Anche i nomi di vie e corsi a Torino sono roba da uomini

La Repubblica 24 febbraio 2020 Cristina Palazzo

Su 2200 strade in città solo 65 sono intitolate a donne e in gran parte sono madonne, sante o regine Le ultime intitolazioni non cambiano di molto la percentuale: dal 2016 solo 8 su 44 al femminile

La toponomastica a Torino è roba da uomini. Più che in altre città italiane, anche Roma. Lo dicono i numeri, quelli in assoluto delle vie, solo 65 su oltre 2.200 sono intitolate a donne, di cui un terzo a madonne, sante e beate, e un altro terzo invece a regine, a patriote e a vittime delle lotte politiche e delle guerre e il resto divise tra letterate, donne dello spettacolo e artiste. E i nomi maschili? Quasi metà del totale, ossia 1.054.

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Il linguaggio di genere nella realtà della professione forense della magistratura: a che punto siamo?”

VENERDI’ 21 FEBBRAIO ore 14 TRIBUNALE di TORINO C.so Vittorio Emanuele II n° 130

Saluti: Avv. Alessandro Alasia, Consigliere COA Torino, referente CPO Dott.ssa Stefania Tassone, Presidente CPO presso Consiglio Giudiziario Avv.ta Cesarina Manassero, Presidente CPO presso COA Torino

Intervengono al dibattito: –Prof.ssa Stefania Cavagnoli, Università di Roma Tor Vergata Dott.ssa Daniela Paliaga, Presidente Sez. Lavoro Tribunale Torino Avv.ta Alida Vitale, Componente CPO presso Consiglio Giudiziario Piemonte, già componente CPO presso COA Torino Arch.ta Rita Argento, Consigliera del Consiglio Ordine Architetti PPC della Provincia di Torino, referente Arch.ta Romina Botta, Coordinatrice Focus Group per i giovani e le pari opportunità del Consiglio Ordine Architetti PPC della Provincia di Torino –Dott.ssa Laura Onofri, componente Commissione Regione Piemonte per la realizzazione delle pari opportunità e già Presidente della Commissione P.O. del Comune di Torino, coordinatrice Ass.ne “ Se non ora quando?”

Modera: Avv.ta Alessandra Poli componente CPO preso COA Torino per gli avvocati/e

ISCRIZIONI:per gli avvocati/e: Programma RICONOSCO; per tutti gli altri formazione@ordineavvocatitorino.it

La partecipazione è gratuita ed è titolo per l’attribuzione di crediti formativi ( n° 3) e per l’iscrizione e/o il mantenimento nell’elenco degli avv.ti/e esperti/e in diritto antidiscriminatorio

Iniziativa promossa da altre realtà -Intervento Laura Onofri – Linguaggio

Linguisticamente

di Manuela Manera* – Femministerie 26 giugno 2019

Succede che, sul quotidiano «La Stampa», nel trafiletto “Buongiorno Torino” di Mattia Feltri è uscito un imbarazzante pezzo a commento dell’intervento in Parlamento dell’onorevole Augusta Montaruli (FdI): Montaruli, invitata a parlare dal presidente Fico con il vocativo “deputata”, spende una manciata di minuti per argomentare che vuole essere appellata al maschile, “deputato”.

Lo fa, peraltro, basandosi su un’osservazione interessante: siccome è eletta alla Camera dei Deputati (e non “delle Deputate e dei Deputati”) allora lei vuol essere nominata “deputato”. Parrebbe, il suo, quasi un atto provocatorio a sostegno di una battaglia per rendere più inclusivo il nome di una delle due Camere parlamentari. Così non è, ahimè; si tratta semplicemente di ignoranza linguistica. Inutile qui riprendere le solite e oramai note regole della lingua italiana sull’uso dei femminili nelle professioni e nelle cariche (indicazioni, peraltro, reperibili online gratuitamente: sia sul sito dell’Accademia della Crusca; sia in agili e veloci manuali, come per esempio quello in pdf scritto dalla professoressa Robustelli per GiULiA).

