“Meno chirurgia estetica” La donna in tv e la svolta di Anna Maria Tarantola

La presidente Rai sta pensando a «una linea editoriale che ridia forza e significato alla dignità e alla presenza delle donne»

12 Agosto 2012

La 27esima ora – Corriere della Sera

Paolo Conti

Anna Maria Tarantola, neopresidente della Rai, si è portata in vacanza diversi dossier su viale Mazzini, tutti appuntati a mano (cartellini formato quaderno) con la sua minuta e ordinata grafia in corsivo ormai nota a chiunque l’abbia incontrata al Settimo Piano del Potere.

Uno è interamente dedicato all’immagine della donna. Tra i tanti incontri che Tarantola ha già avuto poco prima della pausa estiva, con direttori di rete e testate, alcuni hanno avuto quel tema che le è caro da sempre: la realtà femminile nella società italiana. In questo caso, visto il suo impegno a viale Mazzini, in un servizio pubblico radiotelevisivo che, stando alla lettera del Contratto di servizio Rai-Stato in scadenza a fine 2012, dovrebbe garantire (articolo 2) una programmazione

«rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna»

e (articolo 3)

«una più moderna rappresentazione della donna nella società, valorizzandone il ruolo, e rispettando le limitazioni di orario previste a tutela dei minori».

Ma, come ha dimostrato la discussa farfallina sul basso ventre di Belen durante l’ultimo Sanremo, il rispetto di quell’impegno è ancora lontanissimo, nonostante le tante dichiarazioni formali di intenti della precedente direzione generale, i seminari, i documenti. Tarantola, a quanto è trapelato da questi colloqui informali, si sarebbe interrogata sul senso di alcuni contenitori mattutini soprattutto quando dedicano spazio alla chirurgia estetica e quindi solo all’aspetto esteriore delle donne. Stessa analisi per l’intrattenimento serale, dove trionfa una «proposta» della donna tuttora mediata, spesso acriticamente, dalla tv commerciale.

La presidente, insomma, avrebbe in mente, tra le tante iniziative dell’autunno, non solo la «Spending review» sui conti Rai ma anche un deciso intervento sulla questione femminile. Probabilmente un nuovo strumento, ovviamente messo a punto col direttore generale Luigi Gubitosi, ancora più vincolante e chiaro di quel codice etico

(«l’immagine della donna non deve rispondere a stereotipi riduttivi o strumentali»)

puntualmente eluso o dimenticato, basta seguire la programmazione quotidiana (mattina, pomeriggio, sera) per averne l’evidentissima dimostrazione .

Per capire quanto sia schietta, e non banalmente moralistica, questa preoccupazione basta rileggersi i suoi tanti interventi da vicedirettore generale della Banca d’Italia sul ruolo della donna.

Il più chiaro risale al 7 marzo 2012 al convegno «Le donne e l’economia italiana»:

«Un aspetto non toccato riguarda proprio il ruolo delle imprese nella promozione delle pari opportunità e nella valorizzazione dei talenti femminili. Un tema rispetto al quale sono molto sensibile».

Più in là, parlando del ruolo delle imprese:

«C’è l’ampio capitolo delle pratiche per la conciliazione tra famiglia e lavoro, pratiche di flessibilizzazione dei tempi e dei luoghi… e di gestione delle interruzioni del lavoro».

Tarantola è favorevole alle «quote rosa» e alla «costituzione di organi di verifica della parità all’interno dell’impresa» nella prospettiva di una «valorizzazione delle risorse femminili». Un universo distante anni luce dall’immagine della donna proposta soprattutto da Raiuno e Raidue (in contrasto con i prodotti più da servizio pubblico, spesso realizzati da donne per Raitre, Rai Educational, La Storia siamo noi, Rai Storia, quasi esistano due Rai).

Così come è stato raccontato nel film-documentario Il corpo delle donne, realizzato nel 2009 da Lorella Zanardo con Marco Malfi Chindemi, atto d’accusa sull’immagine femminile in tv, che ha aperto un lungo e incandescente dibattito all’interno della Rai.

