Verona, cartelli anti-abortisti e pro-family in una scuola pubblica: «La pillola deresponsabilizza»

OPEN      Redazione – 09/04/2019

Lo rivela l’Espresso: un Istituto tecnico Veronese ospita una «mostra» di cartelloni anti-abortisti e a favore della famiglia tradizionale

A Verona si è concluso il Congresso Mondiale delle Famiglie, ma i temi trattati dai relatoricontinuano a essere d’attualità nella provincia veneta. Nei corridoi dell’istituto tecnico Dal Cero, a San Bonifacio, sono stati affissi dei manifesti che definiscono la pillola del giorno dopo «deresponsabilizzazione» e chiamano l’aborto «un dramma».

Lo rivela il settimanale l’Espresso, che pubblica insieme alle foto dei cartelloni anche quella di una circolare con cui la preside della scuola invita i docenti a «valorizzare tale iniziativa» coinvolgendo i ragazzi. L’«iniziativa» in causa è una mostra promossa dal centro di aiuto alla vita del “Movimento per la vita”, che installa da anni nell’atrio della scuola i ventisette pannelli in questione, per un mese e mezzo.

L’esposizione pone al centro la «famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna, centro e cuore della civiltà dell’amore». Uno dei poster è intitolato «siamo stati tutti embrioni» e spiega che «l’essere umano va rispettato e trattato come una persona sin dal suo concepimento».  Leggi il resto »

Verona. Ipocrisie e retorica della vita su aborto non aiutano a procedere sulla giusta strada

Quotidiano sanità.it   –   8 ottobre 2018             Sandro M. Viglino   Presidente Agite

In questi anni sono aumentati molto gli aborti clandestini e la motivazione andrebbe ricercata nell’insufficiente o inadeguata applicazione della 194, magari a causa dell’obiezione di coscienza che in alcune regioni sfiora il 100%. Comunque la si giri, non si possono proprio trovare ragioni sensate alla base dei comportamenti dei consiglieri comunali veronesi. Piuttosto bisognerebbe remare tutti dalla stessa parte, diffondendo la cultura contraccettiva specie tra i giovani e giovanissimi.

Non si finisce mai di stupirsi! Quest’anno, il 22 Maggio, varie manifestazioni e numerosi eventi hanno ricordato i 40 anni della legge 194, la legge che ha regolamentato e legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese. Sottolineando soprattutto, al di là delle posizioni più o meno ideologizzate, che, comunque la si pensi, grazie a questa legge gli aborti in Italia si sono ridotti ad un terzo rispetto a quelli praticati nei primi anni di applicazione della stessa. Infatti da circa 240.000 IVG dei primi anni ’80 si è scesi a circa 80.000 del 2017. Leggi il resto »

L’OSCURANTISMO PROSSIMO VENTURO – SeNonOraQuando? condanna la mozione leghista votata dal Consiglio Comunale di Verona

SE NON ORA QUANDO CONDANNA CON FERMEZZA LA MOZIONE LEGHISTA VOTATA DAL CONSIGLIO COMUNALE DI VERONA

“È come se avessi preso un campo e dovessi farci crescere un bosco. Prima bisogna ripulirlo dalle erbacce, ararlo, seminare. Solo a quel punto si iniziano a vedere le prime piantine.”

Queste le parole del sindaco di Verona, Federico Sboarina, indipendente di centro destra vicino alla Lega, a distanza di un anno dal proprio insediamento.

E in effetti, in questo campo così poeticamente descritto, qualcosa comincia a crescere.
Ma non sono piantine, piuttosto cataste di legna molto simili a quelle utilizzate ai tempi di Torquemada per mettere al rogo le donne accusate di stregoneria.

Tra la notte del 4 e del 5 ottobre u.s.  infatti, il Consiglio Comunale veronese ha votato (12 favorevoli, 6 contrari) una mozione della Lega che ci riporta indietro, inesorabilmente, verso tempi davvero bui che definire medievali non è esagerato.

