MANIFESTI DI CHIVASSO: LA CGIL -TORINO CONTRO ATTACCHI ALLA LEGGE 194 E IN DIFESA DELLE DONNE

MANIFESTI DI CHIVASSO: LA CGIL DI TORINO CONTRO I CONTINUI ATTACCHI ALLA LEGGE 194 E IN DIFESA DELLE DONNE, DELLA LORO SALUTE E LIBERTÀ DI SCELTA!

Comunicato Stampa della CGIL Torino

Sono stati affissi a Chivasso alcuni manifesti che associano l’interruzione volontaria di gravidanza alla soppressione di bambini.
La Cgil di Torino condanna fermamente la campagna contro le donne e contro una legge dello Stato, la legge194, che proprio quest’anno celebra il suo quarantennale.
Si tratta di una campagna di disinformazione contro le donne, la loro salute e la loro libertà di scelta e autodeterminazione. La legge 194 è invece una legge che ha dato, e continua a dare – nonostante i ripetuti attacchi – ottimi risultati, sia in termini di prevenzione, sia contro gli aborti clandestini e a favore della salute delle donne e della maternità.
Le istituzioni intervengano con urgenza in merito alla vergognosa campagna  promossa dal movimento per la vita e centro di aiuto alla vita di Chivasso, e il Comune rimuova immediatamente i manifesti, così come è avvenuto in altre città d’Italia. Leggi il resto »

Ministro avvisato mezzo salvato…

Laura Onofri

Lorenzo Fontana è il nuovo ministro della Famiglia e disabilità.

Si autodefinisce, nel profilo Twitter,  cattolico e  ha più volte dichiarato di essere  nettamente contrario all’aborto.  La sua posizione sulla difesa della vita e della famiglia lo ha portato ad affermare :”Se non si rispetta la vita dal concepimento alla fine naturale si arriva ad aberrazioni come quelle di cui siamo stati e siamo testimoni.”

Affermazione che non fa presagire niente di buono.
All’onorevole Fontana nell’imminenza dell’incarico che si appresta ad assumere nel nuovo governo inviamo un messaggio chiaro e semplice:

Guai a chi tocca la 194!

Siamo pronte alle barricate e siamo tante e tanti,  molte molti più di quanto si possa immaginare e anche fra coloro che hanno votato uno dei due partiti ora al governo.

Per questo avvisiamo l’onorevole Fontana: per difendere la 194, legge conquistata con le  battaglie nostre e delle nostre madri, siamo pronte a tutto. Lo dobbiamo alle nostre figlie!

 

DIFENDIAMO LA LEGGE 194/78. MATERNITÀ CONSAPEVOLE. AUTODETERMINAZIONE. RISPETTO.

Da alcuni giorni ha preso il via su scala nazionale la campagna pubblicitaria contro la legge 194/78, lanciata dalla associazione ProVita allo scopo di giungere alla sua abrogazione. Detta campagna si avvale di imponenti cartelloni mobili in giro per i territori delle regioni e recanti immagini e slogan volti a convincere che, sin dalla fecondazione dell’ovulo, si formi un “bambino” e conseguentemente che la donna, dal primo minuto di tale fecondazione, si trasformi in una ‘mamma’. Uno di suddetti cartelloni formula difatti tale quesito “Credi che sia buona la legge che consentiva di eliminarti?”.


Leggiamo sul sito dei ProVita, “Da lunedì 21 maggio l’Italia sarà coperta da messaggi portati da camion vela che ricorderanno in 100 Province una verità scomoda: con l’aborto muore sempre almeno un essere umano (il figlio non voluto di una mamma). La legalizzazione consente, tutela e moltiplica questa pratica, al 100% mortale!” Se non ora quando ritiene che questo tipo di messaggio, oltre a ledere il rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili e politici delle donne, diffonda in modo vergognoso alcune falsità macroscopiche in campo scientifico e biologico, tali da non essere sottaciute.