Link articolo: http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-donna-in-rai-la-svolta-di-anna-maria-tarantola-serve-piu-rispetto/

“Dotatevi di un bel Pene e la Vita sarà più Semplice”

by Il corpo delle donne on mag 15, 2012  di Lorella Zanardo

Esilarante video di Susan Sarandon su come farsi rispettare: basta avere un bel pisellone repubblicano! Riflettiamo: questo tipo di umorisimo attiva reali cambiamenti. Corro a comperarne uno? A Tracolla!arandon: grazie a Maria Chiara TIRINZONI!Grazie sei stata velocissima!
Il c***o dell’uomo bianco.

Tizio in macchina: “Troia”

Susan: “Signore, vi suona familiare? Gli uomini vi rimproverano e vi negano i vostri diritti perché si sentono intimiditi? Non state ottenendo il rispetto che meritate? Vorreste poter fare autonomamente le vostre scelte, per una volta?
Tutto ciò che vi serve è il rivoluzionario “C***o dell’uomo bianco”!
Il “C***o dell’uomo bianco” o C.U.B. sta facendo miracoli (??)
Sono Susan Sarandon e vi spiego come usare il C.U.B.
Prima di tutto scegli la taglia più adatta a te: piccolo, medio o repubblicano.
Poi togli la copertura di plastica e allenta l’elastico.
Usalo attorno alla vita o come borsetta o se vuoi proprio attirare la loro attenzione indossalo sull’orecchio. Qui ci sono alcuni esempi:”

(in sovrimpressione: ricostruzione)
Dott: “Purtroppo lo stato e la sua assicurazione non coprono il controllo delle nascite”
Donna: “Mi aspettavo che lo dicesse”

Susan: “C.U.B. funziona.”

Donna: “Che ne pensa ora?”
Dott: “Oh mi scusi, non l’avevo ancora vista lì. Posso scriverle ricette per qualunque cosa le serva, anche il viagra è incluso nella copertura.”
Donna: “Grazie C.U.B.”

Susan: “Non sei ancora convinta? Continua a guardare”

Donna: “Aiuto, aiuto! Qualcuno mi aiuti! Mi hanno sparato!”
Paramedico: “Codice blu su una pianta! Codice blu su una pianta! Scusi signora, è un oggetto vivente, ha la priorità per me ora.”

Susan: “C.U.B. non fallisce mai.”

Paramedico: “Ho bisogno di rinforz… Ehi signora sta bene?”
Donna: “Grazie C.UB., finalmente la mia vita è la priorità.”

Susan: “E ora una parola dall’inventore e scopritore del C.U.B., Laura Travis.”

Laura: “Salve, sono Laura Travis, imprenditrice locale, collezionista di momenti preziosi, e colei che ha inventato il C**o dell’uomo bianco. Ve lo devo dire…prima dell’invenzione del C.U.B. io cercavo solamente di vivere la mia vita, avere il controllo delle nascite e pagare le bollette. In altre parole: ero pezzo di m***a fallito, troppo maledettamente stupida per fare qualcosa. Fidatevi: non vi sarebbe piaciuto vedermi prima.” (Sovrimpressione: prima – dopo)

Susan: “Chiama C.U.B. ora per avere la tua collezione premium di C.U.B. per solo 14.99 dollari.”

Laura: “Se hai la possibilità di scegliere, perché non scegliere C.U.B.? In pratica è un dildo su una cintura, ma non si sa come ti fa ottenere lo status di cittadino a pieno titolo.”

Susan: “Per favore, sostenete Unite Against the War on Women. Manifesteremo a livello nazionale il 28 aprile. Quel che è troppo è troppo, è giunto per noi il momento di far sì che le nostre voci siano ascoltate. Andate su www.unitewomen.org per trovare la marcia e il raduno locali nel vostro stato.”

per vedere il video clicca qui:

www.funnyordie.com/videos/ba132721d0/white-man-s-d-k-with-susan-sarandon

Un nuovo ruolo per le donne in politica

di Mariella Gramaglia da La Stampa, 21 aprile 2012

Che fine hanno fatto – si chiede Gian Enrico Rusconi su La Stampa di ieri – i movimenti che hanno infiammato l’Italia nella stagione calante del berlusconismo, e in particolare «Se non ora quando?», l’ultimo in ordine di tempo, ma forse il più brillante testimone di un Paese che si trasforma e si ribella? Quando la società civile smorza la sua voce – ammonisce Rusconi – i leader vocianti dell’antipolitica prendono il sopravvento.

