Donne e uomini, stessa paga ma redditi ancora lontani In Italia differenza del 43,7%

La Repubblica 30 ottobre 2018   –   Luisa Grion

La Commissione Ue: le posizioni più alte restano appannaggio dei maschi Boldrini presenta una proposta di legge a favore dell’occupazione femminile

Non facciamo passi avanti sull’eguaglianza di genere, anzi, rischiamo di farne qualcuno indietro. Partiamo dai guadagni: niente da dire sulle leggi, visto che la parità di compenso a parità di ruolo è sancita per legge, ma se si passa dal confronto sulla paga oraria a quello sul reddito annuo ecco che la posizione dell’Italia cambia radicalmente. Dall’ultimo rapporto sul gender gap salariale che la Commissione Europea pubblicherà il 3 novembre ( giornata dedicata al tema perché nella media Ue, da quella data, rispetto ai colleghi uomini, le donne lavorano ” gratis”) risulta infatti che il differenziale uomo- donna sulla paga oraria lorda in Italia è fra i più bassi dell’Unione: il 5,3% contro una media dell’Europa a 28 del 16,2%. Peccato che passando invece ad un indice più generale sui redditi annui medi, ecco che il gap di genere vola al 43,7 % contro una media Ue del 39,6% . Leggi il resto »

7 minuti

Vi invitiamo   Venerdì 5 MAGGIO alle ore 20.15

alla CASA DEL QUARTIERE SAN DONATO-PIÙ SPAZIO 4 VIA SACCARELLI 18, TORINO

alla proiezione di     “7 MINUTI”  un film di Michele Placido, con Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Fiorella Mannoia, Cristiana Capotondi, Violante Placido

L’INGRESSO È GRATUITO

LA PROIEZIONE SARÀ PRECEDUTA DA UNA BREVE PRESENTAZIONE:

IL LAVORO DELLE DONNE FRA INCERTEZZA DEL FUTURO E PRECARIETÀ

CONTINUEREMO A PARLARNE AL TERMINE DEL FILM CON:

ALESSANDRA GALLO, sociologa

STEFANIA GRAZIANI, sociologa

FRANCESCA ROMANA GUARNIERI, avvocata

Modera: ENRICA GUGLIELMOTTI, presidente Senonoraquando?-Torino

Maternità-paternità Jobs Act, un’occasione mancata

In.Genere – 17 marzo 2015 – Donata Gottardi

I contenuti del decreto sulla conciliazione e sulla tutela della maternità previsto dal Jobs Act tranquillizzano e inquietano allo stesso tempo. Ecco perché

Il 20 febbraio, nello stesso Consiglio dei Ministri in cui sono stati definitivamente adottati i primi due decreti legislativi di attuazione del cosidetto Jobs Act, sono state presentate due bozze di ulteriori decreti, uno dei quali riguarda misure volte a tutelare la maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il testo non è ancora arrivato alle Commissioni parlamentari competenti, ma è stato diffuso dal Governo e impone una analisi attenta, dato che i suoi contenuti tranquillizzano e inquietano al tempo stesso[1]. Leggi il resto »

Gender pay gap, a che cosa è dovuto?

In.genere – 17 giugno 2014 Valentina Andreozzi

Malgrado la maggiore attenzione al fenomeno, gli uomini continuano a guadagnare in media più delle donne. Come risolvere questo problema? Un’economista di Harvard suggerisce maggiore flessibilità e di premiare il lavoro alla luce dei risultati ottenuti. Ma vi sono altre variabili da prendere in considerazione. Solo un profondo cambiamento culturale, con una reale intercambiabilità dei ruoli tra uomo e donna, permetterà di raggiungere la parità delle retribuzioni.

La differenza di retribuzioni tra uomini e donne è sempre più al centro delle indagini e degli studi sulla parità di genere. Il 28 febbraio la Commissione Europea ha lanciato il quarto European Equal Pay Day, che segna la data corrispondente ai “giorni extra” che le donne devono lavorare per raggiungere la stessa paga che gli uomini hanno percepito durante il precedente anno finanziario. Leggi il resto »

Ecco l’asilo autogestito (perché non ci sono più posti al nido)

di Camilla Gaiaschi  –  Blog Corriere della Sera.it   29 luglio 2013

Sei tra gli esclusi alle graduatorie per un posto al nido? Trova altri genitori nella tua situazione e lancia un progetto di cura autogestito. E’ l’idea di due trentenni di Milano, Maddalena Fragnito ed Emanuela Leva: artista la prima, educatrice la seconda.