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Convegno  ” Il linguaggio sessista e l’odio on line”: obiettivo raggiunto! A piccoli passi si cambia la cultura sessista della società

Laura Onofri

Pubblichiamo  una lettera che abbiamo ricevuto dopo il Convegno  ” Il linguaggio sessista e l’odio on line”  di venerdì 1 febbraio organizzato dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte.

Non solo perchè ci dà una spinta a proseguire il lavoro che, ormai dal marzo 2015, quando lanciammo la campagna “Donne con la A” è uno de nostri obiettivi per abbattere le discriminazioni ancora presenti nel nostro Paese , plasticamente  rappresentate dalle discriminazioni linguistiche.

Ma perchè siamo convinte  che il mondo potrà essere migliore solo se riusciremo a vivere in una società dove c’è una reale parità che avverrà solo se i cambiamenti culturali saranno profondi, proprio a partire dal linguaggio.

Anche un convegno può servire a cambiare la cultura, questo  è riuscito a far riflettere un pubblico attento (oltre 400 persone), sul tema del linguaggio corretto dal punto di vista del genere e del linguaggio sessista on line.

Cara Laura,
sono a complimentarmi per l’ottima riuscita del convegno di venerdì scorso! Ero molto dubbiosa se venire ed ora ne sono entusiasta: le relazioni sono state chiarissime ed interessanti ed le relatrici e relatori molto comunicativi. Risultato: ho imparato un sacco di cose!
Ed è su ciò che voglio condividere con te e con tutta l’organizzazione alcuni pensieri:
per la prima volta nella mia vita mi sono sono resa conto che io uso il “maschile inclusivo” come se fosse normale. Ho 56 anni ed a scuola ho imparato che  esiste “la maestra, la infermiera, il dottore e l’avvocato”. Ho anche pensato che l’uso del femminile fosse una forzatura o comunque non indispensabile (ci sono problemi più grandi). Oggi, grazie al tuo e vostro impegno, ho un’altra consapevolezza e seppure non escludo che scivolerò ancora col maschile inclusivo, sento che  ci farò molta, ma molta  più attenzione, perchè l’immaginario conta e se sei una bimba degli anni ’60 come me, rischi di rimanerci imprigionata. Ed infatti io ho fatto le magistrali e poi ho scelto un mestiere  “storicamente femminile” tanto che ancora oggi quando parlo in pubblico racconto “delle” assistenti sociali, ricevendo una marea di critiche dall’uditorio maschile. Questo per dirti che i maschi sanno molto più di noi, difendere la propria identità e nel mio caso hanno perfettamente ragione.

La manutenzione delle parole: perché è necessario aver cura della lingua

di Stefania Cavagnoli

Come molte donne e uomini, ho letto con fastidio gli articoli che sono usciti in data 4 ottobre su alcuni quotidiani, con titoli gridanti, quasi a fare scalpore, sulla presa di posizione di politiche leghiste rispetto all’uso corretto della lingua italiana. Rendendola in questo modo scorretta.

Gli articoli portano il titolo: Addio a “presidenta” e “ministra”: il Palazzo rinnega e resetta la Boldrini, e ancora: Intestazioni femminilizzate dalla Boldrini: si cambia.

Il fastidio è causato sia dalla forma, che sempre è sostanza, sia dal contenuto.

La forma citata è sbagliata (a proposito?), e dimostra un’ignoranza della lingua italiana: “presidenta” non è una parola italiana (si chiamava così Michelle Bachelet, in Cile), mentre lo sono “la presidente” e “il presidente”. Le regole per la declinazione al femminile sono le stesse che servono per tutte le parole della nostra lingua, e che, se ci fossero ancora dubbi, sono state ricordate e specificate già nel 1987, nel testo di Alma Sabatini, oltre che in moltissime guide e documenti di amministrazioni pubbliche, di centri di ricerca e dell’Accademia della Crusca. Leggi il resto »