Quando il giornalismo moltiplica la violenza

Lettera aperta all’Ordine dei giornalisti, all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza
Premesso che, ai sensi della Convenzione di Istanbul, la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani è una forma di discriminazione ed impegna i paesi firmatari ad esercitare la dovuta diligenza nel prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire i colpevoli, siamo convinte che tale protezione significhi anche che queste vicende dolorosissime non debbano essere divulgate senza alcun freno. Con particolare riferimento a quanto le vittime abbiano raccontato a magistrati e organi di polizia, riteniamo che ciò non debba essere dato in pasto all’opinione pubblica nei minimi dettagli, senza alcun rispetto per la privacy, i sentimenti e le ricadute sulle donne che le hanno vissute. Questo, purtroppo, è quanto hanno fatto due quotidiani italiani Libero e Il Fatto Quotidiano, il primo in un Libero del 6 settembre a firma di Roberta Catania, mentre per l’altro non è specificato l’autore.
Siamo a conoscenza della circostanza per la quale nello scorso dicembre il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha statuito che:
"I giornalisti dovranno riflettere sul grado di dettagli che desiderano rivelare. L'eccesso di dettagli rischia di far precipitare il reportage nel sensazionalismo.(...) La considerazione dei bisogni della sopravvissuta quando la si intervista consente di realizzare un reportage responsabile.”

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Anche il linguaggio alimenta la violenza contro le donne

Laura Onofri

Non ci sono parole per commentare il post dell’assessora di Venaria in seguito allo stupro avvenuto a Rimini.

La violenza contro le donne è  un grave fenomeno sociale che va combattuto e debellato in primo luogo cambiando la cultura maschilista che ancora permea il nostro Paese. Quella cultura così presente nelle parole dell’assessora che usa termini volgari e sessisti e che raggiunge l’apice con le offese alla Presidente della Camera Laura Boldrini, tirata in ballo per il suo impegno in favore dei migranti.

Se una donna, una rappresentante delle Istituzioni, un’assessora che ha fra le sue deleghe anche quelle alle Politiche sociali, si esprime in questi termini pubblicamente, dobbiamo purtroppo prendere atto che ancora  c’è da percorrere molta strada per tentare di contrastare il fenomeno della violenza, fatto di relazioni di potere degli uomini sulle donne, di una cultura che non valorizza le pari opportunità nelle differenze e non promuove relazioni affettive paritarie, ma fatto anche di un linguaggio sessista, offensivo e che lede la dignità non solo della persona verso cui è rivolto, ma di tutta la società.

 

 

 

 

 

 

Ero in piazza l’8 marzo, ma non mi riconosco con chi urla «Siamo tutte zoccole e puttane»

Corriere della Sera – La 27 ora – 10 marzo 2017      Rachele Grandinetti

C’ero anche io in piazza ieri pomeriggio. Essere arrivata ad un appuntamento, contemporaneamente, insieme a centinaia di migliaia di persone sparse per il mondo mi ha dato la sensazione di essere parte di qualcosa. Come quando ti siedi a tavola a Natale perché sei parte di una famiglia. Vi capita mai di fermarvi, per qualche istante, e pensare a quante persone in quello stesso preciso momento stanno morendo, nascendo, si stanno sposando, stanno facendo l’amore, stanno piangendo? Ti fa sentire piccola piccola, ma non in senso negativo, perché ridimensiona un po’ tutto, soprattutto le cose per cui ci affanniamo, che ci sembrano giganti e insormontabili. Ieri è stato uno di quei momenti in cui, se ti fermavi per un istante a pensare, sapevi che stavi condividendo qualcosa con un mare di gente che ha inondato le piazze.

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Muratore o muratrice? Allenatore o allenatrice? Perché l’uso del femminile per le professioni svolte da donne dà ancora fastidio?

di Giovanna Cosenza   – 8 marzo 2017

Quindici anni fa – lo ammetto – se qualcuno insisteva nel proporre l’uso del genere grammaticale femminile nel caso di parole riferite alle donne, laddove la maggioranza usava il maschile per indicare genericamente uomini e donne, consideravo l’insistenza un’esagerazione, una forma di pedanteria, un’attenzione petulante per dettagli in fondo poco rilevanti, visto che i problemi delle donne “sono ben altri”, pensavo, secondo il noto ritornello del più bieco benaltrismo. Quindici anni fa. Sbagliavo. Dal 2007, poi, anche grazie alla diffusione in rete di molte informazioni e riflessioni sulla mancanza di parità di genere in Italia, sono nati i cosiddetti movimenti neo-femministi o post-femministi, a cui questo blog ha contribuito e di cui è stato orgogliosa espressione. Leggi il resto »

Parole D’amore

Laura Onofri

Ormai continuiamo a dirlo… le parole,  il linguaggio   che usiamo ogni giorno alimentano la mentalità discriminatoria, gli stereotipi contribuiscono a radicarla, ad ostacolare il raggiungimento del pieno rispetto e della parità fra i sessi.

Il regista e fotografo Pietro Baroni e Luz lo hanno capito, e hanno prodotto un video con le frasi più comuni che quotidianamente offendono,  umiliano, sminuiscono, discriminano e relegano le le donne in stereotipi di genere.

Il sessismo si può combattere con le stesse armi: cambiamo le parole, il linguaggio, riflettiamo su ogni frase, che spesso anche per scherzo o per far “colpo” viene pronunciata da giovani, anziani, uomini e donne, perchè purtroppo la cultura sessista è trasversale… e spesso non riusciamo a riconoscerla.

Frasi come  “Comportati da femminuccia”, “Non sei ancora fidanzata?”, “I videogiochi sono solo per i ragazzi”, “Che hai le tue cose?”, “Non è che sei frigida?”, “Sei mia”, “Sei stressata? Hai bisogno di una scopata”, “Non puoi andare a lavoro con quella gonna, distrai i colleghi”, “Non vuoi avere figli?”, “Ti amo, per questo ti proteggo”  sono  una violenza verbale  che spesso precede quella fisica e che va contrastata nettamente e subito!

E bene ha fatto il regista a finire con la frase “lasciami e ti ammazzo..” ..quante volte, dopo un femminicidio, abbiamo letto che questa era stata proprio la frase pronunciata dall’assassino…

Il progetto si intitola “Parole d’Amore”, e può essere condiviso sui social con l’omonimo hashtag #paroledamore.