TUTELATA O PROCESSATA? Il ruolo della magistratura nei procedimenti per violenza di genere.

5 OTTOBRE 2018     ORE 9.00 – 17.30

Sala Convegni Fondazione  Cassa di Risparmio  di Tortona
Via Emilia, 168  – Tortona

Registrazione partecipanti 9-9.30

Saluti istituzionali 9.30-10.30
Antonio Apruzzese Prefetto di Alessandria
Monica Cerutti Assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte
Gianfranco Lorenzo Baldi Presidente della Provincia di Alessandria
Gianluca Bardone Sindaco del Comune di Tortona
Sarah Sclauzero Presidente dell’APS me.dea ONLUS

Inizio Lavori 10.30-12.30
dott. Aldo Tirone, magistrato penale, presidente della sezione penale del Tribunale di Alessandria.
dott. Fabio Roia, magistrato penale, presidente di una sezione del Tribunale di Milano, si occupa di
violenza sulle donne dal 1991, prima come pm, poi come giudice.
Pausa pranzo 13.00-14.30

Ripresa lavori 14.30-16.30
dott.ssa Titti Carrano, avvocata civilista, past president della Rete Antiviolenza di Di.Re, legale autrice
del ricorso alla Corte europea dei diritti umani che ha provocato la condanna dell’Italia per non aver
protetto una donna e suo figlio dalla violenza del padre.
dott.ssa Francesca Pidone, giudice esperto presso Tribunale di sorveglianza di Pisa, coordinatrice del
Centro Antiviolenza “Casa delle Donne di Pisa”
Dibattito 16.30 –

Modera: Mimma Callegaris

Per l’evento è previsto l’accreditamento all’Ordine degli Avvocati e all’Ordine dei Giornalisti per l’attribuzione di crediti formativi professionali (n° 6 crediti per avvocati; n° 6 o 8 crediti per giornalisti).
La partecipazione all’evento è gratuita. L’iscrizione va effettuata entro il 30 settembre, inviando una email a:
comunicazione@medeacontroviolenza.it

Un altro arretramento: la composizione del CSM

Laura Onofri

Che il tema della parità sostanziale nelle Istituzioni stia perdendo ogni giorno forza e che   l’arretramento  su molti  diritti delle  donne che ci parevano finalmente conquistati, sia così evidente,  lo si deduce da tanti segnali inequivocabili, da tante notizie che ogni giorno lo confermano.

L’ultima di queste è la composizione del  Consiglio superiore della magistratura, dove fra i componenti laici non c’è neanche una donna, mentre l’unica fra i togati è Maria Rosaria Sangiorgio.

Il Consiglio superiore della magistratura è composto da 27 membri e presieduto dal Presidente della Repubblica che insieme al  primo Presidente e al Procuratore generale della Corte di Cassazione vi partecipano di diritto.  Gli altri 24 componenti sono eletti per i 2/3   tra i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura (membri togati, 16) e per 1/3 sono  nominati dal Parlamento (membri laici, 8)

Il ruolo  del  Consiglio superiore della magistratura  è importantissimo  per garantire  l’indipendenza istituzionale della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato e la sua composizione, mista,  ha proprio questa funzione: dare garanzie di indipendenza, ma al tempo evitare che la magistratura   si trasformi  in una specie di “casta”,  separata da tutti i poteri dello Stato. Leggi il resto »

«Io, donna giudice, perseguitata dall’ex marito magistrato»

Corriere della sera – La 27 ora   28 maggio 2018

Non è mai facile riuscire a far parlare una donna che subisce violenza. Ci sono la vergogna, la paura di ritorsioni, l’illusione che tutto passi. Per la prima volta a squarciare il velo su tormenti e sofferenze è una donna che quasi trent’anni fa è entrata in magistratura. E mai avrebbe pensato di subire violenze dal suo (ormai) ex marito, anch’egli magistrato. Al «Corriere», con la lettera che pubblichiamo qui sotto, affida la sua storia di 17 anni di umiliazioni e violenze che, da fisiche, si sono via via trasformate in persecuzioni compiute con un’arma diversa: la legge.

Virginia Piccolillo

Oggi racconto una storia, che avrei preferito non raccontare mai. Una storia di violenza di un uomo su una donna. Una storia come tante, purtroppo. La particolarità è che entrambi indossiamo la toga. E accanto ai modi consueti, è stata usata anche un’arma più sottile e tagliente: la legge. Sono una donna “in toga”. A 25 anni ho vinto (molto bene) il concorso in magistratura e sono stata con passione uno dei “giudici ragazzini” di cui parlava Cossiga; dopo alcuni anni, ho lasciato il Tribunale di Roma, avendo superato altro concorso pubblico molto selettivo, per altra carriera magistratuale. Lavoro, dunque, da circa trent’anni, con dedizione ed umiltà, interpretando la mia funzione pubblica come servizio, mai come potere. Anche il mio ex è un magistrato. Ed è soprattutto un uomo di potere, grazie alla fitta rete di relazioni che ha meticolosamente intrecciato, facendo centinaia di corsi di lezione, convegni e libri. Cercando così di blindarsi. Sono mamma di due bei ragazzi ormai maggiorenni, figli desiderati ed amatissimi, che ho cresciuto da sola. Mi son sposata giovane, con la convinzione che sarebbe durata per sempre. Sottovalutando episodi di percosse ed insulti, accaduti già durante i tre anni di fidanzamento e che lui spiegava dicendo di essere un collerico.

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Stupri, mai faccia a faccia vittime e aggressori le nuove regole del Csm

La Repubblica  23 aprile 2018     – Maria Elena Vincenzi
 «Una vera emergenza nazionale». È il presupposto che ha spinto il Consiglio superiore della magistratura a elaborare un nuovo strumento per prevenire e contrastare aggressioni e femminicidi: le linee guida sulle violenze di genere e domestiche.
Una sorta di vademecum per le toghe su come trattare questo tipo di reati. Imposto all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che l’anno scorso con la sentenza Talpis aveva stigmatizzato l’inerzia del nostro sistema giudiziario di fronte alle reiterate denunce di una moglie, vittima per anni dei maltrattamenti del marito.

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Cosa resta del diritto se magistrati autorevoli giocano con il potere (maschile)?

Corriere della sera  La 27 ora  –     12 dicembre 2017         Antonella Anselmo

Nel Bel Paese, quello delle consorterie, dei gruppi di pressione, delle caste mancava solo questa notizia: magistrati di assoluta autorevolezza in posizioni apicali per l’accesso alla magistratura e per la difesa delle dignità delle donne che, organizzati in vere e proprie sette, piegavano le loro alte funzioni a scambi sessuali e comportamenti intimi imposti. Il volto più miserevole e vergognoso del potere: quello che infanga istituzioni democratiche chiamate a garantire lo Stato di Diritto.

Mi chiedo che speranza hanno le nostre battaglie giudiziarie per l’eguaglianza di genere, per la dignità delle donne, per la tutela della persona, per il rispetto delle Istituzioni. Persino future magistrate, con un bagaglio di cultura giuridica adeguato, si sentono spinte ad accettare regolamenti e contratti che sono un’offesa profonda alla dignità di apparati pubblici e delle persone che ne ricoprono ruoli di responsabilità. Mi auguro che le notizie di questi giorni siano smentite come neve al sole da indagini accurate dei massimi organi di autogoverno della magistratura.

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