Chiara Saraceno: ‘Il maschilismo ormai è sdoganato’

L’Espresso  16 luglio 2017   – Sabina Minardi

Dagli ombrelli per coprire i politici al sindaco che definisce bambinata lo stupro di gruppo, il sessismo è diventato talmente diffuso da diventare normalità.  «E la battaglia è sempre più difficile perché si nutre della presunzione che in fondo alle donne vada bene così». Parla la sociologa

Chiara Saraceno: 'Il maschilismo ormai è sdoganato'
Chiara Saraceno

Il termine mancava, ora c’è. Già pronto a fare ingresso tra i neologismi dei dizionari: “ombrelline”. Ragazze in piedi con l’ombrello in mano, a proteggere dal sole relatori maschi.
Dopo veline, ragazze immagine, donne-oggetto, si aggiorna col parasole femminile il catalogo dell’ordinario maschilismo. E siccome le parole contano, ci pensa il sindaco di Pimonte, Michele Palummo, a rafforzare lo spirito del tempo: definendo uno stupro di gruppo, dodici ragazzini contro una quindicenne, una bambinata. Birichinata, bricconata: poco più che una marachella.
I social in rivolta. Il sindaco si ravvede. La verità è che la calura estiva fa da spia allo Zeitgeist: il maschilismo è forte e più che vivo che mai.

Donne: bilancio in chiaroscuro su politica e imprese

Corriere della sera – La 27 ora            3 luglio 2017                             Alessia Mosca *

I commenti seguiti alle elezioni amministrative nell’ultima settimana hanno taciuto una prospettiva importante, quella di genere, che racconta la sconfitta più desolante. Le sindache elette sono state 101, su un totale di 836 comuni. Il 12% nel totale dei comuni, che scende al 9% nei comuni capoluogo. Un dato persino in peggioramento rispetto alle elezioni amministrative dello scorso anno. Non solo: dei 2.590 candidati alle amministrative, le donne erano 453, ovvero il 17,5 per cento. Sono numeri evidentemente troppo bassi per poterci permettere di ignorare l’esistenza di un problema sistemico e attribuire il risultato alla differenza tra competenze dei candidati. Leggi il resto »

Nuova categoria: le Ombrelline

Laura Onofri

Questa foto non ha bisogno di commenti….

Raccontiamo solamente il contesto:

Il 30 giugno e l’1 luglio a Sulmona, in provincia dell’Aquila, è stata organizzata l’iniziativa: Fonderia Abruzzo, organizzata dalla regione sul tema del futuro dell’Abruzzo in Europa.

Durante i vari incontri sono state utilizzate alcune donne che reggendo ombrelli riparavano dalla pioggia e dal sole  gli invitati alla discussione…..chiaramente  tutti uomini . Tra questi c’è il presidente della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e il ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti.

La polemica che sta dilagando sui social è stata giustamente innescata da  Alexandra Coppola, esponente della direzione del Partito democratico abruzzese, che nel post ha parlato di “immagini raccapriccianti”, che mostrano “ragazze in funzione parasole e parapioggia che agevolano il dibattito di uomini beatamente seduti”.

 “Ora voglio capire chi è responsabile di questo messaggio maschilista”, ha scritto. “Non possiamo far passare messaggi che non appartengono al nostro dna. Altro che quote rosa”.

Questa è solo una delle tante manifestazioni  che , al di là dei buoni propositi e delle buone parole, ci fa capire  a quale arretramento sul tema della parità e della rappresentazione della donna stiamo assistendo.

E’ preoccupante che nessuno degli invitati al dibattito non abbia sentito il bisogno di stigmatizzare questo “uso” delle donne e non abbia rifiutato l’ombrello!

 

 

 

 

Il vino, la logica e le false generalizzazioni Io lavoro su me stessa per crescere figlie e figli senza stereotipi

Corriere della Sera  La 27 ora   –  21 maggio 2017            Daniela Molinari

«Mamma, ma perché nessuna donna beve il vino?». Domanda di Mauro, 8 anni, rientrando da un pranzo fuori, la domenica pomeriggio, mentre io guido l’auto «del papà». Prima riflessione, a caldo: «Mauro, il fatto che tua mamma faccia o non faccia una cosa non significa che il resto dell’universo femminile faccia o non faccia quella cosa».

E qui chiamiamo in causa la logica: a otto anni, ma forse anche più tardi, le generalizzazioni diventano uno strumento per dipingersi il mondo circostante. Ecco, quindi, che papà e mamma non sono semplicemente il papà e la mamma di Mauro, ma rappresentano tutti i papà e tutte le mamme, ovvero tutti gli uomini e tutte le donne. Eppure, matematicamente parlando, questo ragionamento, per quanto affascinante, non funziona. A scuola, quando faccio esercizi di matematica con i miei alunni, mi scontro spesso con questo errore, giustificato solo dal fatto che ci illudiamo di renderci facile la strada dell’apprendimento costruendo schemi e analogie.

Quando, però, mi scontro con lo stesso errore nei ragionamenti della vita di tutti i giorni, mi rendo conto di come spesso questa falla nella logica ci spinga a fare induzioni che non hanno alcun valore. Per abbattere gli stereotipi, è necessario partire da questo: le false generalizzazioni.

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Lettera alla nipotina della nonna Grande Ufficiale della Repubblica

da DONNE DELLA REALTA’S BLOG 19 settembre 2016

Lettera alla nipotina della nonna Grande Ufficiale della Repubblica

Una “spaziale” novità editoriale: Cara Irene ti scrivo  Rosa Oliva, meglio conosciuta come Rosanna, ha fondato la “Rete per la Parità” che tuttora presiede ed è stata nominata da Giorgio Napolitano Grande Ufficiale della Repubblica.
di Monica Marelli e Rosa Oliva*
Quando Irene arrivò davanti al portone, si alzò leggermente sulle punte e premette il pulsante del citofono. Salì le scale rapidamente, nonostante il pesante zaino sulle spalle.
La nonna Rosanna l’aspettava sulla porta: era appena tornata da una riunione in Comune, dove aveva discusso come ottenere l’apertura di un parco pubblico nel quartiere al posto di un centro commerciale.
L’assessore non la finiva più di parlare e Rosanna aveva temuto di non tornare a casa in tempo per accogliere la nipotina. Era in pensione ma il suo impegno per le questioni sociali era sempre presente nella sua vita. Così, dopo aver dato un bacio a Irene e averla aiutata a liberarsi le spalle dal pesante carico, le disse di andare subito a lavarsi le mani perché il pranzo era pronto.
Le gatte Sirio e Mizar (erano state chiamate come le due famose stelle perché Irene era affascinata dall’astronomia) dormicchiavano sulla poltrona, ma sollevarono la testolina e aprirono gli occhi non appena Irene prese posto a tavola. Dall’espressione del loro musino sembrava stessero pensando: “Tutto come il solito, possiamo continuare con il pisolino”. Leggi il resto »