Cara Lorenzin, modifichiamo la 194. Un primario in ginecologia non può essere obiettore

L’Huffinghton Post  5 luglio 2016   – Giuditta Pini Deputata PD

La discussione che si svolge, ciclicamente nel nostro paese sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza ci dice che il tema è non solo largamente attuale, ma anche in parte irrisolto. L’Italia, dal canto suo, offre spesso occasione di “farsi riconoscere” in negativo anche a livello internazionale.

L’ultimo episodio in ordine di tempo è stata la pronuncia del Consiglio d’Europa il quale, sulla base di un ricorso della CGIL, ha riconosciuto che “Le donne che cercano accesso ai servizi di aborto continuano ad avere di fronte una sostanziale difficoltà nell’ottenere l’accesso a tali servizi nella pratica, nonostante quanto è previsto dalla legge” e ancora “in alcuni casi, considerata l’urgenza delle procedure richieste, le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture (rispetto a quelle pubbliche), in Italia o all’estero, o a mettere fine alla loro gravidanza senza il sostegno o il controllo delle competenti autorità sanitarie, oppure possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto in base alla legge 194/78”. In pratica ci veniva detto che in Italia le donne non sempre hanno diritto all’accesso pubblico all’interruzione volontaria di gravidanza, che la legge 194 non trova applicazione e che esiste un problema grave e urgente di aborti clandestini. Leggi il resto »

Aborto e niente visita la donna denuncia il medico obiettore

La Repubblica 24 aprile 2014 – AVA ZUNINO

Un ginecologo obiettore è sotto indagine all’ospedale San Martino-Ist: ha rifiutato di fare un’ecografia di controllo ad una paziente, per verificare se la pillola abortiva RU486 aveva avuto effetto e poterla così dimettere. Salvatore Felis, 57 anni, rischia sanzioni disciplinari che vanno dall’ammonimento verbale alla sospensione dal servizio ma potrebbe non essere il solo. Leggi il resto »

Legge 194. Lettera aperta ad Amedeo Bianco: “Fnomceo non lasci soli i medici non obiettori”

QS quotidianosanità – 19 marzo 2014

Lavorare con deontologia, o con scienza e coscienza, in Ostetricia e Ginecologia impone questo imperativo categorico: stare vicino alla donna. Non c’è posto per morali di fronte a diagnosi prenatali caldamente consigliate da personalità che poi si dileguano di fronte alla scoperta di malformazioni, affidando temporaneamente pazienti disperate, a pezzi e da ricostruire, al buon cuore di pochi

19 MAR – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che Sandra Morano, ginecologa e ricercatrice dell’IRCCS AOU S. Martino IST. Università degli Studi di Genova, ha indirizzato al presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, Amedeo Bianco, per chiedere un intervento incisivo della Fnomceo sui temi dell’aborto e della maternità responsabile. Leggi il resto »

194: la battaglia continua

Il 70% dei ginecologi nelle strutture pubbliche (più dell’80% al Sud) è obiettore di coscienza e in molte province non è possibile fare aborti terapeutici. Il Comitato nazionale per la bioetica della presidenza del consiglio dei Ministri ha di fatto associato l’obiezione di coscienza a un diritto fondamentale sorvolando sulla questione della salute della donna. Facciamo il punto su uno scandalo tutto italiano

