Ero in piazza l’8 marzo, ma non mi riconosco con chi urla «Siamo tutte zoccole e puttane»

Corriere della Sera – La 27 ora – 10 marzo 2017      Rachele Grandinetti

C’ero anche io in piazza ieri pomeriggio. Essere arrivata ad un appuntamento, contemporaneamente, insieme a centinaia di migliaia di persone sparse per il mondo mi ha dato la sensazione di essere parte di qualcosa. Come quando ti siedi a tavola a Natale perché sei parte di una famiglia. Vi capita mai di fermarvi, per qualche istante, e pensare a quante persone in quello stesso preciso momento stanno morendo, nascendo, si stanno sposando, stanno facendo l’amore, stanno piangendo? Ti fa sentire piccola piccola, ma non in senso negativo, perché ridimensiona un po’ tutto, soprattutto le cose per cui ci affanniamo, che ci sembrano giganti e insormontabili. Ieri è stato uno di quei momenti in cui, se ti fermavi per un istante a pensare, sapevi che stavi condividendo qualcosa con un mare di gente che ha inondato le piazze.

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Muratore o muratrice? Allenatore o allenatrice? Perché l’uso del femminile per le professioni svolte da donne dà ancora fastidio?

di Giovanna Cosenza   – 8 marzo 2017

Quindici anni fa – lo ammetto – se qualcuno insisteva nel proporre l’uso del genere grammaticale femminile nel caso di parole riferite alle donne, laddove la maggioranza usava il maschile per indicare genericamente uomini e donne, consideravo l’insistenza un’esagerazione, una forma di pedanteria, un’attenzione petulante per dettagli in fondo poco rilevanti, visto che i problemi delle donne “sono ben altri”, pensavo, secondo il noto ritornello del più bieco benaltrismo. Quindici anni fa. Sbagliavo. Dal 2007, poi, anche grazie alla diffusione in rete di molte informazioni e riflessioni sulla mancanza di parità di genere in Italia, sono nati i cosiddetti movimenti neo-femministi o post-femministi, a cui questo blog ha contribuito e di cui è stato orgogliosa espressione. Leggi il resto »

Parole D’amore

Laura Onofri

Ormai continuiamo a dirlo… le parole,  il linguaggio   che usiamo ogni giorno alimentano la mentalità discriminatoria, gli stereotipi contribuiscono a radicarla, ad ostacolare il raggiungimento del pieno rispetto e della parità fra i sessi.

Il regista e fotografo Pietro Baroni e Luz lo hanno capito, e hanno prodotto un video con le frasi più comuni che quotidianamente offendono,  umiliano, sminuiscono, discriminano e relegano le le donne in stereotipi di genere.

Il sessismo si può combattere con le stesse armi: cambiamo le parole, il linguaggio, riflettiamo su ogni frase, che spesso anche per scherzo o per far “colpo” viene pronunciata da giovani, anziani, uomini e donne, perchè purtroppo la cultura sessista è trasversale… e spesso non riusciamo a riconoscerla.

Frasi come  “Comportati da femminuccia”, “Non sei ancora fidanzata?”, “I videogiochi sono solo per i ragazzi”, “Che hai le tue cose?”, “Non è che sei frigida?”, “Sei mia”, “Sei stressata? Hai bisogno di una scopata”, “Non puoi andare a lavoro con quella gonna, distrai i colleghi”, “Non vuoi avere figli?”, “Ti amo, per questo ti proteggo”  sono  una violenza verbale  che spesso precede quella fisica e che va contrastata nettamente e subito!

E bene ha fatto il regista a finire con la frase “lasciami e ti ammazzo..” ..quante volte, dopo un femminicidio, abbiamo letto che questa era stata proprio la frase pronunciata dall’assassino…

Il progetto si intitola “Parole d’Amore”, e può essere condiviso sui social con l’omonimo hashtag #paroledamore.

 

 

Perchè attaccare le donne sul loro aspetto fisico e non spostare il confronto su temi politici?

SeNonOraQuando? Torino ritene inaccettabile  linguaggi volgari e denigranti in cui donne che fanno politica vengono attaccate non sulle loro idee e le loro proposte ma  sull’ aspetto fisico o sul loro modi di vestire o abbigliarsi.
Purtroppo ancora una volta dobbiamo segnalare che questo tipo di attacchi è trasversale e appartiene a giornali che fanno riferimento ad aree politiche diverse
I link di articoli apparsi sui quotidiani  e che segnaliamo ne  sono solo un esempio:
Ancora una volta ci chiediamo: perchè questi stereotipi non sono usati quando a ricoprire una carica istituzionale è un uomo?
Come “Se Non Ora Quando?” Torino stigmatizziamo questi linguaggi  e questo modo di fare politica e auspichiamo che il confronto con le nuove sindache avvenga su temi politici

Il linguaggio sessista deve essere condannato sempre.

Ancora una volta dobbiamo denunciare e stigmatizzare l’uso di un linguaggio volgare e sessista da parte di uomini della politica.

Un tweet del portavoce del sottosegretario alla Presidenza, Antonio Funiciello ha paragonato la candidata sindaca Chiara Appendino, alla show girl e attrice hard Sara Tommasi.

E’ un tweet sessista e assolutamente privo di alcuna motivazione, che usa un accostamento fra la candidata ed una porno diva allo scopo di denigrare e offendere.

La politica che vogliamo è altra, lo scontro politico basato su insulti, frasi volgari e sottointesi non può e non deve essere accettato.

Piena solidarietà a Chiara Appendino, il confronto con un’avversaria deve rimanere nei toni pacati e civili perchè lo abbiamo detto e lo ripetiamo:

Il sessismo, che è la discriminazione tra gli esseri umani basata sul genere sessuale, è una forma di razzismo e come tale va condannato in ogni occasione.