Studio shock al Sant’Anna “Violenze su 95 per cento delle donne migranti”

La Repubblica (Torino)  12 marzo 2018    – Federica Cravero

La ricerca è forse l’unica del genere al mondo. Prese in esame i racconti di 143 di loro. Tra gli aguzzini pure soldati e poliziotti
Un quadro ancora più duro di quel che si pensi sul dramma delle migrazioni è quello che emerge da una ricerca condotta a Torino da Università e ospedale Sant’Anna, che ha analizzato in modo scientifico, dal punto di vista clinico e forense, le violenze a cui sono sottoposte le donne che dall’Africa cercano una nuova vita in Europa. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Legal Medicine, una delle più prestigiose riviste del settore, ed è uno dei pochi, se non l’unico, in cui è stato possibile raccogliere in modo sistematico i racconti di donne migranti.

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Piemonte. Dieci anni di RU486 al Sant’Anna di Torino. Sino a oggi ne hanno usufruito 7.311 donne

quotidianosanità.it 9 settembre 2015 –

L’ospedale piemontese fu il primo in Italia ad avviare, tra molte polemiche, la sperimentazione del farmaco abortivo poi regolarmente autorizzato nel 2010. Nel giugno scorso, su richiesta dei medici dell’ospedale Sant’Anna ha fatto formale richiesta all’Aifa di adeguare i protocolli italiani a quelli europei dell’Ema. Obiettivo: estendere da 7 a 9 settimane il limite per l’aborto medico e rimuovere la previsione di ricovero per 3 giorni.

Dieci anni fa, il 9 settembre 2005, l’ospedale Sant’Anna annunciava di avere attivato lo Studio Sperimentale Clinico “IVG con mifepristone (RU486) e misoprostolo”. La prima donna aveva assunto il mifepristone (RU486) il 6 setembre ed il ciclo di trattamento si era concluso l’8 settembre. Subito il ministro Francesco Storace dichiarò che avrebbe inviato gli ispettori e bloccato tutto. La sperimentazione fu fermata dopo 26 casi, ma fu poi ripresa a novembre, e fu definitivamente interrotta nel luglio del 2006 dopo 362 casi. Leggi il resto »

C’è ancora bisogno di scendere in piazza!

di Laura Onofri

L’8 marzo non dobbiamo scendere in piazza solo in appoggio alle donne spagnole e per contrastare un ‘Europa che arretra sui diritti delle donne e sull’autodeterminazione bocciando la risoluzione Estrela , un testo che avrebbe impegnato gli stati membri alla tutela dei diritti riproduttivi e dell’autonomia delle donne su questioni come la contraccezione, l’accesso all’interruzione di gravidanza, la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili e l’educazione sessuale.
No, l’8 marzo dobbiamo scendere in piazza perché anche a casa nostra, nella nostra Regione, nella nostra città, continuamente vengono messi in atto tentativi di attacco all’autodeterminazione delle donne! Leggi il resto »