08 Agosto 2012

D La Repubblica

Camilla Gaiaschi

Millecinquecento euro se sei immigrata. Un mese di attesa se sei italiana. Le vie per rendere inapplicabile la 194 – la legge che in Italia consente e regola l’aborto – sono molte. E le denunce che le associazioni raccolgono sempre più disperanti. È il caso di S.G., bergamasca trentottenne, sposata con due figlie: a fine giugno decide di abortire e si rivolge al medico curante il quale, scegliendo tra le strutture che garantiscono l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), la dirige sull’ospedale di Calcinate. È alla quinta settimana, la accoglie una dottoressa che le fissa la prima visita trenta giorni dopo, aggiungendo che se si dovessero superare i 90 giorni “il bambino se lo dovrà tenere”. “Un’esperienza traumatica” ricorda S.G. “alle mie richieste di anticipare l’intervento il medico ha risposto picche, salvo poi minacciare che oltre i 90 giorni non sarebbe stato possibile”. Non solo: “Mi è stato detto che avrei dovuto sottopormi a un colloquio con uno psicologo”, non previsto per legge, “ma ciò che mi ha più ferito è stato il clima di disapprovazione nei confronti della mia scelta, pur trovandomi in un evidente stato di fragilità emotiva”. Quella di S.G. – che si è poi rivolta al consultorio e in meno di due settimane si è sottoposta all’intervento al Civile di Brescia – è una delle tante storie che ogni giorno arrivano a Vita di Donna, un’associazione che offre supporto a chi intende effettuare l’Ivg in un paese dove secondo i dati ufficiali il 70% dei ginecologi nelle strutture pubbliche (più dell’80% al Sud) è obiettore di coscienza. “L’assistenza gratuita è a rischio” spiega Lisa Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione, “le donne italiane vengono spinte a rivolgersi alle cliniche private, a quelle straniere viene chiesto di pagare la prestazione”. L’ideologia fa infatti il paio, oggi, con la crisi economica che spinge le Asl a fare cassa sugli immigrati non applicando i protocolli (gratuiti) previsti per i pazienti extracomunitari (Stp) o per gli europei non residenti (Eni): “Crescono i disagi per le donne straniere” racconta Canitano, “un mese fa a una donna marocchina l’ospedale di Varese ha chiesto 1.500 euro per un’Ivg, una settimana fa è toccato a una cinese essere rimbalzata dal consultorio di Novara perché aveva il tesserino sanitario scaduto”. In questo caso la morale c’entra poco, ma il risultato è lo stesso e concorre ad aumentare le statistiche ufficiali del ministero della Salute (peraltro datate nonostante l’obbligo, previsto dalla 194, di aggiornarle ogni anno) sull’obiezione di coscienza. A fronte di un dato ministeriale dell’80,2% di ginecologi obiettori per il Lazio, un sondaggio diffuso a metà luglio dalla Laiga – la libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194/1978 – indica una percentuale del 91,3%. “E numeri analoghi, ancorché incompleti, li stiamo raccogliendo in Lombardia e Campania”, spiega Anna Pompili, ginecologa del direttivo Laiga che punta il dito sulle conseguenze, sempre più evidenti, dell’obiezione di coscienza: migrazione dei diritti e clandestinità. “Sulle 31 strutture pubbliche del Lazio, in 9 non si eseguono Ivg e per far fronte a questa situazione si ricorre ai professionisti esterni i quali però non possono seguire gli aborti terapeutici (oltre il 90° giorno) in quanto questi ultimi necessitano di un ricovero su più giorni. Nelle province di Rieti, Viterbo e Frosinone non c’è un solo ospedale in cui si effettua l’aborto terapeutico e le donne sono costrette a spostarsi in altre strutture”. Tutto ciò si ripercuote sui tempi di attesa che, dilatandosi, “aumentano il rischio di complicazioni durante l’intervento” e spingono le donne al fai-dai-te, con “le pillole per abortire facilmente acquistabili su internet o da medici compiacenti”, mentre ancora pochissimi ospedali distribuiscono la Ru486 con cui si effettua l’aborto farmaceutico. E mentre i non obiettori alzano la voce con la campagna “Il buon medico non obietta” lanciata a giugno dalla Consulta di Bioetica Onlus (Leggi l’articolo di D.it), le istituzioni sono passate al contrattacco: in un controverso (e non richiesto) parere, a fine luglio il Comitato nazionale per la bioetica della presidenza del consiglio dei Ministri, con un solo componente che si è dissociato (Carlo Flamigni), ha di fatto associato l’obiezione di coscienza a un diritto fondamentale sorvolando sulla questione della salute della donna. Il braccio di ferro per la laicità continua.

