donne per prime non voglioni rinunciare al “potere” della maternità. Ma generare una vita non rende per forza migliori. Ci sono cattive madri e cattivi padri. Saper accettare i limiti è una forza

L’attacco di Andrea Leadsom (a destra nella foto) e Theresa May, che non potrà essere migliore di lei alla guida del governo inglese perché May non ha avuto figli al contrario di Leadsom che ne ha tre, dice molte cose importanti su cui è necessario riflettere.

La prima è che sono le donne per prime ad avvalorare quell’equazione donna=mamma che poi inchioda tutte le altre al tema della maternità. È il ragionamento che sta alla base del diverso tasso di occupazione femminile nel mondo, e in particolare in Italia dove ha un lavoro retribuito (cioè fuori casa) meno di una donna su due. Se sei donna, sarai mamma, quindi farai fatica a dedicarti al lavoro con tutta la tua dedizione (tranne casi sporadici), quindi ti offro un posto di lavoro e uno stipendio inferiore. Ma se le donne guadagnano meno degli uomini quando nasce un figlio saranno loro a restare a casa per occuparsene (un quarto si dimette dal lavoro per questo). Insomma, un circolo vizioso che non si riesce a interrompere.
Leggi il resto »