Sono incinta: posso tenere il bimbo anche se il mio fidanzato non vuole?

La 27 ora 9 agosto 2017    –  di Greta Sclaunich

«Ho 38 anni e sono rimasta incinta senza volerlo. Il mio boyfriend non vuole figli: vorrebbe abortissi. Ma, sebbene io ora sia fertile, il tempo passa e le possibilità di restare incinta diminuiscono, mentre i costi del congelamento degli ovuli sono altissimi. Per queste ragioni, io sto invece pensando di tenere il bambino. E il mio boyfriend è arrabbiato perché dice che lo avrei “contro il suo volere” ». La questione è apparsa qualche giorno fa sulla pagina delle lettere del magazine del New York Times, nella sezione dedicata ai temi etici.

Una questione legale o etica?

Arriviamo subito al punto: non c’è una risposta. Kwame Anthony Appiah, l’editorialista che si occupa della rubrica, conclude il suo intervento consigliando alla donna di rivolgersi, più che a un legale, a un esperto in crisi di coppia. Ad essere interessante, più che il suggerimento (che sembra banale ma non lo è, visto che rimanda ad un più generale problema di comunicazione tra i due che li ha portati in questa situazione di stallo), è la premessa del ragionamento: «E’ imprudente, per una coppia eterosessuale fertile, avere rapporti sessuali senza aver discusso la questione della contraccezione».

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Perché il “dipartimento mamme” non ha nulla di moderno di Giorgia Serughetti

Continuiamo a raccogliere  e pubblicare opinioni sul discusso “dipartimento mamme”

Femministerie               24 luglio 2017   – Giorgia Serughetti

Quando alcuni mesi fa il segretario del Pd, fresco di rielezione, pensò di rilanciare il programma del partito con “3 parole: lavorocasa e mamma” in molte ci trovammo a commentare sdegnate quel terzo termine che ci sembrava (ri)fondare sul ruolo materno la cittadinanza delle donne. Eppure non mancò chi volle sottolineare la “modernità” di un discorso che poneva così in alto tra le priorità politiche il sostegno alle scelte di maternità. Certo, si disse, poteva dire madri, poteva dire donne, ma si sa, questo lessico familiare è lo stile comunicativo di Matteo Renzi. Ora però la creazione di un “dipartimento mamme” da parte della segreteria del partito va oltre la trovata ad effetto, segnala l’insistenza su un modo preciso di vedere il tema della riproduzione, il ruolo delle donne, il rapporto con il femminismo. Un modo che non ha nulla, ma proprio nulla di moderno. Leggi il resto »

MAMME???

Laura Onofri

La maternità e ‘ di estremo interesse per  il nostro Comitato che  da qualche mese sta organizzando un’iniziativa sul tema  cercando di affrontarlo nei suoi vari aspetti, anche quello della non-maternità.

Questa nostra ricerca   vuole essere un tentativo di trattare il tema senza maternismo, cioè senza  la retorica che spesso lo ammanta,  e che considera le donne solo per la loro funzione riproduttiva e non come persone che possono scegliere o non scegliere di essere madri.

La maternità dunque non come un destino, ma come una  libera scelta non condizionata da stereotipi culturali e sociali.
E rispetto a questa scelta  è importante parlare  di assunzione condivisa di responsabilità, di cura e di implicazioni che si  possono avere nelle famiglie, in poche parole di genitorialità perchè  una famiglia non è tale se non è basata sulla condivisione dei ruoli.
Apprendere quindi che il Partito Democratico ha deciso di istituire un dipartimento “Mamme”, ci fa capire, ancora una volta, quale arretramento stiano subendo  i diritti delle donne.
Non e’ solo una questione formale,    il linguaggio e’ importante,  e parlare di mamme ci riporta indietro di decenni:
la legislazione degli anni ’70   infatti aveva  ridisegnato la figura paterna non più caratterizzata da autoritarismo e compiti esterni alla famiglia, ma da parità e collaborazione con la figura materna e piena partecipazione alla vita familiare, mentre le leggi precedenti si erano occupate prevalentemente della maternità e dell’infanzia.Insomma  parlare di mamme e relegare le donne solo , a quell’unica funzione,  indica un ritorno al passato, parlare di genitorialità  e di politiche per le famiglie invece, significa affermare con forza la parità anche in questo campo.

La prova che non sia solo una questione di linguaggio ma  di scelte politiche è che in favore della genitorialità sono state prese decisioni che non aiutano di certo la condivisione dei ruoli, come per esempio il congedo obbligatorio  di paternità , che prevede l’assenza dal lavoro per  due miseri  giorni, mentre non è stato proprogato per il 2017 il congedo facoltativo del padre.
La politica dovrebbe  guidare i processi sociali del Paese, anticipare e favorire i cambiamenti culturali,  ma  ancora una volta, purtroppo,  dobbiamo invece registrare che la società e’ molto più avanti della politica.

Un figlio o il lavoro: diventare madre comporta un taglio del salario del 35%

La Repubblica 5 luglio 2017          Chiara Saraceno

L’ultimo rapporto dell’Inps ha calcolato il prezzo che pagano le donne in termini retributivi quando scelgono la maternità

Decidere di avere un figlio per una donna occupata è rischioso sul piano economico. Non solo perché, ovviamente, aumentano i costi diretti, ma perché mette a rischio la continuità occupazionale ed anche se questa tiene, provoca nel medio e lungo periodo una perdita secca sul piano salariale, quindi in prospettiva anche sulla pensione futura. Il rapporto annuale Inps di quest’anno ha stimato l’ordine di grandezza di questo costo per le occupate nel settore privato.

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Lo sciopero per la lavoratrice di Bergamo: uno spiraglio per le 4 mamme su 10 costrette a dimettersi

Corriere della sera – La 27 ora     – 1 giugno 2017                           Loredana Taddei

Vi ricordate il caso denunciato da Paola Filippini, respinta al colloquio di lavoro, quando alla domanda sullo stato civile si rifiutò di rispondere? Una risposta «necessaria», secondo il suo intervistatore, altrimenti poteva «accomodarsi fuori, il colloquio finisce qui». Insiste: «Devo sapere se sei sposata e se hai figli, perché questo determina la tua disponibilità lavorativa». A una donna non si chiede semplicemente qual è la sua disponibilità oraria, viene sbattuta fuori a seconda del suo stato civile e delle sue «intenzioni», se ha per caso in mente di «mettere su famiglia» o addirittura di fare figli. Alla faccia del vituperato Fertility day della ministra della Salute e delle mamme di Matteo Renzi. Sì, perché in questo Paese si fa fatica a parlare di donne e di lavoro, molto più facile e unificante toccare le corde della violenza e della maternità: vittime e mamme. Leggi il resto »