Berlusconi era un avversario molto comodo. Semplificava e induceva a semplificare. Bastava essere contro di lui per sentirsi nel giusto e fra i giusti. In particolare la parabola dei suoi comportamenti in materia di etica e di stile, l’improvvido miscuglio fra occasioni del potere ed esibizione dei suoi capricci, lo ha sospinto sempre più in basso. Ancora pochi mesi fa danzavamo sull’orlo del baratro della crisi economica fra «olgettine» e feste eleganti. Lorella Zanardo, con il suo bel documentario, «Il corpo delle donne», aveva capito fin dal maggio 2009 che qualcosa si era spezzato nel rapporto civile fra l’Italia, i suoi mezzi di comunicazione di massa e le cittadine.

E nel 2011, prima e dopo l’immensa manifestazione delle donne del 13 febbraio, nei talk show che hanno sostituito il discorso pubblico per mesi non si è parlato d’altro. Faceva anche audience, come sempre quando si affaccia il sesso e per sua natura crea disordine. Da tutto questo è venuta una nuova idea della dignità femminile? Non credo. Semplicemente una tregua. Tasse, denaro, disoccupazione, pensioni, premono assai di più. «Se non ora quando?» ha avuto fiducia nel governo Monti, forse anche troppa. Sembrava un sogno che le ministre fossero vere, competenti, autorevoli, che si parlasse di donne come se ne parla nell’Europa civile e non al Bar Sport. Il primo decreto del governo Monti ha mandato un segnale chiarissimo.

La parità fra i sessi non è una conquista, ma un sacrificio: l’aumento dell’età pensionabile delle lavoratrici. Ma si poteva accettare. La speranza del movimento erano i diritti delle giovani donne. Solo il trentasei per cento delle disoccupate ha perso un precedente lavoro e può accedere agli ammortizzatori sociali, per tutte le altre, che sono in cerca di prima occupazione o tornano sul mercato del lavoro dopo una maternità, doveva cambiare qualcosa. La promessa della flexsecurity avrebbe potuto ridisegnare i loro diritti, rendere sopportabile l’instabilità del lavoro. Invece, con l’eccezione della misura contro le dimissioni in bianco, un piccolo pugno di mosche: un weekend lungo per i congedi di paternità obbligatori e qualche vaucher per le baby sitter. Di qui la delusione, il consenso freddo, la fine dell’affidamento. Dunque si torna alla politica. Non all’antipolitica. Ma come?

Gli italiani che si apprestano a non votare sono un’enormità, più della popolazione del Piemonte e della Toscana messe insieme. Ma sono più donne che uomini: cinque milioni le prime, tre milioni e ottocentomila i secondi. Nella loro bolla che levita distante dalla realtà i partiti non sembrano rendersene conto. Inevitabilmente nuove formazioni saranno in campo: è auspicabile, non temibile. Tra queste è pensabile una lista delle donne che hanno animato il movimento negli ultimi anni? La parola d’ordine della trasversalità, oltre la destra e la sinistra, che ha caratterizzato Se non ora quando? Non rende facile definire un programma comune. Molte preferirebbero altro: una rivoluzione dei partiti per portare in Parlamento una percentuale di donne che con la sua forza d’urto cambi stile, etica, priorità degli eletti. Già, ma quali? Non sono mancati – e hanno fatto rumore – i personaggi desolanti. Ci vorrebbe un bollino di qualità per battezzare, con un marchio che dia loro valore, le tante giovani capaci che hanno la bella ambizione di misurarsi sulla scena pubblica.

Non lasciarle scegliere ai capi partito per i quali, soprattutto se questa resterà la legge elettorale, l’obbedienza è l’unica piccola virtù che conta. Ci vorrebbe un comitato di sagge, di garanzia, di promozione e di messa a punto di valori minimi condivisi, fatto di madri e di figlie della patria ben decise a star fuori dalla mischia e fare da allenatrici e levatrici per le altre. Perché competano, libere e non sole, nelle diverse liste. Un modello che non ha nulla di antipolitico, ma che non si arrende ai partiti perché nessuno crede più che possano davvero selezionare la classe dirigente. Un modello che potrebbe essere interessante anche per i referendari e per i movimenti giovanili.