Borsa: il Codice di Autodisciplina inserisce la diversità anche dal punto di vista del genere

Laura Onofri

Una buona notizia arriva dal Codice di autodisciplina delle società quotate in Borsa: infatti il  il Comitato di Corporate Governance presieduto da Patrizia Grieco, ha deliberato di inserire le norme sulla diversità, anche da un punto di vista di genere per mantenere gli effetti della Legge Golfo Mosca, legge che perderà efficacia nel 2020.

L’iniziativa sulla diversità non riguarda solo il genere e la versione del nuovo Codice di autodisciplina (la versione precedente risaliva al 2015), prevede  alcune novità sia sui principi che sui criteri applicativi che sui commenti.

Si raccomanda alle società  di applicare criteri di diversità, anche di genere, per la composizione sia del consiglio di amministrazione che del collegio sindacale.

E questo obiettivo si concretizza  definendo la quota di un terzo del “genere meno rappresentato” nel consiglio amministrazione e nel collegio sindacale, di fatto riaffermando il criterio della Legge Golfo Mosca.

Per  il raggiungimento di questo fine  gli strumenti utilizzabili sono i più vari:dalla clausola statutaria, alle politiche di diversità, agli orientamenti del cda agli azionisti, fino alla lista presentata dal Cda uscente.

Ma il Codice va anche oltre auspicando che nelle società siano adottate misure per promuovere la parità di genere (e quindi di trattamento) in tutta l’organizzazione aziendale.

Le nuove raccomandazioni, per quanto riguarda la diversità di genere scatteranno al primo rinnovo delle cariche sociali successivo alla cessazione degli effetti della Legge Golfo-Mosca.

Anche in questo caso, possiamo affermare che la norma non è solo servita a favorire un riequilibrio per la parità di genere, che sicuramente è pienamente riuscito visto l’aumento  delle percentuali delle donne nei Consigli di Amministrazione, da quando è entrata in vigore la legge (  7,4% nel 2011  –   33,5% oggi), ma ha avuto un effetto importante anche da un punto di vista sociale perchè si è innescato un cambiamento culturale dal quale dovrebbe essere difficile tornare indietro. E il Codice di autodisciplina ne è una prova.

 

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Una poltrona per poche

La Repubblica   12 gennaio 2018   LUISA GRION

Sono entrate nei luoghi del potere grazie ad un obbligo imposto dalla legge. E la legge ha funzionato perchè solo dieci anni fa, di donne ai vertici dei consigli di amministrazione e controllo delle grandi aziende se ne vedevano veramente poche, il 5,9 % appena.
Oggi l’asticella è posta a quota 33,6%: il balzo è stato notevole, ma lo squilibrio continua. Sia in termini quantitativi, che qualitativi.
Nel 2011 la legge sull’equilibrio di genere nelle società quotate e a maggioranza pubblica voluta bipartisan da Lella Golfo e Alessia Mosca (ai tempi Pdl e Pd) ha imposto infatti un balzo netto alla presenza femminile nelle stanze del potere economico, prevedendo che entro tre mandati dall’entrata in vigore i cda delle aziende fossero composti almeno per un terzo da donne.

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SI APRONO LE PORTE DEI C.d.A. ALLE DONNE !?!?

Il Tavolo ““Più donne per i C.d.A. e le posizioni apicali”
invita al seminario:

SI APRONO LE PORTE DEI C.d.A. ALLE DONNE !?!?

8 maggio 2015 dalle 9.30 alle13.00

Sala Consiliare, Palazzo Lascaris – Via Alfieri 15, Torino

PROGRAMMA LAVORI

9.30 registrazione partecipanti

10.00 APERTURA LAVORI

Mauro LAUS, Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte

10.15 INTRODUCE

Laura ONOFRI, Tavolo di lavoro e Commissione Regionale Pari Opportunità.

10.30 LA BANCA DATI DONNE E IL MONITORAGGIO AZIENDE

Il Tavolo di lavoro “Più donne nei C.d.A. e nelle posizioni apicali”

11.00 TESTIMONIANZE Leggi il resto »

Quote rosa così salvano il Pil

La Repubblica 25 maggio 2014 – LUISA GRION

Amate da pochi, considerate un male necessario da molti, le quote rosa hanno funzionato: dal 2011 (anno in cui fu varata la legge 120 Golfo-Mosca) a oggi la presenza femminile nei consigli d’amministrazione delle società quotate è passata dal 7 al 17 per cento. Un bel salto, ma non basta, il rapporto fra donne e potere resta malato: la parità non c’è, né in politica, né nelle aziende. Al di là della zona protetta la differenza di genere produce effetti sulle carriere e nelle buste paga che danneggiano non solo le donne, ma l’intera economia. Un recente studio della Goldman Sachs calcola che il raggiungimento della parità di genere comporterebbe, nell’Eurozona, un aumento del Pil del 13 per cento. Ma viste le più basse condizioni di partenza, la quota in Italia salirebbe del 22: miracolo al quale, in tempo di crisi, non si osa nemmeno accennare. Leggi il resto »

“Più donne per i C.d.A. e le posizioni apicali”

PROGETTO PROMOSSO DALLE
CONSIGLIERE DI PARITÀ REGIONALI DEL PIEMONTE E DALLA COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITÀ UOMO DONNA DEL PIEMONTE unitamente a Città di Torino, Università degli Studi di Torino – Cirsde, Federmanager Torino con il Gruppo Minerva Torino, AIDDA, Soroptimist International d’Italia Club di Cuneo, Consiglio Ordine degli Avvocati di Torino,
Consiglio Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili Ivrea, Pinerolo, Torino, Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino, Associazione A.p.E.F. Or e Cooperativa Orfeo

SEMINARIO
28 Marzo 2014 – Comune di Torino – Sala Bobbio – Via Corte D’appello 16 – Torino

leggi il programma Leggi il resto »