I was my husband

Una mostra di immagini pluripremiate e un libro fotografico esplora la quotidianità delle vedove indiane e la loro identità “perduta”

Inaugura giovedì 10 ottobre alle 19, alla Fine-Art Images Gallery di Chieri, il progetto fotografico “I was my husband” con gli scatti in bianco e nero del fotografo Valter Darbe.

Per l’occasione sarà presentato anche il libro fotografico con i testi curati da Tiziana Montaldo e la prefazione di Mohini Giri, attivista, politica e scrittrice indianai, candidata a Premio Nobel per la Pace e insignita di numerosi premi e riconoscimenti internazionali per il suo impegno nella promozione della parità di genere e l’empowering femminili.

Le foto sono state realizzate a Vrindavan, città santa per la religione induista dove numerose donne trovano rifugio da condizioni di grande vulnerabilità: considerate portatrici di sfortuna sono isolate dalla vita pubblica e delle loro proprietà, emarginate e discriminate sono spesso obbligate a lasciare la loro abitazione e i loro affetti, votandosi solo alla preghiera.

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Il dottore che aiuta le donne in India

Internazionale 5 luglio 2016 – Portfolio

A Pune, in India, in un paese in cui sono comuni le discriminazioni verso le donne, il dottor Ganesh Rakh assiste gratuitamente le pazienti nel suo ospedale, il Medicare hospital.

Per combattere i pregiudizi che circondano la nascita di una figlia femmina nelle famiglie indiane, Rakh ha deciso di festeggiare la nascita delle bambine, di vaccinarle e di curarle gratuitamente. Anche le donne adulte che sono state vittime di violenza o sono state sfregiate con l’acido dai loro compagni possono ricorrere alle cure gratuite e alla chirurgia plastica nel Medicare hospital.

In India le violenze contro le donne sono molto diffuse, nel 2014 sono stati denunciati 36.735 stupri, avvenuti soprattutto all’interno delle mura domestiche. Secondo i dati raccolti dalla Bbc, ogni 14 ore una donna viene violentata.

india

Modi contro il gendercidio: l’India salvi le bambine

La Stampa 22 gennaio 2015 – Francesca Paci

Sebbene vietata per legge la pratica degli aborti selettivi è ancora diffusissima. Le donne sono bersaglio come madri, come figlie ma anche come vittime degli stupri (e del silenzio)

«Non abbiamo il diritto di uccidere le nostre figlie» dice finalmente il premier indiano Narendra Modi ripetendo lo slogan della campagna contro il gendercidio «Salva tua figlia, educa tua figlia». Gendercidio è la parola che indica la formalmente vietata ma diffusissima pratica con cui in India vengono effettuati gli aborti selettivi per ridurre il numero delle bambine, considerate «meno utili» per il sostentamento delle famiglie. Da anni le Nazioni Unite denunciano l’emergenza nazionale (una barbarie a dire il vero non esclusivamente indiana, come raccontava nel 2010 il numero speciale di The Economist dedicato a 100 milioni di bambine scomparse). Adesso, a pochi giorni dalla visita del presidente americano Obama, Modi scende in campo e, approfittando di un tour nello Stato settentrionale di Haryana, promette il giro di vite. Leggi il resto »

Sterilizzazioni di massa: è strage di donne nell’India più povera. Il lato oscuro della lotta alla crescita demografica

La Stampa – 12 novembre 2014 – Maria Grazia Coggiola

Sarà una drastica forma di contraccezione, ma la sterilizzazione di massa è da decenni il metodo più popolare di controllo delle nascite in India. La morte di 11 donne per setticemia, durante una campagna governativa anti fertilità in Chhattisgarh, piccolo e povero stato dell’India centrale dominato dai maoisti, ha sollevato di nuovo l’attenzione sui pro e contro di questa pratica e sulle condizioni igieniche in cui avvengono gli interventi chirurgici. Leggi il resto »

Molto orrore per nulla

Zeroviolenza 16 ottobre 2014 – Monica Pepe

Un uomo qualche giorno fa in India è stato assalito dalla folla, dopo essere stato sorpreso mentre cercava di violentare una ragazza. E dopo essere stato portato in una macelleria vicina, ha subìto l’amputazione degli organi genitali.

Colpisce la foto quasi cinematografica dell’uomo, livido in volto, sanguinante. Suonato come un pugile finito di colpo dentro al ring dell’informazione globale, come del peggiore incubo della sua vita, almeno per quanto se ne possa sapere di lui. Mai sapremo infatti di cosa si è nutrita la molla di quella violenza, mai ci importerà qualcosa della vita di quella ragazza. Leggi il resto »