Brava e coraggiosa Chiara Appendino: registrati all’anagrafe di Torino i figli di tre coppie omogenitoriali: E’ la prima volta in Italia

Laura Onofri

Chiara Appendino, Sindaca di Torino, ha  impresso una svolta epocale per i diritti dei figli e delle figlie  delle famiglie arcobaleno.

In assenza di una normativa al riguardo infatti, si è assunta l’onere di firmare il provvedimento  di trascrizione all’ufficio Stato civile dell’anagrafe degli atti di nascita dei bambini figli di tre coppie omogenitoriali, uno dei quali nato in Italia da  due mamme, Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni che avevano sollevato il caso e si erano rifiutate di dichiarare il falso e cioè che Niccolo’ (questo il nome del piccolo) fosse figlio di ragazza madre. che avrà invece un primato quello di essere il primo bambino nato in Italia da due mamme a poter risultare fin dalla nascita come figlio di due madri.

Sino ad oggi i riconoscimenti di bambini nati da coppie omogenitoriali erano stati registrati all’anagrafe su disposizioni dei Tribunali per nascite di bambini all’estero.

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I nuovi diritti che rischiano di cadere nel vuoto

HuffPost    11 settembre 2017      –    Luca Francescangeli Country Director Italy

La legislatura è ormai agli sgoccioli e l’agenda dei diritti è sempre più messa in un angolo.

Il 12 settembre il Parlamento tornerà finalmente in attività, dopo aver goduto dell’ultimo e più lungo periodo di ferie di questo mandato. Il calendario dei lavori è già zeppo di scadenze ineludibili, prima tra tutte le legge di stabilità, che avrà una corsia preferenziale. Poi c’è la nuova legge elettorale: un’incognita nei contenuti, una certezza per il polverone che solleverà tra i vari schieramenti. D’altronde entro sei mesi, o poco più, andremo a votare, siamo ufficialmente in campagna elettorale (o forse non ne siamo mai usciti da febbraio 2013…)

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Gli scrittori al sindaco anti «libri gender»: adesso ci metta tutti al bando

Corriere della sera – La 27 ora   13 luglio – Elena Tebano

Solo poche righe dirette al primo cittadino di Venezia Luigi Brugnaro: «Signor sindaco, cortesemente bandisca anche i nostri libri. Non vogliamo stare in una città dove vengono banditi quelli di altri». E poi le firme di 236 autori, tra i quali Michela Murgia, Massimo Carlotto, Altan, Piergiorgio Odifreddi, Loredana Lipperini e molti scrittori di libri per bambini (come i promotori Andrea Valente e Matteo Corradini).

Dopo la petizione sottoscritta da trentamila persone e le prese di posizione di Amnesty Internationale degli editori italiani, è il mondo degli autori a intervenire contro Brugnaro, che tra i primi atti dopo l’elezione aveva annunciato di aver «fatto togliere tutti i libri “gender” dalle scuole». Leggi il resto »

Blitz alla Camera, salta la legge anti-omofobia

Pdl, Lega eUdc bocciano il testo in commissione. Il Pd: “Vergogna, il governo faccia un decreto”

di Elsa Vinci da La Repubblica, 8 novembre 2012

ROMA – Bocciata la legge contro l’omofobia. Se la Francia da ieri riconosce i matrimoni tra omosessuali, in Italia omofobi e transfobici possono continuare a girare indisturbati. Le norme che prevedono pesanti sanzioni penali per chi non rispetta una sessualità diversa finiscono in soffitta: a Montecitorio la commissione Giustizia ha approvato un emendamento della Lega Nord che ha cancellato l’intera legge. Il testo in discussione estendeva i contenuti della legge Mancino del 1993: un anno di carcere per chi istiga non solo all’odio razziale, etnico o religioso ma anche a quello contro le persone omosessuali. «Italietta bigotta», riecheggia la sinistra. «Medioevo dei diritti», accusa Ingazio Marino, senatore dei democratici. «Il centro-destra condanna il Paese all’oscurantismo», reagisce Nichi Vendola, leader di Sel. Il Parlamento è diviso ma c’è chi non si arrende.

Paola Concia del Pd, totem della comunità gay, da sempre impegnata nell’approvazione della legge, promette che la battaglia riprenderà in aula, dove però rischia di riformarsi il “fronte del no” organizzato da Pdl, Lega Nord e Udc. Donatella Ferrante, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, chiede al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, di intervenire direttamente con un decreto legge. «Le aggressioni sono all’ordine del giorno — ricorda — e solo il cinismo di Alfano, Casini e Maroni può perseverare in questa ipocrisia imbarazzante». Giulia Bongiorno (Fli), presidente della commissione Giustizia, parla di «ennesima occasione gettata al vento». Anche lei auspica l’intervento dell’esecutivo: «Rivolgo un appello a questo governo, così attento alle istanze europee, affinché riconosca l’urgenza di un intervento legislativo». Sul testo bocciato, prima firma Di Pietro-Palomba, giura di non arrendersi pure l’Idv. «Ancora una volta — afferma Federico Palomba — la lobby omofoba è intervenuta per bloccare una norma giusta e opportuna».

