L’aborto è un atto medico. Quando lo si comprenderà anche in Italia?

Quotidiano.sanità.it 28 aprile 2020 Anna Pompili e Mirella Parachini
Ginecologhe AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)

Gentile Direttore,
Il 22 aprile 2020 si è svolta la V Giornata Nazionale per la Salute della Donna, un appuntamento promosso e sostenuto dal Ministero della Salute, che nella pagina dedicata ad essa, ci informa, con una videoregistrazione della sottosegretaria Zampa, dell’istituzione di una pagina specifica dedicata alla “salute della donna ai tempi del CoViD-19”.
 
In questa pagina gli esperti informano le donne italiane sull’infezione da Coronavirus e sui meccanismi per i quali, grazie all’importante ruolo degli estrogeni, esse sono maggiormente protette dall’infezione e dalle sue complicazioni rispetto agli uomini.

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Giù le mani dall’aborto: non strumentalizzate il Covid-19: una petizione per l’ Ivg farmacologica

La 27 ora 2 aprile 2020 Laura Onofri

In questi giorni c’è un’altra emergenza nell’emergenza, è infatti emerso, che in molte province italiane, soprattutto nelle regioni del Nord Italia più colpite dall’epidemia di Covid-19, ci sono difficoltà nell’ effettuare l’Interruzione volontaria di gravidanza in sicurezza e rispettando i tempi previsti dalla L.194/78
Molti reparti ospedalieri sono stati dedicati alla cura dei pazienti Covid 19, e gli accessi in ospedale sono stati ridotti e limitati alle sole urgenze anche per ridurre le possibilità di contagio. In questa situazione si rischia che le donne non possano esercitare con serenità e sicurezza il loro diritto ad interrompere volontariamente la gravidanza.

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Firma la petizione per richiedere misure urgenti per l’Interruzione volontaria di gravidanza al tempo del coronavirus

Un gruppo di associazioni, ginecologhe, politiche e donne del movimento hanno lanciato una petizione rivolta al Ministro della Salute Roberto Speranza per richiedere misure urgenti per l’Interruzione volontaria di gravidanza al tempo del coronavirus

Questo il link per firmare la petizione

In questi giorni di emergenza sanitaria, è emerso, in molte province italiane, soprattutto nelle regioni del Nord Italia più colpite dall’epidemia di Covid-19,  un grave problema rispetto al diritto di effettuare l’Interruzione volontaria di gravidanza in sicurezza e rispettando i tempi previsti dalla L.194/78

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Anche in Belgio venti contro il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza

Agli inizi di luglio c.a. in Belgio un gruppo di 7 cittadini (“Citizens for Life”) ha presentato un ricorso di annullamento alla Corte costituzionale contro la nuova legge che ha rimosso l’IVG dal codice penale, pur non avendola del tutto depenalizzata (*) , e ne ha leggermente migliorato le condizioni (legge del 15 ottobre 2018 ).

(*)La legge del 15 ottobre 2018 ha effettivamente rimosso l’aborto dal Titolo VII del Codice penale, ovvero i crimini contro l’ordine familiare e la moralità pubblica, ma ha mantenuto le sanzioni penali contro i medici e donne in caso di mancato rispetto delle condizioni (fino a 12 settimane di gravidanza, periodo di riflessione di sei giorni, valutazione da parte del medico della determinazione della donna, ecc.).

Tra loro ci sono due medici di medicina generale Thierry Fobe e Thierry Lethé che sono anche membri dell’iniziativa “Stop all’eutanasia”. Fa anche parte del gruppo un politico locale CDH (cristiano democratico) Vincent Piessevaux.

La loro argomentazione si fonda sui seguenti principi: difesa del diritto alla vita e protezione della dignità umana, divieto di pratiche eugenetiche, promozione della non discriminazione e dell’uguaglianza.

Si rivolgono in particolare a numerosi miglioramenti apportati dalla nuova legge:

– l’obbligo per gli obiettori di coscienza di indirizzare il paziente ad un altro medico / ad un altro centro disposto ad eseguire l’aborto (“violazione della libertà di coscienza”),

– il divieto di intralcio all’accesso di fronte alle cliniche per l’aborto (“violazione della libertà di espressione”),

– l’abrogazione del divieto di pubblicità degli abortivi. (“Tale disposizione contribuirà alla banalizzazione e alla commercializzazione dell’aborto”).

I cittadini “pro-vita” hanno presentato ricorso in quanto affermano di essere direttamente e negativamente interessati dalla legge, avendo tutti “almeno una moglie, una figlia, una nipote, attuale o futura, che è probabile che sia incinta e voglia interrompere la gravidanza”.

Nei loro argomenti, i ricorrenti si basano principalmente sul “diritto alla vita e alla dignità umana”, sostenendo che “abolendo la protezione del diritto penale, il legislatore ha ignorato il suo dovere di proteggere la vita”. L’appello si basa anche sul “divieto di pratiche eugenetiche” e sul “principio di uguaglianza e non discriminazione”, sostenendo che la legge che consente interruzioni mediche della gravidanza senza limiti di tempo “rientra in una forma di eugenetica, in quanto mette fine alla vita di bambini con disabilità non ancora nati”.

La Corte costituzionale deve ora valutare gli argomenti dei ricorrenti .

Il Centro di Azione Laica ha deciso di presentare un documento, “su cui stiamo lavorando da 10 anni” , afferma Sylvie Lausberg, direttrice dell’unità di studio e strategia della CAL. “Abbiamo esperienza e argomenti che vogliamo mettere a disposizione del tribunale. La nostra strategia politica è di non lasciar passare nulla, perché sappiamo che quando ci arrendiamo perdiamo diritti acquisiti”.

Per Sylvie Lausberg, “questo ricorso ci ricorda che in Europa esistono gruppi pro-vita ben organizzati ed una strategia comune “. “Questo dimostra che c’è un attacco ai diritti fondamentali”, dice la storica. “Ancora una volta, si vogliono inserire nella legislazione considerazioni religiose sull’esistenza. E questo, ci opponiamo. ”

Qui l’articolo da cui è tratta la sintesi e la traduzione di Gabriella Congiu (SenonOraQuando?Torino)

Verona, cartelli anti-abortisti e pro-family in una scuola pubblica: «La pillola deresponsabilizza»

OPEN      Redazione – 09/04/2019

Lo rivela l’Espresso: un Istituto tecnico Veronese ospita una «mostra» di cartelloni anti-abortisti e a favore della famiglia tradizionale

A Verona si è concluso il Congresso Mondiale delle Famiglie, ma i temi trattati dai relatoricontinuano a essere d’attualità nella provincia veneta. Nei corridoi dell’istituto tecnico Dal Cero, a San Bonifacio, sono stati affissi dei manifesti che definiscono la pillola del giorno dopo «deresponsabilizzazione» e chiamano l’aborto «un dramma».

Lo rivela il settimanale l’Espresso, che pubblica insieme alle foto dei cartelloni anche quella di una circolare con cui la preside della scuola invita i docenti a «valorizzare tale iniziativa» coinvolgendo i ragazzi. L’«iniziativa» in causa è una mostra promossa dal centro di aiuto alla vita del “Movimento per la vita”, che installa da anni nell’atrio della scuola i ventisette pannelli in questione, per un mese e mezzo.

L’esposizione pone al centro la «famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna, centro e cuore della civiltà dell’amore». Uno dei poster è intitolato «siamo stati tutti embrioni» e spiega che «l’essere umano va rispettato e trattato come una persona sin dal suo concepimento».  Leggi il resto »