Linguisticamente

di Manuela Manera* – Femministerie 26 giugno 2019

Succede che, sul quotidiano «La Stampa», nel trafiletto “Buongiorno Torino” di Mattia Feltri è uscito un imbarazzante pezzo a commento dell’intervento in Parlamento dell’onorevole Augusta Montaruli (FdI): Montaruli, invitata a parlare dal presidente Fico con il vocativo “deputata”, spende una manciata di minuti per argomentare che vuole essere appellata al maschile, “deputato”.

Lo fa, peraltro, basandosi su un’osservazione interessante: siccome è eletta alla Camera dei Deputati (e non “delle Deputate e dei Deputati”) allora lei vuol essere nominata “deputato”. Parrebbe, il suo, quasi un atto provocatorio a sostegno di una battaglia per rendere più inclusivo il nome di una delle due Camere parlamentari. Così non è, ahimè; si tratta semplicemente di ignoranza linguistica. Inutile qui riprendere le solite e oramai note regole della lingua italiana sull’uso dei femminili nelle professioni e nelle cariche (indicazioni, peraltro, reperibili online gratuitamente: sia sul sito dell’Accademia della Crusca; sia in agili e veloci manuali, come per esempio quello in pdf scritto dalla professoressa Robustelli per GiULiA).

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Convegno  ” Il linguaggio sessista e l’odio on line”: obiettivo raggiunto! A piccoli passi si cambia la cultura sessista della società

Laura Onofri

Pubblichiamo  una lettera che abbiamo ricevuto dopo il Convegno  ” Il linguaggio sessista e l’odio on line”  di venerdì 1 febbraio organizzato dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte.

Non solo perchè ci dà una spinta a proseguire il lavoro che, ormai dal marzo 2015, quando lanciammo la campagna “Donne con la A” è uno de nostri obiettivi per abbattere le discriminazioni ancora presenti nel nostro Paese , plasticamente  rappresentate dalle discriminazioni linguistiche.

Ma perchè siamo convinte  che il mondo potrà essere migliore solo se riusciremo a vivere in una società dove c’è una reale parità che avverrà solo se i cambiamenti culturali saranno profondi, proprio a partire dal linguaggio.

Anche un convegno può servire a cambiare la cultura, questo  è riuscito a far riflettere un pubblico attento (oltre 400 persone), sul tema del linguaggio corretto dal punto di vista del genere e del linguaggio sessista on line.

Cara Laura,
sono a complimentarmi per l’ottima riuscita del convegno di venerdì scorso! Ero molto dubbiosa se venire ed ora ne sono entusiasta: le relazioni sono state chiarissime ed interessanti ed le relatrici e relatori molto comunicativi. Risultato: ho imparato un sacco di cose!
Ed è su ciò che voglio condividere con te e con tutta l’organizzazione alcuni pensieri:
per la prima volta nella mia vita mi sono sono resa conto che io uso il “maschile inclusivo” come se fosse normale. Ho 56 anni ed a scuola ho imparato che  esiste “la maestra, la infermiera, il dottore e l’avvocato”. Ho anche pensato che l’uso del femminile fosse una forzatura o comunque non indispensabile (ci sono problemi più grandi). Oggi, grazie al tuo e vostro impegno, ho un’altra consapevolezza e seppure non escludo che scivolerò ancora col maschile inclusivo, sento che  ci farò molta, ma molta  più attenzione, perchè l’immaginario conta e se sei una bimba degli anni ’60 come me, rischi di rimanerci imprigionata. Ed infatti io ho fatto le magistrali e poi ho scelto un mestiere  “storicamente femminile” tanto che ancora oggi quando parlo in pubblico racconto “delle” assistenti sociali, ricevendo una marea di critiche dall’uditorio maschile. Questo per dirti che i maschi sanno molto più di noi, difendere la propria identità e nel mio caso hanno perfettamente ragione.

La manutenzione delle parole: perché è necessario aver cura della lingua

di Stefania Cavagnoli

Come molte donne e uomini, ho letto con fastidio gli articoli che sono usciti in data 4 ottobre su alcuni quotidiani, con titoli gridanti, quasi a fare scalpore, sulla presa di posizione di politiche leghiste rispetto all’uso corretto della lingua italiana. Rendendola in questo modo scorretta.