Di fronte alla cronica carenza di strutture pubbliche per l’infanzia hanno deciso di rimboccarsi le maniche lanciando un “laboratorio permanente” pensato per le bambine e i bambini rimasti fuori dai nidi del comune.

Un ritorno agli asili autogestiti degli anni ’70?. Più o meno. A Maddalena l’idea è venuta dopo che suo figlio di dieci mesi non è stato ammesso per un problema di residenza. “A settembre devo ricominciare a lavorare e mi sono chiesta come avrei potuto fare senza nido – spiega – così ho iniziato a documentarmi sulle esperienze di autogestione e in particolare sulla materna fondata da Elvio Fachinelli in zona ticinese”.

Presto fatto: crea l’associazione sottosopra e posta il progetto sui social network. I genitori iniziano ad aderire: “Per il momento sei – precisa – per lo più partite Iva e free-lance”. Non a caso tra le categorie più penalizzate dalle graduatorie perché non parificate al tempo-pieno nonostante ritmi di lavoro spesso superiori alle otto ore giornaliere.

Scopre che attualmente esistono (poche) altre esperienze in giro per l’Italia, a Como e a Trento, ma per i cicli superiori, dalla materna fino alle medie. Sottosopra sarebbe la prima esperienza italiana con bambini in età da nido, la fascia più critica in termini di welfare: Bruxelles raccomanda una copertura nidi del 33%, l’Italia è a quota 13,5% (dati Istat 2013) con una forte disparità tra regioni, dal 26,5% dell’Emilia Romagna al 2,5% della Calabria. La Lombardia fa poco meglio della media nazionale: 17,5%.

Eppure, l’iniziativa di Maddalena ed Emanuela non è solo una risposta alla mancanza di strutture: “Il progetto nasce anche come bisogno di un’esperienza auto-formativa – spiega Emanuela – ogni mercoledì sarà prevista una riunione tra educatrici e genitori in cui pianificare insieme il percorso e valutare le esigenze di ciascuno”.

Il laboratorio si troverà a Medionauta, uno spazio associativo in zona Isola, rivolto a bambini dai 6 mesi ai 2 anni e aperto 4 giorni su 5, per 7 ore al giorno. E’ prevista un’educatrice per ogni 5 bambini, pagata dai genitori (che sono soci dell’associazione), le rette saranno più o meno a metà tra il minimo (180 euro) e il massimo (480 euro) comunale che comprende lo spazio e il contratto per la/le educatrice/i.

Parola d’ordine (che spesso manca alle strutture pubbliche poco aggiornate ai nuovi orari delle città): flessibilità. Gli orari saranno infatti decisi insieme alle famiglie, la pedagogia sarà di tipo misto (che si ispira al metodo pizzigoniano, alla scuola non autoritaria e alla tradizione emiliana) ma soprattutto si farà autogestione: i genitori prepareranno a turno un pranzo a settimana e in caso di malattia dell’educatrice la sostituiranno, per mantenere in costi accessibili e coerentemente con l’esperienza di formazione collettiva.

Il tutto reso possibile dalla forma associativa. I genitori interessati possono contattare il seguente indirizzo email: sottosopra.laboratorio@gmail.com.

Come dire: di necessità si fa virtù e in tempi di “secondo welfare” sarebbe forse opportuno promuovere iniziative anche di questo tipo che non solo vanno a colmare le mancate responsabilità del pubblico (mantenendo i costi accessibili per gli utenti) ma che rappresentano occasioni di innovazione progettuale oltre che di formazione di posti di lavoro.

Proprio in questi giorni – e dopo uno stop durato pressoché più di 12 mesi dovuto anche al cambio di legislatura – il governo Letta sta riprendendo in mano il piano nazionale per la famiglia approvato dall’esecutivo precedente e definendo le priorità su cui muoversi: ci auguriamo che il target del 33% di copertura dei servizi per l’infanzia, tra le linee guida del piano, non resti lettera morta.