Sesso, potere e silenzi Così le donne d’America stanno cambiando la storia

La Repubblica  30 settembre 2018  – Vittorio Zucconi

ll caso Kavanaugh – Dalle molestie di 30 anni fa al movimento # MeToo
Era il crimine muto, soffocato con una mano sulla bocca, come le donne che lo subivano in silenzio e tacevano. Una generazione fa, negli anni ’80 quando avvenne l’aggressioe che potrebbe sgambettare la corsa del giudice trumpista Kavanaugh verso la Corte Suprema, il tentato stupro non era neppure reato. Era una semplice “infrazione” conciliabile, che la polizia non avrebbe investigato e la magistratura non avrebe perseguito.
L’uomo era ancora “cacciatore” e le donne, lo sapevano tutti, se la cercavano. La prescrizione scattava dopo appena un anno.
Basta prendere il metro dei trentasei anni che corrono fra la notte dell’estate 1982, quando in una casa dei sobborghi di Washington il dottor Christine Blasey Ford ricorda di essere stata aggredita dal futuro giudice Brett Kavanaugh — certo dell’impunità — e i 25 anni di carcere che oggi alcuni Stati americani infliggono a chi tenta di violentare un minore dopo raffiche di nuove leggi varate a cavallo del millennio, per misurare quanta strada sia stata fatta, dall’indulgenza maschile delle leggi alla rivolta delle donne divenuta anche il messaggio di #metoo.

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Tutte le donne di Venezia 75. Dal MeToo al Red Carpet, le quote rosa protagoniste al Lido

Artribune  9 settembre 2018   Margherita Bordino

Non sono mancate le polemiche alla 75 Mostra del Cinema di Venezia. Dagli insulti a Jennifer Kent alla riflessione sull’assenza di donne registe. Eppure le quote rosa hanno trionfato.

Scandalo a corte, ovvero scandalo alla 75 Mostra del Cinema di Venezia. Era iniziata in questo modo la 75esima edizione, partendo da un’eco americana forse troppo radicale e stigmatizzata. È vero, nella Selezione Ufficiale di questo festival un solo film è diretto da una donna, The Nightingale di Jennifer Kent, ma la quota rosa c’è, c’è stata e si è fatta notare (e proprio per questo forse il premio più conteso è la Coppa Volpi per l’interpretazione femminile). La polemica della mancata o scarsa presenza delle donne registe in competizione ormai viaggia a passo svelto sin dal Festival di Cannes, ma accusare un direttore artistico è talmente riduttivo e inconsistente da dover puntare il dito su una questione ben più profonda: perché mancano donne registe? Oppure, perché i loro film non vengono prodotti? Questo però non riguarda la Mostra del Cinema, riguarda più che altro il sistema della macchina industriale e tecnica.

Il cast di Roma. ph. Irene Fanizza
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Muore suicida Bourdain, sui social insulti ad Asia Argento: anche questa è violenza!

Laura Onofri

Neanche la morte ferma i violenti.

Asia Argento  compagna dello chef suicida Anthony Bourdain,  è stata oggetto di attacchi sulla rete e sui social: neanche davanti al dolore per una morte così tragica  queste persone si fermano e  non dimostrano una pietas che dovrebbe almeno raccomandare il silenzio, il rispetto.

Perchè Asia Argento è costantemente, e non solo in questa occasione, offesa, vilipesa, fatta oggetto di insulti sessisti,  da soggetti che vomitano odio feroce, e che protetti dallo schermo e dell’anonimato dei social e senza alcun pudore si vantano anche di queste prodezze?

Sono molti i personaggi pubblici, politici, dello spettacolo, dello sport che oggi  spesso sono i destinatari preferiti su cui scaricare tutto l’odio, l’acredine, l’intolleranza per l’altro, per quello che la pensa diversamente, per l’avversario, e  su cui riversare frustrazioni  e invidie che sicuramente queste persone hanno nei confronti delle loro vittime.

Ma spesso quest’odio è concentrato e particolarmente indirizzato verso le donne che sono libere,  forti, non piegate, indipendenti e volitive e per questo invidiate  dalle altre non indulgenti con chi ce l’ha fatta ad imporsi,  e parallelamente  perseguitate dagli uomini che  le vedono destabilizzanti per l’ordine sociale maschilista. Leggi il resto »

E ci voleva un uomo con una grande sensibilità per dirlo.Nicola Lagioia pone il tema delle donne assenti in questa fase della politica

Laura Onofri

Nicola Lagioia,   il  Direttore editoriale del Salone Internazionale del libro di Torino ha pubblicato il post che riporto di seguito.

La sensibilità di Lagioa su questi temi per noi di SeNonOraQuando? non è una novità!

Ancora una volta siamo qui ad interrogarci   perchè  le donne non ci sono.

Come scrivevamo in un manifesto intitolato #Adessoledonne,  non è che le donne non ci siano: ce ne sono state e ce ne sono tante, forti, autorevoli, competenti, giovani e meno giovani. Davvero tante.

Un illusorio riequilibrio tra i generi sana solo in apparenza un’organizzazione sociale che continua pervicacemente, col persistere di una cultura patriarcale e maschilista, a penalizzare in ogni ambito le donne, quando addirittura non le vittimizza sino ad ammazzarle. Le donne non sono vittime, sono molto forti, soprattutto quando sono unite. Sono portatrici di cambiamento, hanno la cultura e la pratica della cura, che spesso però le ha segregate e rese subalterne. E ci sono le donne libere, disobbedienti, che non si fermano di fronte ai no, che non si lasciano intimidire dalle violenze verbali e dai roghi mediatici e reali.

Ma il Paese, la politica sembra che quasi non se ne accorga, proprio in un momento in cui  ci sarebbe un grande bisogno di una visione diversa, più pragmatica,  di un’eccellenza femminile che in Italia c’è, è reale. Leggi il resto »

Violenza contro le donne, una nuova consapevolezza: il coraggio di una dodicenne

Corriere della sera – La 27 ora  26 maggio 2018   – Elena Tebano

«Possessione da sacro fuoco di #Metoo», l’ha chiamata l’avvocato di Harvey Weinstein venerdì, quando l’ormai ex produttore si è consegnato alla polizia di New York che l’ha arrestato con l’accusa di aver stuprato due donne. Una definizione carica di disprezzo, e il primo passo di una strategia difensiva che mirerà probabilmente a dimostrare come quel movimento abbia «confiscato» — parole sue — il caso. Vista la mole di accuse contro Weinstein c’è da dubitare che ci riesca, ma su una cosa l’avvocato ha ragione: il movimento #Metoo ha un ruolo in questa vicenda.

Difficilmente senza quel risveglio globale di consapevolezza, Weinstein sarebbe finito in un’aula di tribunale. È un risveglio che riguarda in generale i diritti delle donne: le denunce delle attrici di Hollywood sono state sì rese più potenti dalla macchina di sogni che è l’industria dello spettacolo, ma hanno trovato vasta eco nell’esperienza delle donne degli Stati Uniti, d’Europa e di molte parti del mondo.
Se quella scintilla ha potuto accendere un «sacro fuoco» è perché le donne, quasi ovunque, erano pronte.

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