Link articolo: http://d.repubblica.it/argomenti/2012/08/08/news/194_aborto_terapeutico-1199502/

INVITO AD UNA NUOVA MOBILITAZIONE “IL BUON MEDICO NON OBIETTA”

Dopo la riuscita giornata del 6 giugno dedicata all’obiezione di coscienza in sanità, che ha visto anche Torino e il nostro Comitato attivarsi per la riuscita dell’iniziativa, riceviamo dalla Consulta di Bioetica onlus l’invito per una nuova mobilitazione.
E’ importante che la Campagna non si esaurisca in una giornata  e che si intenda continuare, dopo l’estate, con l’organizzazione di un coordinamento nazionale.
INVITO A UNA NUOVA MOBILITAZIONE IL 6 LUGLIO

 

Il lancio della Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA” è riuscita a coinvolgere quasi ottanta associazioni e il suo successo è andato sicuramente oltre ogni più rosea aspettativa. Il merito è soprattutto delle donne che molto più degli uomini sono consapevoli delle difficoltà e dei problemi che sono costrette a vivere ogni giorno le persone che vogliono interrompere la gravidanza. Gli incontri pubblici organizzati nelle diverse città sono stati più di trenta e sono andati molto bene sia sotto il profilo della ricchezza dei contenuti e dell’elaborazione che delle varie testimonianze raccolte. Ci sono stati eventi in tutto lo stivale da Torino a Catania con incontri in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Sardegna, Lazio, Campania, Abruzzo, Umbria, Puglia, Calabria e Sicilia. A parte alcuni casi dove non c’è stato forse il tempo sufficiente per promuovere adeguatamente l’evento o dove erano previsti più incontri, c’è stata una grande partecipazione di pubblico e una risposta incoraggiante. È stata un’iniziativa che è cresciuta “dal basso”, senza alcun coinvolgimento di partiti o altri centri istituzionali, i quali se mai sono stati sollecitati ad aderire dall’entusiasmo che ha attraversato il mondo delle associazioni che anche in quest’occasione ha manifestato la crescita di un nuovo livello di sensibilità. La situazione che incontrano le donne che scelgono di interrompere la gravidanza è ormai insostenibile: è importante rimettere in discussione il diritto degli operatori sanitari all’obiezione di coscienza. L’obiezione di coscienza è incompatibile non soltanto con il rispetto del diritto all’interruzione di gravidanza ma anche con l’etica professionale dell’operatore sanitario che non dovrebbe mai far valere i propri convincimenti morali contro gli interessi, la salute e quindi il diritto all’autodeterminazione delle donne. Il diritto all’obiezione di coscienza era giustificato quando la legge 194 è stata approvata perché chi prima di allora aveva scelto di fare il medico non poteva immaginare che avrebbe dovuto praticare interruzioni di gravidanze: oggi chi contesta l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza e non intende quindi aiutare le donne ad abortire può scegliere una professione che non è coinvolta dalla legge 194.

 

La Consulta di Bioetica Onlus intende promuovere nuove iniziative contro l’obiezione di coscienza con un nuovo evento il 6 luglio, a un mese esatto dal lancio ufficiale della Campagna IL BUON MEDICO NON OBIETTA. La proposta è questa:

1) organizzare banchetti informativi in diverse città in cui vengono presentate e spiegate le ragioni della Campagna;

2) affiggere il manifesto IL BUON MEDICO NON OBIETTA presso gli ospedali, consultori e medici di base (a questo proposito inviamo in allegato un modello di lettera da presentare alle direzioni sanitarie dei presidi).

3) scambiarci riflessioni e proposte sul materiale da presentare con i banchetti informativi del 6 luglio;

La Campagna contro l’obiezione di coscienza continuerà comunque anche dopo l’estate: la Consulta invita le altre Associazioni ad aprire una nuova fase di impegno per il rispetto dei diritti civili e a promuovere insieme un coordinamento nazionale per definire le nuove strategie per la piena attuazione dei diritti delle donne. Inviateci ai seguenti indirizzi segreteria@consultadibioetica.org oppure scrivere a consultaromanadibioetica@gmail.com foto e testimonianze sull’incontro del 6 giugno a cui avete partecipato: li metteremo sulla pagina face book e sul blog in modo che possano essere condivisi da tutti.

 

Consulta di Bioetica Onlus