‘Le donne fanno la pace’: palestinesi e israeliane in marcia da 15 giorni per dire stop alla violenza

globalist.syndication  8 ottobre 2017

Il movimento “Women Wage Peace” ha organizzato questa marcia per “chiedere un accordo di pace e far ascoltare la voce di queste decine di migliaia di donne.

Mentre gli uomini fanno la guerra in migliaia di donne israeliane e palestinesi terminano a Gerusalemme una marcia per la pace durata due settimane attraverso Israele e la Cisgiordania occupata. Il movimento “Women Wage Peace” (“Le donne fanno la pace”) ha organizzato questa marcia per “chiedere un accordo di pace e far ascoltare la voce di queste decine di migliaia di donne israeliane, ebree e arabe, di sinistra, centro e destra”, ha spiegato una delle organizzatrici, Marie-Lyne Smadja.

qui i video

In nome della pace nel mondo – dalla Siria un “appello a tutte le donne del mondo libero”

Noi confezioniamo appelli, decidiamo che cosa sia o non sia giusto fare, penso basterebbe riflettere su questo Comunicato dell’Unione Generale delle donne siriane “sulla probabile aggressione degli Usa e dell’Occidente alla nostra cara patria”, diffuso tramite la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF) per capire cosa vogliono le donne siriane: la pace!

Dalla Siria un “appello a tutte le donne del mondo libero”

Ogni giorno che passa dall’inizio della crisi in Siria, aumenta la cospirazione mondiale contro il nostro Paese con la ferocia dei paesi complici in questa aggressione , specialmente gli Stati Uniti , Israele , Turchia e alcuni paesi occidentali e arabi, creando scenari di ingerenze e di cospirazione che indeboliscono la nostra posizione nazionale, la nostra sovranità nazionale e il nostro sostegno ai movimenti di resistenza arabi e internazionali. Leggi il resto »

COLOMBIA: LA PACE SENZA LE DONNE NON VA AVANTI

 

Da quasi cinquanta anni la Colombia è devastata da un conflitto che ha avuto come protagonisti molti attori armati (esercito, polizia, narcotrafficanti, guerriglie, paramilitari) e che ha prodotto morti, stupri, masse di popolazioni scacciate dalla propria terra, miseria, discriminazioni in particolare sulle donne contadine e di discendenza afro, rovina del territorio. In mezzo a queste tragedie, da anni durano le tenaci e coraggiose forme di resistenza nonviolenta di donne, pagata anche a caro prezzo: minacce a loro e alle loro famiglie, percosse, aggressioni sessuali, uccisioni.

Attualmente sono in corso all’Avana (Cuba) negoziati tra il Governo colombiano e la guerriglia (FARC).

Le Mujeres por la Paz (Donne per la Pace), coordinamento di 44 associazioni e gruppi di tutte le regioni della Colombia, in un incontro tenutosi a Bogotà il 4 e 5 dicembre 2012 hanno invitato il Governo e la guerriglia a “non alzarsi dal tavolo fin quando non siano giunti all’accordo che ponga fine al conflitto armato”, affermando che “è imprescindibile che noi donne siamo protagoniste nel processo di dialogo, nella costruzione della pace e nelle decisioni che si prenderanno per realizzare questi propositi”.

Aderendo alla richiesta che le Mujeres por la Paz hanno fatto “alla comunità internazionale di appoggiare le iniziative delle donne e delle loro organizzazioni per contribuire al riconoscimento come interlocutrici politiche indispensabili nel processo di dialogo e costruzione della pace”, come associazioni, gruppi, persone delle istituzioni e della società civile torinesi e piemontesi abbiamo preso l’impegno di diffondere, far conoscere e sostenere le azioni delle Mujeres por la Paz per l’uscita negoziata dal conflitto armato.

A tale scopo, le associazioni riportate in calce a questo comunicato stanno organizzando una manifestazione di solidarietà con le donne colombiane   che si terrà

Giovedì 31 gennaio 2013 dalle 17.30 alle 19,

a Torino, in piazza Castello angolo via Garibaldi

Nel corso della manifestazione ci saranno interventi di rappresentanti sia di organismi istituzionali sia di associazioni impegnate nella nonviolenza e letture di testi significativi; inoltre, raccoglieremo adesioni su un testo di sostegno alla dichiarazione delle Mujeres por la Paz, che verrà inviato ai negoziatori.

 

Archivio delle Donne in Piemonte

Associazione Almaterra

Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile

Centro Studi Sereno Regis

Donne in nero della Casa delle Donne di Torino

Donne di sabbia

Donne per la difesa della società civile MIR –

Movimento Nonviolento

Se non ora quando? – Comitato di Torino

SUR- Società Umane Resistenti

Spazio donne della Cascina Roccafranca

 

 

Donne israeliane: stop occupazione

23 novembre 2012  da Comune-info

sarà la forza delle donne a dettare le politiche per la pace

“Sono circa cinquecento, per la maggior parte mamme e nonne. Sono le donne di Machsom Watch, movimento di israeliane che si oppongono all’occupazione e alla negazione del diritto dei palestinesi di circolare liberamente nella loro terra. Una di loro, Daniela Yoel, sarà ospite, insieme a Luisa Morgantini (Associazione per la pace), dell’incontro che si terrà presso la Sala Tosi della Casa internazionale delle donne, lunedì 26 novembre alle ore 18,30. Machsom Watch, che fa parte della rete Coalition Women for peace, è nato nel gennaio del 2001 in risposta alla violenza della seconda Intifada e da allora conduce osservazioni giornaliere di posti di blocco dell’esercito israeliano (in ebraico machsom) nei Territori palestinesi occupati. Regolarmente documenta ciò che accade lungo la linea di confine e sulle strade: ritardi ingiustificati nel passaggio delle persone o delle ambulanze, ritiro dei documenti, comportamenti aggressivi. In questo modo, cerca di influenzare l’opinione pubblica nel paese e nel mondo e di porre fine all’occupazione. Tutti i dati e le testimonianze raccolte, infatti, servono a compilare dettagliate relazioni che vengono pubblicate sul sito Machsomwatch.org.«Vado ai checkpoint – spiega Daniela Yoel,nata a Tel Aviv da genitori ebrei polacchi, giunti in Israele nel 1933 e con metà della famiglia sterminata ad Auschwitz – perché mi sento obbligata dalla memoria storica del mio popolo. Tutto il mondo taceva di fronte alla perdizione del mio popolo: adesso non posso tacere quando vedo il mio esercito, l’esercito del mio paese, che opprime i palestinesi».«Ora più che mai – aggiunge Luisa Morgantini – con l’aggressione militare subita dai civili di Gaza e l’embargo che continua ad opprimere la popolazione, è importante dare voce e forza a chi in Israele si oppone alla politica di occupazione e di colonizzazione dei palestinesi, per la libertà e la dignità di tutti e tutte».L’incontro è promosso da Associazione per la pace, Donne in nero e Casa internazionale delle donne.Organizzazione: Luisa Morgantini (lmorgantiniassopace@gmail.com)”