GLI SCADUTI di Lidia Ravera

Circolo dei Lettori – via Bogino 9 – Torino

Giovedì 9 aprile ore 18

LIDIA RAVERA

presenta il suo nuovo romanzo

GLI SCADUTI

Insieme all’autrice intervengono: NOEMI GALLO e LAURA ONOFRI

Gli scaduti racconta di un futuro prossimo prossimo, così prossimo che è contenuto nel presente. Leggi il resto »

“Donne è bello!” Vale ancora? Per non rendere l’8 marzo un rituale scontato

LIDIA RAVERA – L’Huffington Post – 19 febbraio 2014

Un tot di anni fa alcune fiere avversarie della cultura del lamento, diffusero una frase: “Donne è bello”.

Era una risposta collettiva alle madri di allora. Alla loro legittima ma estenuante tristezza, alla loro remissività avvelenata, ai sensi di colpa che, come un virus, ci inoculavano, perché avevamo deciso di non condividere la loro ostinata passività. “Donne è bello” era uno slogan, era un modus vivendi e operandi, era un progetto, una sfida, un augurio per noi stesse, un punto di vista eccentrico, un desiderio, un sogno, un programma politico. Leggi il resto »

Anatema Laico di Loredana Lipperini

10 novembre 2013

C’è un racconto di Ray Bradbury,The Scythe, dove un uomo riceve una terribile eredità che inizialmente non comprende: una falce, come da titolo, e un appezzamento dove il grano cresce in modo discontinuo, e soprattutto marcisce appena viene tagliato. In cambio, avrà casa, animali, cibo per la propria famiglia. L’uomo, dunque, falcia, e il grano ricresce, velocissimo, e marcisce, e ricresce. Ogni giorno. Infine, l’uomo capisce che ogni spiga tagliata è una vita, e che è lui a dovervi porre fine. E quando si troverà costretto a tagliare quelle di sua moglie e dei suoi figli, impazzisce e distrugge più spighe che può, verdi o mature non ha importanza. Leggi il resto »

Amare si può, a qualunque età – Lidia Ravera al Circolo dei Lettori

Lidia Ravera presenta il suo nuovo libro:  PIANGI PURE

Lunedi 22 aprile alle ore 21  al Circolo dei Lettori

Intellettuale sensibile alle trasformazioni della società, con un occhio attento all’universo femminile, Lidia Ravera fece scalpore nel 1976 con Porci con le ali (Mondadori), scritto insieme a Marco Lombardo Radice, affresco della generazione del ‘68, a cui seguirono numerose pubblicazioni, tra romanzi, racconti e saggi. Nel nuovo Piangi pure (Bompiani) narra la storia fra due innamorati, amanti appassionati nonostante l’età avanzata. Con l’autrice, la scrittrice Elena Loewenthal.

Piangi pure

e antipatica, che parla esclusivamente con Dio, e una nipote bellissima e ignorante, che trae vantaggio dalle passioni degli uomini. Vive sola ed è in ottima salute, ma quando, per risolvere una decorosa miseria ormai intollerabile, vende la nuda proprietà della casa in cui abita, incomincia a pensare alla morte. È perchè ha scommesso sulla sua aspettativa di vita? Lo chiede a Carlo, lo psicoanalista che lavora al pianterreno e, da tre anni, prende il caffè con lei al bar di fronte. Carlo è una buona conoscenza, una consuetudine, quasi un amico. È lui che le consiglia di tenere un diario per contenere e disinnescare quei sintomi minacciosi. Iris esegue. Prima è cauta, racconta le sue paure per dominarle. Ma poi finisce per raccontare anche altro. E si scopre innamorata di Carlo. Anche questo è un sintomo, ma siamo portati a pensare che sia sintomo di una malattia giovanile. È così?

 

 

Il profeta del nuovo non parli di “punto G”

di Lidia Ravera da Il Fatto Quotidiano, 2 novembre 2012

Grillo è contrario alla politica in televisione. Non gli piace la politica (così com’è). E meno ancora la televisione (preferisce il “selvaggio web”). Diffida perciò i suoi dal partecipare ai talkshow, con toni padronali che, personalmente, rispedirei al mittente, ma animato da buone ragioni: per ottenere e promuovere un diverso modo d’essere, tocca imporre regole alternative. Quella che mi è sembrata, francamente, sgradevole è la reprimenda toccata a Federica Salsi, consigliera comunale a Cinque Stelle. Non l’ho vista a Ballarò, perché dalla compagnia di giro dei politici televisibili mi difendo non guardandoli, ma non credo che meriti di essere  scomunicata una donna che fa sentire la sua voce (sono così inferiori numericamente, per tacere del minore spazio e rispetto concesso!), meno che mai con allusioni al punto G, misterioso dispensatore di orgasmi femminili. È un riflesso condizionato veteromaschilista quello di inchiodare le donne al loro corpo, alla loro sessualità. Vecchio, davvero vecchio. Dal profeta del nuovo non ci aspettiamo l’uso di questa lingua morta, neppure per fustigare chi cerca, nella piazza mediatica, un po’ di soddisfazione narcisistica. Neppure se il fustigatore,  in materia di narcisismo realizzato, non è secondo a nessuno. Come Beppe Grillo.