Questa mozione infatti, avvalendosi di fonti e riferimenti tutti dell’area cattolico integralista vicinissima, se non coincidente, alle teorie del movimento pro vita, proclama ufficialmente “Verona città a favore della vita” e si schiera apertamente contro la legge 194;   propone quindi “rimedi” in opposizione  alla Interruzione Volontaria di Gravidanza tutti centrati sul finanziamento di associazioni private (progetto Gemma e progetto Chiara) legate a doppio filo con lo stesso movimento pro vita.
Tali associazioni agiscono in tema di maternità con una ottica totalmente slegata dai principi non solo della legge 194 ma del diritto stesso di autodeterminazione delle donne, principio che a partire dal 1978   i movimenti femministi insieme alla parte civile della società hanno faticosamente radicato sia a livello istituzionale che culturale.

Ma, appunto, Sboarina e questo governo vogliono lavorare di ruspa, stanno gia’  lavorando di ruspa e lo stanno facendo attaccando indifferentemente i diritti civili e costituzionali, per sradicare in maniera profonda quanto faticosamente seminato negli anni.

La mozione 434 dovrebbe essere cancellata se non altro perché fondata sulla totale assenza di evidenze scientifiche, su riferimenti falsati, su dati statistici non verificabili, su affermazioni assurde quali:
“è noto che talvolta basta un piccolo aiuto economico o la possibilità di un lavoro per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino”
“ manca all’appello una popolazione di 6 milioni di bambini che avrebbero impedito il sorgere dell’attuale crisi demografica”
e ancora
“la donna sa che quello era un bambino, il figlio al quale lei ha impedito di venire al mondo” attaccando anche la RU486 affermando che “con la diffusione della pillola abortiva sono cresciuti gli aborti e si diffonde la ‘cultura dello scarto’, abbandonando la donna proprio quando avrebbe bisogno di maggior aiuto”.

Dunque questa mozione:

utilizza fonti parziali, dati falsati e un linguaggio assolutamente fuorviante (si riferisce ad esempio agli embrioni con il termine di ‘bambini’ contro ogni evidenza scientifica e facendo balenare davanti agli occhi una sorta di strage degli innocenti)
 attacca le donne in prima persona cercando  di privarle della libertà di scelta e di autodeterminazione
le tratta come mero contenitore riproduttivo
ignora tutto ciò che attorno alla questione ‘maternità’ si muove considerando possibile superare le difficoltà di una donna a gestire gravidanza, nascita e mantenimento di un figlio unicamente con una elemosina di qualche mese, quella che dalle associazioni che dovrebbero ricevere i “congrui finanziamenti” del comune veronese viene definita “adozione a vicinanza”.

Di più, considera le donne stesse come individui  incapaci di decidere per sé, di comprendere e scegliere il proprio futuro. Tutto, in questa mozione, ci parla di una visione della società in cui le donne andrebbero riportate al ruolo sottomesso di decenni fa, secoli fa, annichilite da un sistema patriarcale che, evidentemente, è duro a morire.

Siamo consapevoli, lo siamo da tempo, che la legge 194, una legge che parla di maternità in tutti i suoi aspetti, debba vedere una maggiore e più corretta applicazione.

La donna deve poter diventare madre senza dover decidere come spesso accade tra figli e lavoro.
Il welfare deve quindi essere pensato e migliorato in ragione di questo.
La donna deve poter accedere al lavoro per conquistare quella autonomia economica che, sola, le può garantire la possibilità di portare avanti una famiglia anche in assenza di partner.
La donna deve poter decidere se essere madre o meno, senza sviluppare alcun senso di colpa se la propria visione di sé è quella di una donna priva di figli.
Le donne, le ragazze devono poter accedere a tutte le informazioni volte alla cura di sé e del proprio corpo ivi incluse quelle che riguardano l’educazione sessuale e la contraccezione. E quest’ultima deve poter essere gratuita su tutto il territorio nazionale.
Le strutture sanitarie devono assolutamente garantire le cure alle donne, ivi compresa la somministrazione di RU486, pillola del giorno dopo e IVG, in modo regolare ed efficiente; l’obiezione di coscienza deve essere regolamentata e limitata.
I luoghi di cura, gli ospedali, le cliniche devono essere mantenuti laici e liberi dalla offensiva presenza dei gruppi di preghiera che si radunano nei giorni dedicati alle IVG negli spazi antistanti gli ospedali, gruppi che si ergono a giudici delle nostre scelte implorando un perdono divino del quale non abbiamo bisogno.

