Matrimoni, ora è lui a cambiare cognome L’esempio di Zoe Saldana

Corriere della sera – La 27 ora – 13 luglio 2015 Michela Mantovan e Paolo Salom

Cambiare cognome il giorno delle nozze. Una tradizione che risale alla notte dei tempi (almeno da quando esistono i nomi di famiglia), riservata alle donne soltanto. O no? In realtà molte cose stanno cambiando. In Italia, per esempio, i documenti delle neo spose rimangono inalterati: il cognome da ragazza, su carta d’identità o passaporto, non muta in nessun caso. E nella vita di tutti i giorni, il nome del marito viene sempre più spesso usato fuori dal lavoro, in contesti «familiari». Ma non in Gran Bretagna dove è abitudine per la signora assumere ufficialmente il cognome del marito. E vedere sparito per sempre il proprio. Leggi il resto »

Il laboratorio

La Repubblica 2 luglio 2014 – Vittorio Zucconi

Perché quattro matrimoni su dieci falliscono miseramente? Che cosa unisce? Che cosa divide? Se lo sono chiesti due psicologi che da quarant’anni studiano migliaia di coppie in un centro nel West degli Stati Uniti. Le loro profezie si sono rivelate esatte al 90%. La risposta che hanno trovato alle loro domande è in due parole di sconvolgente banalità

WASHINGTON
In un laboratorio nel lontano West degli Stati Uniti sulle sponde dell’Oceano Pacifico, costruito e truccato per sembrare un civettuolo albergo di vacanze e riposo, migliaia di cavie umane transitano da 40 anni per aiutare i ricercatori a scoprire il segreto dell’amore. Non l’amore profano, la passione, il sesso, ma quel misterioso elemento che tiene unito un matrimonio oltre le colonne d’Ercole del tempo della noia, dell’abitudine e del divorzio. Leggi il resto »

C’eravamo poco amati un matrimonio su 3 fa crac e ora il divorzio va di fretta

di Vera Schiavazzi – La Repubblica 12 maggio 2014

Quarant’anni fa, il 12 e 13 maggio 1974, il referendum sulla legge
Così la possibilità di separarsi ha cambiato la vita degli italiani

È SINGOLARE , e perfino un po’ beffardo, che l’Italia celebri i 40 anni dal referendum sul divorzio, che nel 1974 confermò a pieni voti la legge Fortuna-Baslini, quella che nel 1970 lo aveva istituito, proprio mentre in Parlamento sta per giungere al voto una proposta di legge che abbrevia ulteriormente i cinque anni previsti all’inizio, poi passati a tre e che ora si vorrebbe portare a uno soltanto. Gli anni che si collocano tra quelle tre parole, “mi voglio separare”, e una sentenza scritta nero su bianco. Perché nel frattempo, come documenta l’Istat col suo ultimo rapporto su separazione e divorzi, il matrimonio non è più un tabù, tantomeno un legame indissolubile per gli italiani: una persona sposata su tre si separa, una su cinque divorzia, e ha fretta di farlo, come testimonia il dibattito politico di oggi. Leggi il resto »

E l’uomo scoprì il matrimonio

Corriere della Sera 4 gennaio 2014 – Costanza Rizzacasa D’Orsogna

Formare una coppia stabile e avere figli: per le donne è diventato meno «importante»

È il punto di non ritorno. Nell’America in cui l’avvocatessa e manager Michelle Obama, con titoli di studio a Princeton e Harvard, dichiara che «alla fine della giornata il mio titolo più importante è quello di mom-in-chief», mamma in capo (e viene bollata come «l’incubo delle femministe» dal giornale online Politico), uno studio condotto da Citi (l’ex Citigroup) e LinkedIn su oltre mille professionisti traccia un quadro esplosivo: avere una famiglia, oggi, è molto più importante per gli uomini che per le donne. In particolare, la percentuale di donne che non considera più il matrimonio o una relazione seria come indicazione di successo o della realizzazione di sé è quasi raddoppiata dallo scorso anno (9% contro il 5% del 2012). Leggi il resto »

Il cognome dopo il matrimonio, lezioni greche

da In.genere 10/10/2013

Per una volta, la Grecia contemporanea viene indicata come modello all’Europa. Succede a proposito della discussione sui cognomi dei coniugi, e dei figli, dopo il matrimonio. Nel dubbio, fate come le donne greche: tenetevi il vostro, suggerisce un articolo del Guardian che intervista Maria Karamessini, referente per la Grecia del network Enege. In molti paesi occidentali le donne possono scegliere se acquisire il cognome del marito o tenersi quello di nascita, e ancora nella maggior parte dei casi la scelta ricade sulla prima opzione, a dimostrazione che le norme sociali sono difficili da cambiare, sottolinea il quotidiano britannico. A meno che non si fa appunto come la Grecia, che già dal 1983, con una legge tra le più innovative in Europa, ha stabilito che tutti debbano mantenere il proprio cognome anche da sposati, e da la possibilità di scegliere il cognome da dare ai figli tra quello del padre, della madre o entrambi. La norma faceva in realtà parte di tutta una serie di riforme con cui la Grecia dopo la dittatura, tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, cercava di darsi un nuovo assetto legislativo e una nuova costituzione. La legge sui cognomi delle donne sposate era frutto di un importante movimento di emancipazione delle donne, e ha coinciso con l’uscita dai ruoli tradizionali dentro casa e l’accesso all’istruzione e l’entrata nel mercato del lavoro. Certo non tutto il rinnovamento è dovuto alla possibilità di tenersi il proprio cognome dopo il matrimonio, ma probabilmente anche questo ha fatto la sua parte, sottolinea Karamessini; oggi la norma è universalmente accettata. E nemmeno sono sorti grossi problemi nella sua implementazione, tranne qualche confusione iniziale nell’identificare per esempio nelle scuole le madri degli alunni. Solo nei viaggi nei più conservatori paesi del medio-oriente la presenza di due cognomi diversi è stata in qualche caso scambiata per assenza di legame formale tra i partner, ma anche in questo caso sono state trovate soluzioni abbastanza semplici, come munirsi di un banale certificato. Non sono mancate iniziative “restauratrici” che hanno tentato di usare questo inconveniente come argomento per riportare in vita le vecchie abitudini, e dal 2008 è stata introdotta la possibilità di aggiungere il cognome del coniuge accanto al proprio (e pare non sia facile trovare dati su quanti abbiano optato per i due cognomi insieme).

Ma se in Grecia tenersi il proprio cognome dopo il matrimonio è stato considerato un passo in avanti, non per forza questo si traduce nella realtà in effettica emancipazione. In Iran è stato in vigore un sistema simile per più di un secolo, e pure le iraniane ancora combattono per molti diritti, sottolinea ancora la giornalista del Guardian, anche se mantenere il cognome ha aiutato le donne a conservare un rapporto più stretto con la propria famiglia – aspetto utile in caso di abusi o di divorzio – con l’effetto collaterale che poi però il concetto di onore familiare è apparso più rilevante.