Magistratura democratica dedica alla Giornata internazionale della donna una riflessione sullo stato d’attuazione della legge 194

In Italia i medici obiettori di coscienza sono in continua crescita, arrivando a sfiorare il 70%, una delle percentuali più alte in Europa, a fronte del 6% in Norvegia e Germania, del 10% in Francia ed Inghilterra e del fatto che in Paesi quali la Finlandia e la Svezia non è riconosciuta l’obiezione di coscienza. In alcune regioni il dato è significativamente elevato: nel Molise sono obiettori il 93,3% dei ginecologi, nella Provincia autonoma di Bolzano il 92,9%, in Basilicata il 90,2%, in Sicilia l’87,6%, in Puglia l’86,1%, in Campania l’81,8%, nel Lazio e in Abruzzo l’80,7%.

Meno accentuata, ma sempre molto alta, la percentuale di anestesisti obiettori che, in media, è pari al 49,3%. Anche in questo caso i valori più elevati si osservano al Sud, con un massimo di 79,2% in Sicilia, 77,2% in Calabria, 76,7% in Molise e 71,6% nel Lazio.

In sostanza, su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia, solo 62 effettuano interruzioni volontarie di gravidanza.

Cioè solo il 65,5% del totale. Leggi il resto »

Michele Mariano: “Sono il ginecologo degli aborti ma che gioia se la madre si convince a tenere il bimbo”

La Repubblica   – 24 febbraio 2017             Maria Novella De Luca

Il medico è l’unico specialista che pratica le interruzioni di gravidanza in Molise, una delle Regioni con il più alto tasso di obiezione di coscienza in Italia

ROMA – “Faccio 400 aborti l’anno, sono l’ultimo ginecologo non obiettore rimasto in tutto il Molise. Niente ferie, niente riposi, niente. Reperibilità totale. Estate e inverno. Così, ogni giorno. E ho già 65 anni. Eppure sapete qual è la mia più grande soddisfazione? Quando una donna sceglie di tenerlo il bambino. Quando lo fa nascere.

Perché questo mestiere io l’avevo scelto per far venire al mondo i figli, non per eliminarli “. Michele Mariano non è certo una persona che ha paura delle parole. E dalla sua “trincea”, il piccolo reparto d’eccellenza per l’interruzione volontaria di gravidanza dell’ospedale “Antonio Cardarelli” di Campobasso, racconta la vita agra di chi difende la legge 194. Leggi il resto »

Legge 194: c’è una gerarchia di diritti, rispettiamola

di Michela Murgia  – Femministerie  –  24 febbraio 2017

La decisione della Regione Lazio di indire un bando di concorso apposito per reclutare medici non obiettori al San Camillo è un atto politico di grande portata, benché di nessuna efficacia. Il risultato pratico non può che essere nullo perché nessuna regione ha il potere di revocare in forma permanente il diritto di obiezione dei medici: con la legge attuale infatti niente impedirebbe loro di dichiararsi obiettori dopo l’assunzione e questo alla Regione Lazio lo sanno benissimo. Leggi il resto »

Aborto, il Lazio assume ginecologi non obiettori: “Rischio licenziamento se dovessero rifiutarsi

Repubblica.it  22 febbraio 2017   – Maria Novella De Luca

Faranno parte dell’équipe di interruzione volontaria del San Camillo di Roma: “Garantire il rispetto della legge 194”

Assunti perché non obiettori. Con un concorso riservato unicamente a ginecologi dedicati alla legge 194. Per contrastare l’enorme ricorso all’obiezione di coscienza che in molte regioni d’Italia rende sempre più difficile accedere all’aborto. Alla fine Roma ce l’ha fatta. Vincendo resistenze e ricorsi al Tar. E nelle prossime settimane due dirigenti-medici entreranno nell’équipe di interruzione volontaria di gravidanza dell’ospedale San Camillo-Forlanini, uno dei più grandi della Capitale, ma soprattutto punto di approdo (spesso ultimo) per migliaia di donne che arrivano da tutta la Regione.

194, il diritto negato: donne e non obiettori, l’altra faccia dell’aborto

http://video.repubblica.it/cronaca/194-il-diritto-negato-donne-e-non-obiettori-l-altra-faccia-dell-aborto/238519/238379

Un concorso fortemente voluto dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti, per garantire appunto il rispetto della legge 194, ma diventato oggi, anche, un modello già rilanciato in Parlamento. Per due elementi di novità contenuti nel bando lanciato la primavera scorsa ed oggi concluso. Il concorso è stato finalizzato, ed è la prima volta, unicamente al servizio di interruzione volontaria di gravidanza, e quindi i vincitori, si legge all’articolo 12 del bando “verranno assegnati al settore del Day Hospital e Day Surgery per l’applicazione della legge 194”. La seconda novità è che i due medici selezionati difficilmente potranno fare obiezione di coscienza.

Si sa infatti che sempre più spesso medici assunti come non obiettori, proprio per evitare la desertificazione dei reparti della 194, si sono appellati quasi subito all’articolo 9 della legge per abbandonare il servizio. In questo caso invece, come spiega Fabrizio d’Alba, direttore generale del San Camillo-Forlanini, “se chi ha vinto il concorso farà obiezione nei primi sei mesi dopo l’assunzione, potrebbe rischiare il licenziamento, perché sarebbe inadempiente rispetto al compito specifico per cui è stato chiamato”. E dopo, invece, passato il periodo di prova, il rifiuto di fare interruzioni volontarie di gravidanza potrebbe portare “alla mobilità o addirittura alla messa in esubero”.
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Cara Lorenzin, modifichiamo la 194. Un primario in ginecologia non può essere obiettore

L’Huffinghton Post  5 luglio 2016   – Giuditta Pini Deputata PD

La discussione che si svolge, ciclicamente nel nostro paese sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza ci dice che il tema è non solo largamente attuale, ma anche in parte irrisolto. L’Italia, dal canto suo, offre spesso occasione di “farsi riconoscere” in negativo anche a livello internazionale.

L’ultimo episodio in ordine di tempo è stata la pronuncia del Consiglio d’Europa il quale, sulla base di un ricorso della CGIL, ha riconosciuto che “Le donne che cercano accesso ai servizi di aborto continuano ad avere di fronte una sostanziale difficoltà nell’ottenere l’accesso a tali servizi nella pratica, nonostante quanto è previsto dalla legge” e ancora “in alcuni casi, considerata l’urgenza delle procedure richieste, le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture (rispetto a quelle pubbliche), in Italia o all’estero, o a mettere fine alla loro gravidanza senza il sostegno o il controllo delle competenti autorità sanitarie, oppure possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto in base alla legge 194/78”. In pratica ci veniva detto che in Italia le donne non sempre hanno diritto all’accesso pubblico all’interruzione volontaria di gravidanza, che la legge 194 non trova applicazione e che esiste un problema grave e urgente di aborti clandestini. Leggi il resto »