Gli articoli portano il titolo: Addio a “presidenta” e “ministra”: il Palazzo rinnega e resetta la Boldrini, e ancora: Intestazioni femminilizzate dalla Boldrini: si cambia.

Il fastidio è causato sia dalla forma, che sempre è sostanza, sia dal contenuto.

La forma citata è sbagliata (a proposito?), e dimostra un’ignoranza della lingua italiana: “presidenta” non è una parola italiana (si chiamava così Michelle Bachelet, in Cile), mentre lo sono “la presidente” e “il presidente”. Le regole per la declinazione al femminile sono le stesse che servono per tutte le parole della nostra lingua, e che, se ci fossero ancora dubbi, sono state ricordate e specificate già nel 1987, nel testo di Alma Sabatini, oltre che in moltissime guide e documenti di amministrazioni pubbliche, di centri di ricerca e dell’Accademia della Crusca. Leggi il resto »

Donne e Linguaggio

Pubblichiamo la lettera che Cinzia Ballesio, di SeNonOraQuando?Torino,  ha inviato alla Direttrice di Ddonna di Repubblica

“Buongiorno Direttrice

grazie per l’impegno e il contributo del suo giornale a favore delle donne, del loro lavoro e del riconoscimento dei loro ruoli.

 Grazie per tutti gli articoli  che sfatano i luoghi comuni e gli stereotipi femminili e che raccontano storie di donne che hanno contribuito e contribuiscono alla costruzione di questo mondo così complesso e travagliato in cui viviamo.

 Grazie per il numero di agosto dedicato alle 100 donne che cambiano il mondo ed a quello appena uscito in cui  proponete l’iniziativa DonnaD2018: abbiamo, soprattutto le giovani e le bambine, bisogno di modelli propositivi

 Però, e mi scuso per questo però che suona un po’ come il commento della “maestrina dalla penna rossa” (tanto per usare uno stereotipo… in effetti sono un’ex insegnante…), perchè’ nei vostri articoli non sempre ruoli e professioni sono usate al femminile quando a donne ci si riferisce?

 La lingua è fondamentale nel descrivere e rappresentare la realtà.. non vado oltre in questo pistolotto sull’uso grammaticale del genere, ma allego la copia di un volumetto, Donne, grammatica e media,  purtroppo andato esaurito e non più ristampato,  realizzato qualche tempo fa a cura di linguiste e giornaliste, che sono le vere esperte in questo ambito.

 Avevo pensato di scrivervi già in merito al numero di agosto, ma lo faccio oggi, segnalando qualche “ correzione” che, apparentemente banale, può fare veramente la differenza nella percezione e nel riconoscimento dei ruoli delle donne.

 RITA CUCCHIARA… ORDINARIA di Ingegneria Informatica… INGEGNERA

 ADRIANA ALBINI … prima RICERCATRICE italiana

 FEDERICA MARCHIONNI… AMMINISTRATRICE DELEGATA

 BARBARA JATTA… DIRETTRICE dei Musei Vaticani

 FRANCESCA PASINELLI…DIRETTRICE GENERALE

 Non continuo, ma sono convinta che  correggere il nostro modo di parlare e di scrivere può fare molto perché “ ciò che non viene nominato non esiste” e invece le amministratrici, le direttrici, le architette, le segretarie, le …. le…. esistono, e  cambieranno il mondo.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro

Cinzia Ballesio

«La lingua? È una questione di potere: quello che non si nomina non esiste»

Corriere Romagna     16 marzo 2018        Vera Bessone

Sindaca sì o sindaca no? E perché operaia va bene e magistrata «suona male»? «C’è una rappresentazione asimmetrica» risponde la linguista dell’Università di Roma

RIMINI. «Se si modifica ciò che ci sta intorno dobbiamo modificare anche i confini linguistici».

La lingua italiana – come tutte le altre – è in continua evoluzione, ma spesso non sta al passo con i cambiamenti sociali. Da quando le donne hanno cominciato a occupare ruoli di prestigio nel mondo del lavoro o nella politica, il dibattito pubblico si è concentrato sulla questione, solo apparentemente banale: sindaca sì o sindaca no?

Ma, nonostante le indicazioni dell’Accademia della Crusca e i consigli dei linguisti, la femminilizzazione della lingua stenta ad affermarsi. Anche se solo ad alti livelli, perché nessuno si sogna di opporsi a operaia o infermiera, mentre magistrata e ministra suscitano molte reazioni avverse. Leggi il resto »