“Italiane” Rita Levi Montalcini di Marcella Filippa e Miriam Mafai di Lidia Luberto

Roma 6 marzo 2018  ore 17   – ISTITUTO DELLA ENCICLOPEDIA ITALIANA

Presentazione degli ultimi due volumi della Collana “Italiane”

Rita Levi Montalcini di Marcella Filippa (collana “Italiane”/9) Miriam Mafai di Lidia Luberto (collana “Italiane”/11) maria pacini fazzi editore

introduce Massimo Bray Direttore Generale Istituto della Enciclopedia Treccani

coordina Nadia Verdile Direttrice della Collana “Italiane”

interventi di Marcella Filippa e Lidia Luberto

Piazza della Enciclopedia Italiana 4 Roma Leggi il resto »

UN PREMIO DEDICATO A MIRIAM MAFAI di Simonetta Fiori

Repubblica 18 dicembre 2013


Per le croniste più giovani e le allieve delle scuole di giornalismo

 

Un premio per le croniste più giovani. Una strada nella sua città. E un sito per raccoglierne gli scritti d’una vita. Sono tante le iniziative per ricordare Miriam Mafai, protagonista del giornalismo italiano e testimone del Novecento. Iniziative che vogliono rifletterne la personalità, immune da chiusure ideologiche e da pregiudizi. «Il bello del nostro mestiere», diceva Miriam, «è stare giorno per giorno dentro le cose. Ma si può essere curiosi soltanto se si è liberi». Leggi il resto »

Così “pane nero” racconta La resistenza delle donne

Con “Repubblica” il celebre libro della giornalista appena scomparsa. Quando gli uomini sono partiti per il fronte molte ragazze hanno scoperto la libertà

di Franco Marcoaldi da La repubblica, 25 aprile 2012

Sono trascorse appena due settimane dalla morte di Miriam Mafai e oggi i tanti, tantissimi lettori che per decenni l´hanno seguita dalle colonne di questo giornale, avranno modo di riaccostare la sua indimenticabile figura leggendo Pane nero, che esce allegato al quotidiano. In una data nient´affatto casuale: giusto quel 25 aprile, ricorrenza della liberazione dal nazi-fascismo, su cui il libro chiude il suo racconto di guerra. Anche se poi la guerra Miriam la racconta a modo suo, ed è un modo davvero speciale. Le protagoniste di questo lungo viaggio dal ´40 al ´45, assieme tragico e avventuroso, si chiamano Bianca, Marisa, Zita, Lela, Adriana, Carla, Silvia, Lucia… E l´autrice del libro ne raccoglie le voci intessendole tra loro per dare forma a un coro tutto femminile, dove finalmente assume la parola chi, sotto la pressione di quella terribile contingenza storica, si trovò a prendere in mano, per la prima volta, il proprio destino.

L´intento del libro è chiarito da subito, nelle pagine introduttive. Tra le diverse “coreute” c´è chi, una volta scoppiato il conflitto, finisce col guidare il tram e chi per fare la postina, chi organizza scioperi in fabbrica e chi assalta i forni, chi crede fino in fondo nella vittoria di Hitler e Mussolini e chi fa la staffetta partigiana. Eppure, annota la scrittrice, nelle differenti testimonianze una frase continua a riecheggiare: «…Però, è stato bello». Come spiegarsi un´affermazione tanto insolita, stridente? «Forse perché ognuna di noi divenne, nel pericolo e nella miseria, più padrona di se stessa».

Se la guerra scardina ogni ordine, nello smottamento va compresa anche la rigida fissità dei ruoli sessuali. È da questa particolare prospettiva che prende le mosse il racconto di Pane nero: incalzante, turbinoso, drammatico. Ma non privo, a tratti, di annotazioni più leggere. Perché la guerra, oltre ad essere bestiale, è anche sommamente ingiusta. E accanto a fame, freddo e morte, lascia spazio per le feste, il lusso, il gioco d´azzardo – almeno per alcuni. L´occhio di Miriam è troppo curioso e smagato per non darne conto. Il quadro deve essere quanto più possibile completo, veritiero. E così è, grazie a una scrittura che combina al meglio l´immediatezza del reportage giornalistico, la puntualità del saggio storico e il respiro del “romanzo” collettivo. Pagina dopo pagina, il lettore rimane inchiodato a una vicenda che lo coinvolge con i suoi orrori e le sue efferatezze, ma anche con i mille slanci di coraggio, riscatto civile, solidarietà umana, nuova consapevolezza politica.

Refrattaria a qualunque retorica e sentimentalismo, proprio per questo Miriam Mafai riesce a restituire appieno il pathos individuale e collettivo che anima quel cruciale passaggio storico. Senza dimenticare mai il suo peculiare punto di osservazione.
Quando, all´inizio del conflitto, sono partiti per il fronte padri, mariti e fratelli, le donne hanno scoperto con sgomento il senso di una nuova libertà. Costrette dagli eventi ad abbandonare il vecchio ruolo di madri e mogli esemplari, si sono trovate per la prima volta in mare aperto. E si sono inventate nuovi lavori, hanno combattuto con le unghie e con i denti per rimediare un po´ di cibo, hanno offerto ospitalità agli sbandati e ricoperto pericolosi incarichi nella guerra partigiana. Ma ora che le ostilità sono cessate, tutti, da destra e da sinistra, raccomandano di tornare all´ordine: «siate miti, siate dolci, siate sottomesse». La «trasgressione» legittimata dalla guerra viene negata, a favore del restauro di un´immagine convenzionale. Ma le donne non saranno mai più quelle di prima. Anche grazie a libri come questo, scritto affinché nella memoria collettiva resti traccia di quel momento di protagonismo femminile.