Una sola eccezione nel centro destra: la pdiellina Mara Carfagna, ex ministro per le Pari opportunità, al momento della votazione si è astenuta. «L’iter della norma anti omofobia — dice — deve andare avanti per trovare in aula soluzioni condivise ed equilibrate come quelle già attuate in molti Stati moderni». Lo stop alla legge ha provocato l’ennesimo strappo nella maggioranza che sostiene il governo Monti, e soprattutto ha allontanato ancora di più Pd e Udc. Ma al di là del dato politico, l’Italia sembra non riuscire a dotarsi di uno strumento giuridico che punisca i reati contro la discriminazione sessuale. La legge è stata affossata proprio nel giorno in cui tre Stati americani hanno approvato le nozze tra persone dello stesso sesso, mentre la Corte Costituzionale spagnola difende la legittimità della legge sul matrimonio omosex, e il governo francese sdogana i matrimoni gay. L’Italia, controcorrente, è l’unico Paese fondatore dell’Unione europea a non avere leggi di tutela per gli omosessuali. È recentissima, tra l’altro, l’ennesima aggressione omofobica di due ragazzi a Firenze che si tenevano per la mano. Il sindaco Matteo Renzi invita «a guardare soprattutto ai diritti». Il Pd ha scritto al ministro dell’Interno: se il Parlamento non è in grado di legiferare vi sono tutte le ragioni di necessità e urgenza per valutare la presentazione di un decreto governativo.

Coppie gay e adozioni, se la normalità diventa discriminazione

di Michela Marzano, da Repubblica, 6 novembre 2012

Per chi si oppone al disegno di legge sul matrimonio e sull’adozione delle coppie omosessuali, il vero problema è il benessere dei bambini. Sarebbe immorale e pericoloso permettere a due persone dello stesso sesso di adottare un figlio privandolo così della possibilità di avere un padre e una madre – dicono in molti – perché il fatto di non vivere in una “famiglia normale” ne metterebbe in pericolo la crescita. Ma che cosa vuol dire “normale” quando si parla di filiazione e di famiglia? Esiste un unico modo di occuparsi dei bambini oppure questa normalità di cui tanto si parla è solo un modo per discriminare gli omosessuali continuando a trattarli da “anormali”?

In realtà, l’idea di normalità non ha alcun senso quando si parla dell’ educazione dei figli. Esistono solo tanti modi diversi, per i bambini, di imparare a “tenersi su”, come direbbe il pedopsichiatra Winnicott. Ossia tanti modi diversi per capire che si ha diritto di essere quello che si è, indipendentemente dalle aspettative altrui. E che l’ amore che si riceve non ha né sesso né orientamento sessuale. Non è vero che le madri hanno tutte un istinto materno. Esattamente come non è vero che i padri sono tutti, per natura, incapaci di occuparsi dei propri figli. A meno di non restare prigionieri degli stereotipi che, per secoli, hanno codificato non solo la virilità e la femminilità, ma anche la maternità e la paternità. E a non ridurre quindi la famosa nozione di “ordine simbolico” alla caricatura secondo la quale solo chi ha un padre e una madre sarebbe poi capace di capire che, nel mondo, esistono due categorie di persone: gli uomini e le donne.

I gay e le lesbiche che vogliono poter adottare non pretendono affatto di cancellare la differenza dei sessi. Chiedono solo di non essere discriminati in base al proprio orientamento sessuale, ossia al fatto che il proprio desiderio sessuale si rivolge a persone dello stesso sesso. Ma opporsi all’ adozione delle coppie omosessuali in nome dell’ ordine simbolico non vuol dire solo confondere differenza e orientamento sessuale. Significa soprattutto non capire che il problema della filiazione è altrove. E che si pone sempre quando un bimbo arriva all’ interno della famiglia, indipendentemente dal fatto che un bambino cresca accanto a due uomini, a due donne, o ad un uomo ed una donna.

Per crescere, infatti, ogni bimbo ha bisogno di essere accettato nella propria alterità, e quindi di essere riconosciuto come “altro” rispetto ai propri genitori. Proprio perché è unico. E che la propria individualità è legata a quest’ unicità. È solo in questo modo che si ha poi accesso all’ ordine simbolico secondo cui non solo la donna è diversa dall’ uomo, ma ogni persona è diversa da tutte le altre, pur condividendone i diritti e i doveri. Incentrare il dibattito sulla questione dell’ unicità e dell’ individualità, però, costringerebbe ognuno di noi ad interrogarsi sulla propria capacità di tollerare ciò che è diverso. Sapendo benissimo che i bambini, quando crescono, si identificano non solo nei genitori, ma anche in tutti gli altri adulti che contribuiscono alla loro educazione. E che tanti problemi, nella vita, nascono quando non si è stati accettati e riconosciuti per quello che si era. Anche quando si è cresciuti in una famiglia “normale”, con un papà e una mamma.