Nel 1978 il governo di allora, un governo a guida di Giulio Andreotti, approvò una legge che fissava al terzo mese di gravidanza il limite ultimo per una IVG (con esclusione dell’aborto terapeutico)
Leggi il resto »

29 maggio 2018 | Tags: |

Legge 194. Dall’Associazione Luca Coscioni, Aied e Associazione Amica un rilancio in quattro mosse

Quotidiano.sanità   21 maggio 2018

Regolamentare l’obiezione di coscienza che al sud coinvolge l’83,5% dei ginecologi e favorire la pillola al posto dell’intervento chirurgico, privilegiando il Day Hospital evitando così un ricovero di tre giorni, risparmiando risorse da investire in Consultori, Contraccezione e nella promozione di una corretta informazione per tutti

“Il miglior regalo per il 40esimo compleanno della legge 194 sarebbe quello di applicarla in maniera legale ed appropriata, evitando così di minare le fondamenta, la sostenibilità e l’equità del sistema, risparmiando oltre 10 miliardi di euro, un peso insostenibile sulle casse del nostro Ssn e che potrebbe essere alleviato dalla corretta regolamentazione dell’obiezione di coscienza e dall’ottimale applicazione del metodo farmacologico”.

A quaranta anni dall’emanazione delle 194 l’Associazione Luca Coscioni Aied e Associazione Amica presentano in quattro mosse come garantire la tutela della salute riproduttiva

Regolamentare l’obiezione di coscienza…
Secondo la Relazione del ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza, in Italia, nonostante l’aborto sia legalizzato, l’obiezione di struttura, non ammessa dalla legge 194 (solo il 60% degli ospedali con reparto di ostetricia ha un servizio IVG) e la dilagante obiezione di coscienza, aggravano anno dopo anno il disservizio in molte Regioni, limitando di fatto il diritto alle scelte riproduttive e alla salute di molte donne che vivono nel nostro paese.
Nell’Italia Settentrionale su 1541 ginecologi il 63.9%  sono obiettori, in quella Centrale su 688 ginecologi il 70.1% sono obiettori e nel meridionale le percentuali crescono ancora di più, degli 838 ginecologi presenti sono obiettori l’83.5%, nelle isole ci sono 542 ginecologi di cui il 77.7% obiettori

“Nell’anniversario della 194 – rileva in una nota l’Associazione – ribadiamo che le soluzioni individuate con l’Aied e Associazione A.m.i.c.a. per evitare interruzioni di servizio o ritardi nell’accesso alla 194 sono soluzioni applicabili immediatamente per il pieno rispetto della legge senza la necessità di modifiche normative”. Leggi il resto »

Aborto, tra scelta e diritto

Femministerie    12 maggio 2018  Cecilia D’Elia

Quarant’anni sono una soglia: non ci sono più alibi, si è decisamente nell’età adulta. E tali sono dunque quelle leggi che quest’anno entrano negli “anta”. Due in particolare videro la luce nel maggio del 1978, la legge 180, in tema di “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, e la legge 194 sulla “tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”. La prima, che fu poi compresa nel testo istitutivo del servizio sanitario nazionale approvato a fine anno, ha posto fine a secoli di abusi e ha promosso una nuova idea di salute e di dignità della persona malata di mente. La seconda ha reso legale, entro certe condizioni, interrompere una gravidanza quando questa leda il diritto alla salute psicofisica della donna. A lei, dopo una pausa di riflessione di sette giorni, spetta la decisione su tale scelta. In entrambi i casi, nel nome del diritto alla salute, vengono meno forme di controllo statale prima in essere. Perché tale era, per esempio, quello che veniva esercitato sul corpo femminile e sulla sua capacità generativa: abortire o costringere una donna ad abortire era all’epoca un reato contro l’integrità e la sanità della stirpe, le cui pene venivano ridotte dalla metà ai due terzi se l’aborto, su donna consenziente o meno, veniva procurato per “causa di onore” (ricordiamo che il delitto d’onore sarà abolito solo nel 1981). Leggi il resto »