In questo momento siamo assolutamente vicine e solidali con le donne di Verona, tutte, e con le donne del PD che, pugnalate alle spalle da una capogruppo non degna di questo ruolo, avendo sottoscritto anch’essa una mozione che disattende completamente la posizione del PD sulla legge 194, si stanno battendo perché vengano comunque garantite alle donne libertà di scelta e di disporre di sé così come previsto da una legge dello stato.
Siamo vicine e solidali anche con le donne di NON UNA DI MENO presenti in aula, protagoniste della battaglia per l’applicazione della legge 194, sgomberate e allontanate dall’aula mentre cercavano di bloccare le votazioni.

Per il rispetto della vita, una vita dignitosa per tutti, donne e nascituri, difendiamo e applichiamo la legge 194.

SENONORAQUANDO?

Legge 194. Dall’Associazione Luca Coscioni, Aied e Associazione Amica un rilancio in quattro mosse

Quotidiano.sanità   21 maggio 2018

Regolamentare l’obiezione di coscienza che al sud coinvolge l’83,5% dei ginecologi e favorire la pillola al posto dell’intervento chirurgico, privilegiando il Day Hospital evitando così un ricovero di tre giorni, risparmiando risorse da investire in Consultori, Contraccezione e nella promozione di una corretta informazione per tutti

“Il miglior regalo per il 40esimo compleanno della legge 194 sarebbe quello di applicarla in maniera legale ed appropriata, evitando così di minare le fondamenta, la sostenibilità e l’equità del sistema, risparmiando oltre 10 miliardi di euro, un peso insostenibile sulle casse del nostro Ssn e che potrebbe essere alleviato dalla corretta regolamentazione dell’obiezione di coscienza e dall’ottimale applicazione del metodo farmacologico”.

A quaranta anni dall’emanazione delle 194 l’Associazione Luca Coscioni Aied e Associazione Amica presentano in quattro mosse come garantire la tutela della salute riproduttiva

Regolamentare l’obiezione di coscienza…
Secondo la Relazione del ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza, in Italia, nonostante l’aborto sia legalizzato, l’obiezione di struttura, non ammessa dalla legge 194 (solo il 60% degli ospedali con reparto di ostetricia ha un servizio IVG) e la dilagante obiezione di coscienza, aggravano anno dopo anno il disservizio in molte Regioni, limitando di fatto il diritto alle scelte riproduttive e alla salute di molte donne che vivono nel nostro paese.
Nell’Italia Settentrionale su 1541 ginecologi il 63.9%  sono obiettori, in quella Centrale su 688 ginecologi il 70.1% sono obiettori e nel meridionale le percentuali crescono ancora di più, degli 838 ginecologi presenti sono obiettori l’83.5%, nelle isole ci sono 542 ginecologi di cui il 77.7% obiettori

“Nell’anniversario della 194 – rileva in una nota l’Associazione – ribadiamo che le soluzioni individuate con l’Aied e Associazione A.m.i.c.a. per evitare interruzioni di servizio o ritardi nell’accesso alla 194 sono soluzioni applicabili immediatamente per il pieno rispetto della legge senza la necessità di modifiche normative”. Leggi il resto »

Relazione 2016 sull’attuazione della legge 194 del 78: due chiavi di lettura diverse

Qui di seguito presentiamo un articolo tratto dal Quotidianosanità.it che riporta i dati della relazione al Parlamento del Ministero della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78) relativa all’anno 2016 con le valutazioni, positive, della Ministra della Sanità, on. Beatrice Lorenzin.

Per completezza d’informazione, riteniamo utile proporre successivamente anche il commento, decisamente più critico, dell’Associazione Luca Coscioni. Leggi il resto »