L’arrivo di Saturno di Loredana Lipperini

L’arrivo di Saturno
Loredana Lipperini dialoga con Marco Peano
martedì 23 maggio
ore 18
Circolo dei Lettori
via Bogino 9
www.circololettori.it

Conosciuta e apprezzata come voce di Fahrenheit su Radio3, Loredana Lipperini martedì 23 maggio sarà al Circolo dei Lettori per presentare L’arrivo di Saturno (edito da Bompiani). Il libro racconta una sola storia in due diramazioni. La prima è quella reale: Graziella De Palo è una giovane giornalista innamorata della giustizia quando il 2 settembre 1980 scompare a Beirut assieme al collega Italo Toni. La seconda trasporta un personaggio realmente esistito in un contesto immaginario, Han van Meegeren, pittore olandese di scarsa fortuna, noto e dileggiato per le sue rose grigie. L’arrivo di Saturno, racconta la Lipperini, «è una storia di falsari, di illusionisti, di spie, di agenti segreti, di vecchi misteriosi, di ragazze in fuga e di chi cerca di dare un senso a quella fuga. Non è autofiction e lo è, non è non fiction novel e lo è, non è romanzo di formazione e lo è. Non è realistico. E lo è. Perché nulla in letteratura è reale». Con l’autrice dialogherà lo scrittore Marco Peano. Si comincia alle 18.

 

LE MADRI, RECALCATI E I DUE LIOCORNI

Lipperatura di Loredana Lipperini 2 marzo 2015

Fin qui, nel bestiario dellla maternità, avevo scoperto mamme elefante, orso, tigre, pecora e scimmia. Grazie a Massimo Recalcati, il cui articolo uscito il 28 febbraio su Repubblica è riportato qui sotto, ho scoperto anche la mamma-coccodrillo. In attesa che si arrivi per sfinimento alla mamma-liocorno, e che dopo, magari, si lasci perdere il parallelismo animale, solo un paio di considerazioni.
La mamma-narciso, variante contemporanea della mamma-coccodrillo, sembra infilarsi, certo non consapevolmente da parte di Recalcati, nel filone “state al vostro posto”. Un paio di giorni fa Costanza Miriano proponeva il seguente distinguo:

“L’uomo crea la scienza, la filosofia, l’arte ma altera tutto con l’obiettivazione della verità organizzata. Il forte della donna è la generatività, non la creatività. La donna col suo pensiero è il criterio per correggere l’astrazione (e infatti le femmine sono più brave a scuola perché si insegna un pensiero femminile)”. Leggi il resto »

Le ragioni dell’arte non giustificano la sopraffazione di Loredana Lipperini

intervista a La  Repubblica  mercoledì 25 settembre

 

7 FEBBRAIO 1976. Da pochi giorni ero arrivata, fresca di maturità, al Partito radicale, e la mia prima azione di disobbedienza civile fu prendere parte alla proiezione di Ultimo tango a Parigi, che la Corte di Cassazione aveva condannato al rogo una settimana prima. Fu una proiezione annunciata, seguita dall’arrivo della polizia e dal sequestro delle pizze. Peccato che nelle medesime ci fosse la ripresa di un comizio radicale: uscite le forze dell’ordine, il film si proiettò lo stesso.

Lo rifarei, ho scritto qualche giorno fa: perché non è in discussione il valore estetico del film, come vuol far credere il solito, noiosissimo mantra sulle femministe moraliste. La questione si riassume in poche parole: una ragazzina senza tutele (Maria Schneider) viene costretta a girare una scena che non voleva interpretare, perché in quel contesto era il soggetto debole (una ventenne sconosciuta, stretta fra un mostro sacro e un regista affermato) e veniva ritenuta incapace di comprendere il progetto artistico, quindi la sua volontà è stata ignorata e poi schiacciata.

Mi si dice che il cinema è questo. Molto bene, o molto male: ma giudicare non l’opera d’arte, bensì la scorrettezza dell’artista è atto legittimo, e non comporta affatto desiderare poeti maledetti che bevono latte anziché assenzio. Stiamo parlando di tutele, umane e lavorative, di soggetti terzi, non del tasso alcolico nel sangue di Bukowski.  Invece, il dibattito si è avvitato fino a rendere caricaturali le diverse (e complesse) posizioni: al momento, sembra essere composto da strenui difensori dell’Arte contro anime belle, forse frigide, certamente animate da foga censoria. Viene dunque da pensare, considerando anche il poco clamore suscitato, all’epoca, dalle dichiarazioni della stessa Schneider, che questa sia semplicemente un’occasione colta da tanti intellettuali (e non) per riproporre il consolante stereotipo della femminista isterica che odia arte, sesso e altrui felicità. La notizia è semmai questa: non certo la malinconia (e forse i rimorsi) di Bertolucci.

Loredana Lipperini “coerenze”

da Lipperatura di Loredana Lipperini

17 luglio 2013

“Fra cento anni, d’altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso; ad esempio (in strada stava passando un plotone di soldati) l’idea che le donne, i preti e i giardinieri vivano più a lungo. Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto, e vi accorgerete che le donne muoiono assai più giovani e assai più presto degli uomini; cosicché si dirà: “Oggi ho visto una donna”, come si diceva “Oggi ho visto un aereo”. Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un’occupazione protetta, pensavo, aprendo la porta”.

Fin qui Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé. Adesso, aprite la porta.